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Note di regia del film "Il Vento fa il suo Giro"


Il regista Giorgio Diritti descrive il film "Il Vento fa il suo Giro".


Note di regia del film
Giorgio Diritti sul set del film
La storia si svolge nelle valli occitane del Piemonte. Protagonista un ex professore francese, alla ricerca di unesistenza secondo i tempi della natura per s e la sua famiglia. Luomo si fatto contadino-pastore e viene a insediarsi a Chersogno.
Uomo e natura: un equilibrio difficile in relazione in particolare allo sviluppo, ma anche un richiamo forte che accomuna molte persone scontente della loro vita ed alla ricerca delle sensazioni primordiali dell'esistere.
La storia si sviluppa in una dimensione corale dove si distinguono due entit; il "paese" e la famiglia del pastore francese.
Tra i temi posti in sottotraccia vi certamente il rapporto di soddisfazione ed insoddisfazione che hanno i vari personaggi nei confronti della vita. Le loro scelte e i loro umori sono lo specchio di queste sensazioni. Non si cerca quindi di proporre riflessioni sull'ecologismo o su una fascinazione per filosofie New Age. C al contrario l'osservazione di uomini che nella briciola di tempo della loro esistenza cercano un'identit che gli corrisponda, credono di poterla gestire, costruire, la inseguono, la ricercano disperatamente; o di altri che non la identificano pi, avendo fatto proprio il ruolo che gli schemi della societ o le amarezze della vita gli hanno costruito attorno.
In questa dimensione tutto appare sospeso, possibile ma allo stesso tempo definito. Affiora la sensazione del destino, come ricorda una piccola filosofia popolare citata da uno dei personaggi del film: "Le cose sono come il vento, prima o poi ritornano.
Gli eventi propongono una riflessione sulle scelte personali, su quelle che potranno caratterizzare il futuro, che potranno forse modificarlo per renderci intimamente pi felici, in pace con noi stessi.
Larrivo dellex professore assume un particolare significato per la rinascita del villaggio occitano di Chersogno, spopolato dallemigrazione. Ci nonostante lintegrazione fra identit e motivazioni di vita maturate dai vari personaggi della storia tuttaltro che facile. Il limite umano si manifesta anche di fronte ai progetti pi nobili e ai grandi sogni. Nelle pieghe si annidano contrasti, invidie, risorgono antiche chiusure; ipocrisie che crescono, autoalimentandosi, fino a trasformare agli occhi di molti il professore francese in un intruso, in un diverso.
Lo scenario che lambiente di montagna offre, diviene esso stesso interprete della storia nei contrasti che le stagioni, le differenze di quota e di luce, offrono.
Il rapporto con la "diversit" diviene man mano il punto cardine dell'evoluzione narrativa, come un ostacolo o comunque un passaggio inevitabile nel rapporto dell'uomo con la propria identit e con la realizzazione di s.
La "diversit" come disagio o arricchimento a seconda delle posizioni dei diversi protagonisti. La "diversit" l'elemento scatenante del conflitto, che mette in discussione le certezze, le convinzioni, condiziona gli eventi, le scelte, trasforma le persone, ne ribalta il ruolo e va a proporre un sicuro spunto di riflessione sulla capacit delle societ di evolversi nella valorizzazione delle diverse identit.
Senza contatto, scambio di valori e accoglienza, non pu esserci sviluppo umano e qualit dellesistere e sembra inevitabile che a questo si giunga solo con il travaglio, che solo la dimensione tragica possa risvegliare nell'uomo una coscienza, da cui possa germogliare una dimensione di speranza e di fiducia.

Giorgio Diritti