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locandina di "Tra le Onde, nel Cielo"

Cast

Con:
Franco Del Campo
Laura Efrikian (Prof.ssa Maria Andreani)
Marco Morandi (Dino Buzzati)
Claudia Campagnola
Lucia Fossi
Elena Polic Greco
Lucia Bendia

Soggetto:
Francesco Zarzana

Sceneggiatura:
Francesco Zarzana

Musiche:
Valérie Marie
Eleonora Mazzotti (Brano "Among the Waves, in the Sky")

Fotografia:
Victor Torrefiel Vicente

Tra le Onde, nel Cielo


Director: Francesco Zarzana
Year of production: 2016
Durata: n.d.
Tipology: documentario
Genres: docufiction/sociale/sportivo/storico
Country: Italia
Produzione: Associazione ProgettArte, Modena BUK Festival
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di proiezione: DCP, colore
Titolo originale: Tra le Onde, nel Cielo

Storyline: Tra le onde, nel cielo”, un film per raccontare la “meglio gioventù” del nuoto italiano di metà anni Sessanta: l’atleta più giovane, Daniela Samuele, aveva sedici anni, il più “anziano”, Bruno Bianchi, aveva 23 anni ed era il capitano della nazionale azzurra di nuoto. Il 28 gennaio 1966 un aereo della Lufthansa partito da Francoforte - il Convair Metropolitan - precipitò in fase di atterraggio all'aeroporto di Brema. Nessun superstite. Tra le 46 vittime anche i sette giovani componenti della Nazionale di Nuoto italiana diretta al meeting di Brema, il più prestigioso appuntamento della stagione indoor. Con Daniela Samuele e Bruno Bianchi si trovavano a bordo del Convair anche Carmen Longo, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Luciana Massenzi, Bruno Bianchi, Chiaffredo Dino Rora. Li accompagnavano Paolo Costoli, l’allenatore ed ex nuotatore che aveva preso il posto di Dennerlein, e il giornalista Nico Sapio, telecronista RAI, voce del Nuoto Italiano nelle occasioni importanti.

"Tra le Onde, nel Cielo" è stato sostenuto da:
Federnuoto (Patrocinio)


Note:
28 GENNAIO ’66: L’ITALIA ERA DAVANTI AL FESTIVAL DI SANREMO
Morirono per un ritardo di 12 minuti, i sette giovani atleti azzurri: l’aereo che persero decollò e atterrò senza problemi, con nove posti vuoti, i loro. Quello seguente, un Convair, non arrivò mai: un boato e mille pezzi. C’era pioggia e nebbia quella notte su Brema. L’oste Heinz Strangmann uscì fuori dal suo locale e corse per i campi: chiamò, nessuno rispose. Nessun superstite. L’Italia era davanti alla TV a vedere il Festival di Sanremo: “Dio come ti amo” cantavano Modugno e Cinquetti.
«Non erano ricchi né famosi. A guardare le loro foto fanno tenerezza e pietà. E poi l’Italia era a seguire Sanremo, una gara di nuoto in un paese che non sa stare a galla, non era così interessante»: così commentava Dino Buzzati, nel 1966. La tragedia di Brema non poteva non suscitare fortissima emozione, anche Pier Paolo Pasolini commentò l’accaduto: «Quei visi dimostrano un completo, totale abbandono alla vita. Alla vita come forza, come gioventù, come vitalità. L’amore per la vita quotidiana di tutti i giorni per un futuro di cittadini onesti».
Il regista, Francesco Zarzana, ha praticato per molti anni il nuoto agonistico, e spiega: «bisognava allenarsi sempre bene e dare il massimo. C’era una gara che aveva un nome curioso. La Coppa Caduti di Brema. Partecipare era interessante perché curioso era il suo nome. Ma qual era il suo significato? Nessuno mi aveva spiegato cosa fosse questa Coppa Caduti di Brema e, per la verità, io non l’avevo mai chiesto. Una gara come le altre che serviva per provare a realizzare buoni tempi. Tutto lì. Passati parecchi anni, il continuare a muovermi nell’ambiente del nuoto e della pallanuoto mi ha fatto nuovamente imbattere, per puro caso, in questa manifestazione. Questa volta però ho deciso di saperne di più. Cominciate le prime ricerche, ho finalmente capito di che cosa si trattasse: il ricordo della tragedia di sette ragazzi, e del loro allenatore, che avrebbero rappresentato l’Italia in un’importante manifestazione natatoria in Germania. Ho così scoperto che con loro viaggiava, in quel giorno drammatico, anche un famoso cronista della Rai, anch’egli perito. Ma non basta. È nata in me la voglia di saperne di più, di “conoscerli”, di scoprire come fosse la loro vita, quali le loro passioni, aspirazioni, gioie, dolori. E che cosa sia davvero successo in quel tragico viaggio del 28 gennaio 1966. Sono così riuscito a raccogliere molto materiale, con pazienza certosina. E mi sono affezionato a questi giovani. Da qui il desiderio di narrare attraverso un film-documentario a 50 anni di distanza dall’accaduto, la loro vicenda umana e sportiva, la loro straordinaria voglia di vivere, onorandone la memoria e tramandarla alle nuove generazioni quasi come fossero dei nuovi amici, così come lo sono diventati per me.  Erano campioni, ma erano anche giovani che stavano donando tanto allo sport ma che si aspettavano ancora tutto dalla vita.  E furono dimenticati. Troppo presto».

