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Le due Storie di Adamà


Regia: Annamaria Gallone
Anno di produzione: 2011
Durata: 50'
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia
Produzione: Kenzi Productions
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di ripresa: HDV
Titolo originale: Le due Storie di Adamà
Altri titoli: The Two Stories of Adama

Sinossi: A San Vito dei Normanni, un paesino a venti chilometri da Brindisi, gode di popolarità straordinaria. Tutti si ricordano il bambino nero capitato il giorno di Natale con la magia inquietante di una stella piovuta dal cielo. O dall’inferno. Fino a quattro anni fa, Adama era un piccolo schiavo di una miniera d’oro del Burkina Faso, la V3, vicino al villaggio di Danò, 400 chilometri dalla capitale. Sfruttato dodici ore al giorno per un piatto di riso e fagioli, percosso col bastone se non teneva il ritmo. Come uno degli 80 milioni di minorenni africani costretti ai lavori più infami. Minatore bambino, con una torcia legata alla tempia da un elastico, Adama entrava e usciva dal ventre di una montagna franosa calandosi a cinquanta metri di profondità. Insieme a lui lavoravano altri 250 bambini e un polveroso esercito di adulti. Ogni settimana frane e miasmi velenosi si portavano via qualcuno. A volte morivano anche in venti, tutti insieme. Adama aveva paura, ma un progetto assurdo gli dava la forza che i suoi compagni cercavano nello stordimento della droga prima di scendere all’inferno: «Volevo trovare l’oro e con i soldi tornare a scuola». In un anno ha guadagnato l’equivalente di 30 euro,finiti in tasca al padre che con due panche e un bancone ha messo in piedi un bar. Adama non ha fatto fortuna, ma a scuola è tornato lo stesso: in Italia. Ora siede in un vero banco in fondo alla classe del 4° anno di Comunicazione Sociale a Brindisi. Serio, orgoglioso, assimila tutto, con la voracità di un aspirapolvere. Ha cervello fuori dall’ordinario e un credito con la conoscenza.
Parla perfettamente l’italiano e, con gli anziani del paese, un fantastico dialetto salentino.
Tutto è cominciato con un film e una produttrice italiana arrivata nel suo Paese per girarlo nella miniera V3, dove lui lavorava. La donna fu colpita dalla grande tristezza dei suoi occhi e dal suo francese impeccabile. Così lo scelse come interprete francese/moré,( la lingua locale) e poi come protagonista del film. Divennero grandissimi amici e la produttrice gli promise che avrebbe fatto di tutto per fargli continuare gli studi in Italia.
E a volte i miracoli si avverano. Dopo quasi un anno e infinite difficoltà burocratiche ora il bambino della miniera, diventato un bellissimo adolescente, vive in una piccolo condominio con un grande prato davanti, gli olivi, i fichi d'india, ospite di un professore e di sua moglie.
Almeno per una volta la fortuna si è ricordata del piccolo minatore mettendo sulla sua strada due amici-genitori davvero speciali.. Sono "la famiglia Pizzica", come li chiama ridendo Adama. La Pizzica o Taranta, è una musica-danza-cerimonia usata in Salento fin da tempi molto antichi, per guarire i contadini che nei campi venivano “pizzicati” dalla tarantola. Oggi è ritornata in voga e le folle si radunano per ascoltare la musica e danzare. poiché i suoi nuovi genitori si ritrovano con fratelli, sorelle, nipoti e danno vita a uno straordinario gruppo musicale. Adama li accompagna con il tamburello e danza, ritrovando nella musica una parte della sua Africa.
Botte, fame, mancanza d’affetto, la vista di morti ammazzati e prostitute bambine, non hanno incrinato la sua innocenza. Anche i sogni sono rimasti intatti: "Voglio studiare, andare all’università e poi tornare al mio paese e aprire una scuola per tutti i bambini che vogliono studiare e non possono farlo, proprio come era successo a me”.

Ambientazione: San Vito dei Normanni (BR)

"" è stato sostenuto da:
Apulia Film Commission


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