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locandina di "Il Nuovo Sud dell'Italia"

Il Nuovo Sud dell'Italia


Regia: Pino Esposito
Anno di produzione: 2010
Durata: 74'
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia/Svizzera
Produzione: OS Film
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di ripresa: HD
Formato di proiezione: Beta Digital PAL, colroe e bianco/nero
Vendite Estere: OS Film
Titolo originale: Il Nuovo Sud dell'Italia

Sinossi: Č un film di riflessione sul Sud Italia che sta cambiando e sta diventando, da luogo di emigrazione, luogo di immigrazione. Il film inizia nel cimitero di barche di Lampedusa, con uno sguardo pietoso ed impotente sui resti di quelle barche, con le quali i profughi hanno attraversato il canale di Sicilia. Si calcola che negli ultimi 10 anni, circa 10.000 migranti siano morte sulla rotta per raggiungere le coste del Sud Italia. Il film risale verso la Calabria soffermandosi sull'ex cartiera di Rosarno (Reggio Calabria), in quella Rosarno, nella quale, nel Dicembre 2008, e nel Gennaio 2010 circa 1000 immigrati hanno alzato barricate per protestare contro violenze e sfruttamento.
Sono poi raccontati, della parte jonica della Calabria, i tanti migranti che arrivano in inverno per la raccolta degli agrumi e delle olive, e i nuovi scenari della prostituzione di ragazzine africane o rumene sulla statale 106, che collega Crotone a Taranto. Attraverso le foto di Antonio Murgeri, il film si conclude nel napoletano e nel casertano, in quel profondo sud costretto ad accogliere tanti disperati che stanno scappando da fame e guerre, ma anche da un Nord Italia che con astio, rifiuto e leggi xenofobe, li costringe involontariamente ad emigrare verso il mezzogiorno d'Italia.
Mezzogiorno dove mancano le infrastrutture e le risorse per accogliere queste masse di persone alla deriva…E ci si divide quel poco che c'č, in mezzo anche a tanta violenza e sfruttamento.

Sito Web: http://www.teatro-oziosazio.ch/ilnuovosudellita...

Note:
Le immagini di Rosarno sono dello staff di Africanews.it, di Piervincenzo Canale, Giuseppe Pugliese, Arturo Lavorato e di Antonino Celi.

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