LE VITTIME DI BREMA
A Brema nel 1966 fu distrutta una nazionale, una gioventù, povera e sconosciuta, che studiava, lavorava, nuotava. Daniela Samuele era di Milano e aveva 17 anni. Faceva il liceo artistico e in valigia con il costume e l’accappatoio mise il suo primo abito da sera di chiffon. Carmen Longo, ranista di Bologna, 19 anni, partì con la borsa azzurra con la scritta “Italia” delle Olimpiadi di Tokyo 1964, e con la preoccupazione della scuola (2° liceo). Trovarono sul suo quaderno un verso di Saffo “Tu giacerai morta, né più alcuna memoria si avrà di te”. Amedeo Chimisso, 20 anni, dorsista, figlio di uno scaricatore di porto di Venezia, lavorava come fattorino perchè il padre gli aveva detto: “Siete sei figli, non posso mantenervi tutti, se vuoi nuotare, arrangiati”. Sergio De Gregorio, 20 anni, si allenava anche di notte, era di Roma come Luciana Massenzi, 21 anni, dorsista, che per migliorare era andata anche in Francia. Bruno Bianchi, 23 anni, era il più anziano e anche il capitano, nato a Trieste, viveva da solo a Torino e lavorava alla Fiat per mantenersi all’Università. Era preoccupato di volare d’inverno visto che un aereo indiano si era appena schiantato sul Monte Bianco. Chiaffredo “Dino” Rora, 21 anni, dorsista, torinese, anche lui impiegato alla Fiat, dove suo padre era collaudatore, prima di partire chiamò casa e disse: “Perdonami, mamma”.  Di cosa, scherzò lei. “Di tutto”, rispose lui. Paolo Costoli, 56 anni, l’allenatore che sostituì Dennerlein, era un tecnico ed un ex nuotatore molto famoso. Nico Sapio della RAI, si era aggiunto all’ultimo, Brema era un meeting internazionale molto importante. E per la prima volta il nuoto era in Eurovisione ed entrava nelle case degli italiani.

