I viaggi di Roby
locandina di "Qualunque Cosa Succeda - Giorgio Ambrosoli, una Storia Vera"

Cast

Interpreti:
Pierfrancesco Favino (Giorgio Ambrosoli)
Anita Caprioli (Annalori)
Massimo Popolizio (Michele Sindona)
Andrea Gherpelli (Silvio Novembre)
Giovanni Esposito (Giulio Andreotti)
Roberto Herlitzka (Enrico Cuccia)
Marco Boccardo (Filippo)
Gregorio Ferreri (Umberto)
Alma Noce (Francesca)
Francesca Beggio (Moglie Novembre)
Claudio Bigagli (Gran Maestro)
Francesco Bonomo (Artoni)
Emilio Bonucci (Guido Carli)
Adriano Chiaramida (Governatore Baffi)
Antonio Petrocelli (Avvocato Guzzi)
Giovanni Vettorazzo (PM Viola)
Riccardo Lombardo (Monsignore)

Sceneggiatura:
Alberto Negrin
Andrea Porporati
Maurizio De Luca (Consulenza)

Musiche:
Fabrizio Siciliano

Montaggio:
Antonio Siciliano

Costumi:
Lia Francesca Morandini

Scenografia:
Luciano Ricceri

Fotografia:
Claudio Sabatini

Suono:
Paolo Lucaferri

Casting:
Teresa Razzauti
Leucotea Monti

Aiuto regista:
Giovanni Paolucci

Produttore:
Matteo Levi (11 Marzo Film)
Marta Aceto (Rai Fiction)

Operatore alla Macchina:
Gianni Aldi

Edizione:
Gianni Monciotti

Organizzatore Generale:
Luca Bitterlin

Rai Fiction:
Daria Hensemberger

Qualunque Cosa Succeda - Giorgio Ambrosoli, una Storia Vera


Regia: Alberto Negrin
Anno di produzione: 2014
Durata: 100' x 2
Tipologia: film-tv
Genere: drammatico/storico
Paese: Italia
Produzione: 11 Marzo Film, Rai Fiction
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di proiezione: DV, colore
Titolo originale: Qualunque Cosa Succeda - Giorgio Ambrosoli, una Storia Vera

Sinossi: Un uomo al servizio dello Stato e il suo impegno militante per l’affermazione della responsabilità civile, un sistema politico-finanziario indebolito dalle connivenze con i poteriocculti: questa è la storia dell’Avv. Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana del banchiere Michele Sindona e ucciso su suo mandato, da un killer, nella notte dell’11 luglio 1979.
Nel ricordo intimo e familiare, struggente e lucido del figlio Umberto Ambrosoli, il valore positivo della nostra Memoria. In una storia straordinariamente attuale.

