I viaggi di Roby
locandina di "I Primi della Lista"

Cast

Interpreti:
Claudio Santamaria (Pino Masi)
Francesco Turbanti (Renzo Lulli)
Paolo Cioni (Fabio Gismondi)
Sergio Pierattini (Padre di Lulli)
Daniela Morozzi (Mamma di Lulli)
Fabrizio Brandi (Padre di Gismondi)
Pierpaolo Capovilla (Barista)
Maurizio Lombardi

Soggetto:
Renzo Lulli

Sceneggiatura:
Roan Johnson
Davide Lantieri
Renzo Lulli (Collaborazione)
Francesco Bruni (Supervisione)

Musiche:
Ratchev & Carratello

Montaggio:
Marco Guelfi

Costumi:
Andrea Cavalletto

Scenografia:
Mauro Vanzati

Fotografia:
Tommaso Brunori Borgstrom

Suono:
Stefano Campus
Alessandro Feletti (montaggio del suono)
Dario Calvari (montaggio del suono)

Casting:
Paola Rota
Gianluca Greco

Aiuto regista:
Elisabetta Boni

Produttore:
Carlo Degli Esposti
Conchita Airoldi
Patrizia Massa
Nora Barbieri

Produttore esecutivo:
Patrizia Massa

Trucco e acconciature:
Fiorella Novarino

Direttore di produzione:
Erik Paoletti

Arredamento:
Giulia Parigi

Edizione:
Gianni Monciotti

Produttore Palomar:
Gloria Giorgianni

I Primi della Lista


Regia: Roan Johnson
Anno di produzione: 2011
Durata: 85'
Tipologia: lungometraggio
Genere: commedia
Paese: Italia
Produzione: Urania Pictures, Palomar; in collaborazione con Rai Cinema
Distributore: Cinecittà Luce
Data di uscita: 11/11/2011
Formato di ripresa: 35mm
Formato di proiezione: 35mm, colore
Ufficio Stampa: Marzia Milanesi Comunicazione per il Cinema / Ufficio Stampa Cinecittà Luce
Vendite Estere: Intramovies
Titolo originale: I Primi della Lista
Altri titoli: The First on the List

Recensioni di :
- I migliori film del 2011 per CinemaItaliano.info
- "I Primi della lista" - Una storia tanto surreale quanto vera

Sinossi: Questa è una storia vera, successa il 1 giugno 1970. Dopo le manifestazioni degli studenti e gli scioperi, l’Italia è a un bivio: da un lato ci sono ancora l’ingenuità e i sogni sinceri della stagione del ‘68 da l’altra sta iniziando una lotta interna sempre più cruenta.
A Pisa, nell’ambiente del movimento studentesco, arriva ¬la notizia che sta per scattare un colpo di stato come quello dei colonnelli in Grecia del ‘67. “Dormite fuori casa per tre, quattro notti. Se fanno il putsch vi vengono a prendere a casa uno per uno.” È questo l’ordine per tutti i ragazzi più esposti. Tra loro c’è anche Pino Masi, un cantautore che ha fondato da poco il Canzoniere Pisano e fa concerti davanti a migliaia di ragazzi. Ha scritto le canzoni di lotta più famose, dalla Ballata del Pinelli all’inno di Lotta Continua. Ma è anche una persona con un’infanzia difficile, istintivamente diffidente, e quella notizia lo agita molto.
Quel giorno nella sua soffita ci sono due liceali: Renzo Lulli e Fabio Gismondi. Hanno appena vent’anni e sognano di suonare con Pino Masi che per loro è un mito, un leader indiscusso. Quando li prende da parte e gli spiega che devono andare fuori città per evitare pericoli, accettano. “Prendiamo la macchina del Lulli e si va verso il confine. Se il golpe non c’è, s’è fatta una gita.” Se invece accade il peggio, andranno in esilio e da lì diventeranno degli Inti Illimani ante litteram: gireranno il mondo con le loro canzoni per fare luce sulle ingiustizie in Italia.
Dopo aver trovato delle scuse con i genitori e bruciato le agende personali per non lasciare traccia, i tre si mettono in marcia verso il confine Yugoslavo. Nella notte si fermano a fare benzina e, mentre prendono un caffè per rimanere svegli, vedono il bar riempirsi di soldati che scherzano fra di loro, con le mitragliette a tracollo: stanno andando verso Roma, all’alba saranno lì. I nostri tre non pensano che il giorno dopo è il 2 giugno e ci sarà la parata militare a Roma per la festa della Repubblica. Pensano che il colpo di stato ormai è cosa certa.
La A112 adesso corre verso il confine e la salvezza, mentre i tre hanno nel cuore la malinconia per quello che si stanno lasciando alle spalle e l’eccitazione per quello che li aspetta. Arrivati davanti al confine Yugoslavo, si imbattono nella cortina di ferro: buio, fili spinati, perquisizioni alle macchine davanti. I tre decidono di ripiegare in Austria.
Il poliziotto alla dogana guarda perplesso il patentino del Gismondi e la denuncia di smarrimento del Masi. Va a alla radio per capire se si può fare un permesso giornaliero. Mentre quello parla i nostri tre si convincono che li abbiano beccati, che hanno capito che sono del movimento, che il doganiere stia chiedendo istruzioni da Roma, e così si lanciano con la macchina verso l’Austria e la salvezza.
Il Masi e il Gismondi vengono arrestati dai poliziotti austriaci insieme ai carabinieri che li hanno seguiti armi in pugno oltre il confine. L’unico che riesce a scappare è Renzo Lulli. Proprio lui, il ragazzo di buona famiglia, con i capelli pettinati e la camicia pulita. Mentre corre verso la libertà, ricercato dalle polizie di due paesi e senza una casa dove tornare, si sente un eroe, un vero ribelle in fuga. Lo ritrova il Masi su una jeep degli austriaci: “tranquillo, ci danno l’asilo politico!”.
Li portano tutti e tre in un carcere e qui iniziano ad affiorare i dubbi: perché ci hanno messo in cella e ci guardano perplessi quando parliamo di golpe? All’interrogatorio con l’Interpol tutto si fa chiaro: non c’è stato nessun colpo di stato, hanno fatto una cazzata. Una posizione giudiziaria non facile, i genitori incavolati, tutti a Pisa pronti a prenderli per il culo per anni. La loro strana amicizia viene messa alla prova.
Quando li liberano, i tre si tolgono la soddisfazione di fare il loro primo e ultimo concerto davanti alle inferriate dell’istituto. Per un attimo sembrano guardare nel futuro: la loro storia personale e quella d’Italia non sarà facile, ma forse, adesso, sono pronti per affrontarla.

Sito Web: www.iprimidellalista.it

Ambientazione: Pisa

"I Primi della Lista" è stato sostenuto da:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC)
FIP (Film Investimenti Piemonte)
Film Commission Torino Piemonte
Toscana Film Commission (Fondo cinema Regione Toscana)


Note:
In co-produzione con Rectangle Productions.

Il film si chiude sulle note di “Quello che non ho” di Fabrizio De André, interpretata da Claudio Santamaria, Francesco Turbanti, Paolo Cioni e dal vero Pino Masi.
La canzone vuole essere un omaggio al grande cantautore genovese e al periodo storico in cui si svolge la storia del film.


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