Toscana Filmmakers Festival 2026


Sinossi *:
"Versus", ambientato nel paesaggio archetipico dei "calanchi" lucani, dà vita a una processione femminile di cura e riparazione, in cui panni neri si intrecciano con le fessure della terra e le ombre proiettate dalla luce del sole, quasi a volerne medicare le ferite. La performance, documentata in video e fotografia, è accompagnata da un tessuto sonoro ispirato ai lamenti funebri e ai canti della tradizione orale raccolti da Ernesto De Martino e Diego Carpitella nell'Italia meridionale e oggi conservati negli archivi dell'Accademia di Santa Cecilia: oltre trecento documenti sonori lucani registrati tra il 1952 e il 1963, che offrono una memoria viva di ninnenanne, canti di lavoro e lamenti funebri.
L'intervento performativo nasce da un processo partecipativo e condiviso, che coinvolge una pluralità di presenze femminili impegnate in un'esplorazione vocale e corporea sviluppata durante le fasi preparatorie. Ognuna, attraverso la propria esperienza vissuta, ha partecipato a un tempo di ascolto e cura, dando corpo a un'azione compiuta al tramonto, in un gesto collettivo di offerta e apertura. In quel momento, la soglia tra sé e l'altro diventa permeabile e il paesaggio si trasforma in uno spazio di relazione e accoglienza. Il dispositivo visivo risultante - tra fotografia e video - non si limita a documentare l'azione ma, con precisione formale e densità poetica, restituisce la complessità del gesto, l'intensità della presenza, il tessuto affettivo che lega i corpi alla terra. Un'azione corale che risuona con le immagini di Magia Lucana (1958) di Luigi Di Gianni, in cui i contadini, uniti in un gesto collettivo, alzano le falci al cielo per respingere le tempeste: una ritualità condivisa, una fisicità del gesto e un'alleanza con il paesaggio come forma di resistenza e intercessione. In Versus, il corpo femminile diventa uno spazio rituale, risuonando con la terra, con e per la terra, evocando un lutto che non è solo individuale ma collettivo e ancestrale, un lutto della storia inteso non come rottura ma come profondo movimento di perdita e trasfigurazione, dimensione costitutiva dell'essere e della sua memoria.



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