Note:
Miniserie in due puntate.
La prima puntata
Italia 1974. La Banca Privata Italiana, il colosso finanziario di Michele Sindona viene messa in liquidazione dalla Banca d’Italia di Guido Carli. E’ un crack di proporzioni spaventose e inaspettate. Sindona, considerato fino ad allora un genio della finanza internazionale è colpito da un mandato di cattura e ripara all’estero, a New York, dove, da un lussuoso appartamento sul Central Park, conduce la battaglia in difesa del suo impero.
Giorgio Ambrosoli, un avvocato milanese, che ha condotto fino ad allora una vita laboriosa, tranquilla e serena, lontano dai riflettori, riceve in piena notte una chiamata da Roma. E’ il Governatore della Banca d’Italia, Guido Carli.
Il giorno dopo Ambrosoli riceve l’incarico di guidare la liquidazione della Banca di Sindona e di tentare di recuperare i capitali, centinaia di milioni di lire dell’epoca, che sono scomparsi dalle casse dell’istituto e risarcire le migliaia di piccoli investitori travolti dal crack.
L’avvocato, nonostante si renda conto da subito che l’incarico lo metterà in conflitto con un sistema di potere che va ben oltre la figura di Michele Sindona, coinvolgendo il mondo della finanza, ma anche della politica e del crimine organizzato, accetta per spirito di servizio nei confronti dello Stato.
Ambrosoli ha una moglie, Annalori, che ama teneramente ed è padre di tre figli, Umberto, Filippo e Francesca. La vita della famiglia verrà da subito travolta dall’incarico, ma nonostante le molte prove e gli impegni assillanti, Giorgio non smetterà di essere un marito e un padre presente e affettuosissimo.
Tuttavia l’avvocato capisce di essersi fatto dei nemici potenti e, in una notte di grande ansietà, scrive una lettera-testamento alla moglie, in cui le prefigura la sua morte e le affida il compito di proseguire l’educazione dei figli secondo i valori di rispetto e senso dello Stato in cui entrambi hanno sempre creduto.
Purtroppo i timori dell’avvocato non sono infondati. Non appena Ambrosoli, aiutato dal maresciallo della finanza Silvio Novembre riesce a penetrare nell’assetto societario della holding Fasco, cuore del sistema di scatole cinesi di società estere di Sindona e a scoprirne in parte i segreti, gli ambienti politici e mafiosi che gravitano attorno al banchiere si preparano a reagire con mezzi estremi.
La seconda puntata
Grazie al bottino di informazioni carpito agli archivi della Fasco, Ambrosoli può testimoniare davanti al Grand Jury americano, dove è nato un procedimento parallelo a quello italiano nei confronti di Sindona, per il fallimento di un altro pilastro del suo impero, la Franklin National Bank.
Il banchiere, che sfugge all’arresto solo grazie al pagamento di una cauzione milionaria, attiva i suoi amici nella politica e nella massoneria deviata. Grazie a questi presenta “un piano di salvataggio” della sua banca in cui gli immensi debiti sarebbero scaricati sulla collettività e ogni pendenza penale sarebbe azzerata. Ma il piano, nonostante trovi interlocutori nel governo, fallisce per l’opposizione netta di Ambrosoli e della Banca d’Italia, il cui nuovo governatore Baffi, assieme al direttore della vigilanza Sarcinelli, continua, come il predecessore Carli, ad appoggiare Ambrosoli senza esitazioni.
Per Sindona è una dichiarazione di guerra totale.
Poco dopo i vertici della Banca d’Italia vengono inquisiti, Sarcinelli addirittura arrestato, mentre a Baffi viene ritirato il passaporto. Non è chiaro se l’attacco senza precedenti alla Banca d’Italia abbia a che vedere con l’affaire Sindona. Ma Ambrosoli si sente sempre più solo. Lui e il maresciallo Novembre ricevono minacce sempre più pesanti. Un misterioso “picciotto” siciliano chiama più volte l’avvocato dicendogli che se non smetterà di perseguitare Sindona, farà una brutta fine.
Nonostante ciò, Ambrosoli tiene duro. Rassicura la moglie e i figli, preoccupatissimi. E’ convinto che Sindona non potrà mai arrivare a fargli del male. Ha fede nella ragione, anche del suo nemico. Sindona sa che se ad Ambrosoli accadesse qualcosa di brutto, sarebbe il primo sospettato. E quindi non commetterà mai un atto così contrario alla sua intelligenza.
E poi Ambrosoli non può proprio fermarsi ora che è vicinissimo a scoprire il cuore dei segreti di Sindona e a recuperare almeno in parte i capitali svaniti nel crack. Assieme a Novembre, sta preparando una nuova testimonianza per rogatoria per i giudici americani che verranno ad ascoltarlo a Milano. Per Sindona sarebbe la fine. Il banchiere contatta un killer italo americano e lo ingaggia perché segua Ambrosoli e si tenga pronto.
E’ il luglio del 1979. Ambrosoli rende una testimonianza davanti ai magistrati Usa che è il suo capolavoro giuridico-finanziario e sbaraglia l’opposizione dei super-avvocati americani di Sindona.
La sera dell’11 luglio, poche ore prima di firmare il verbale di quella testimonianza, William Aricò, il killer pagato da Sindona, uccide l’avvocato Ambrosoli sotto il portone di casa sua.
Al funerale di Ambrosoli non ci sono autorità di quello Stato per cui ha lottato, a parte i vertici della Banca d’Italia e i magistrati che seguono l’inchiesta su Sindona. Ci sono però tutti i suoi amici che si stringono attorno alla sua famiglia. E ci sono moltissimi dei risparmiatori che Sindona ha rovinato e che grazie ad Ambrosoli hanno recuperato i loro investimenti.
Pochi anni dopo Sindona viene condannato per l’omicidio di Ambrosoli e muore suicida in carcere.
Annalori Ambrosoli ha cresciuto i suoi figli secondo i principi della lettera di Giorgio. “Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...) Giorgio”.


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