IL PROFILO AGONISTICO DEGLI ATLETI CADUTI A BREMA
Bruno Bianchi, nato a Trieste il 26 settembre 1943, stile liberista, era il capitano della Nazionale. Aveva conquistato 3 titoli assoluti (100 sl nel 1963-64 e 200 sl nel 1959), 4 titoli primaverili (100 sl nel 1961-63-64-65), aveva migliorato 16 primati assoluti di cui 2 individuali e contava 19 presenze in azzurro. I suoi primati personali erano 55"7 nei 100 sl e 2'04"0 nei 200 sl. Al suo nome è intitolata il Centro Federale di Trieste che ha ospitato, tra l'altro, i Campionati Europei indoor 2005. 
Amedeo Chimisso, nato a Venezia il 26 ottobre 1946, dorsista. Era all'alba della sua carriera in azzurro con una presenza. I suoi primati personali erano 1'04"0 nei 100 e 2'20"2 nei 200 dorso. Proprio il giorno della tragedia aveva stabilito la migliore prestazione italiana nei 200 misti.
Sergio De Gregorio, nato a Roma il 24 febbraio 1946, stile liberista e delfinista. Aveva conquistato 5 titoli assoluti (200 sl nel 1964-65, 400 sl nel 1964-65, 1500 sl nel 1965). Primatista italiano nei 200 sl in 2'01"1, 400 sl in 4'22"9, 800 sl in 9'24"5, 1500 sl in 17'57"6. Il suo primato personale nei 100 delfino era 1'06"4. Aveva migliorato 16 record assoluti di cui 8 individuali. Contava 16 presenze in Nazionale.
Carmen Longo, nata a Bologna il 16 agosto 1947, ranista e mistista. Aveva conquistato il titolo assoluto nei 200 rana nel 1965 e 3 titoli primaverili (100 rana nel 1965 e 200 rana nel 1964-65). Primatista assoluta nei 200 rana in 2'54"7, aveva record personali nei 100 rana di 1'20"6 e nei 400 misti di 6'08"4. Contava 4 presenze in Nazionale.
Luciana Massenzi, nata a Roma il 22 novembre 1945, stile liberista e dorsista. Aveva conquistato 2 titoli assoluti (100 dorso nel 1962-65) e 2 titoli primaverili (100 dorso nel 1962-63). Primatista italiana nei 100 dorso in 1'12"4, aveva il primato personale dei 100 sl in 1'07"4. Aveva migliorato 9 record assoluti di cui 6 individuali. Contava 10 presenze in Nazionale. 
Chiaffredo Rora, nato a Torino il 5 marzo 1945, dorsista e stile liberista, allora era uno dei quattro nuotatori italiani ad aver detenuto il record europeo. Nel corso della carriera ha conquistato 4 titoli assoluti nei 100 dorso (1962-63-64-65) e 5 nei 200 dorso (1961-62-63-64-65), oltre a 4 titoli primaverili nei 100 dorso (1962-64-65) e 2 nei 200 dorso (1962-65). Primatista italiano ed europeo nei 100 dorso in 1'01"9, aveva come primati personali 56"8 nei 100 sl, 2'06"7 nei 200 sl, 2'16"7 nei 200 dorso. Aveva migliorato 13 record assoluti di cui 5 individuali. Contava 15 presenze in Azzurro.
Daniela Samuele, nata a Genova l'11 settembre 1948, mistista e delfinista, era alla seconda presenza in Nazionale e ancora non aveva vinto un titolo assoluto al cospetto di una brillante carriera giovanile. I suoi primati personali erano di 1'13"6 nei 100 delfino e 6'01"8 nei 400 misti. 
Paolo Costoli, un uomo nato per vivere in acqua. Pioniere del nuoto di fondo, brillante atleta prima e saggio maestro nel nuoto poi, pallanotista con la RN Florentia con cui aveva conquistato 4 scudetti. Costoli, nato a Firenze nel 1910, è stato il miglior nuotatore italiano dell'anteguerra, capace di conquistare ai Campionati europei, a livello individuale, due medaglie d'argento (400 sl e 1500 sl a Magdeburgo 1934) e un bronzo (1500 a Parigi 1931) e, in staffetta, due medaglie di bronzo con la 4x200 (Parigi 1931 e Magdeburgo 1934). Nel corso della carriera da atleta ha conquistato 14 titoli assoluti (nei 100 sl nel 1930, nei 200 sl nel 1931-32, nei 400 sl nel 1929-31-32-34, nei 1500 nel 1929-30-32-34-35-37-38), oltre ad aver stabilito ben 11 record italiani tra cui spiccano il 2'19"0 nei 200 sl (1930), il 4'54"8 nei 400 sl (1935), il 10'41"0 negli 800 sl (1930) e il 20'25"4 nei 1500 sl (1930). Da tecnico ha guidato prima la RN Florentia di Paolo Galletti e poi l'AS Roma di Sergio De Gregorio, collaborando costantemente con lo staff della Nazionale. 

Gli Azzurri periti nella Tragedia di Brema sono ricordati con una stele allo Stadio del Nuoto di Roma e al Tempio Sacrario degli sport acquatici e nautici eretto sulla via che porta a Brunate, elevato a cento metri da Como, in zona panoramica. Il Santuario è dedicato alla Madonna del Prodigio, una effigie bizantina, trovata in mare Adriatico il 12 settembre 1669 dai Conti Zancaropulo Berardo, mentre fuggivano dalla Candia caduta in potere dei Turchi e navigavano verso Venezia. Alla loro memoria è anche dedicato il campionato nazionale a squadre invernale di nuoto.  


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