Sinossi *: "The Power of Data" si apre su una sagoma geometrica piatta, circondata da una rete animata di linee luminose. Nessuna macchina da presa, nessun luogo, nessun archivio. Tutto nel film è costruito: diagrammi, schemi, cartelli tipografici, animazioni geometriche. Il mondo che descrive non ha fotografie.
Non c'è una storia. C'è un meccanismo, e c'è una grammatica. La voce ripercorre questo meccanismo in chiave storica, da ARPANET a oggi, ma le immagini non illustrano ciò che viene detto. Scorrono accanto, a volte in attrito.
Gli esempi storici su cui il film lavora non sono quelli ovvi. Nel 1972 una fotografia di Playboy, Lenna, diventa il riferimento universale per gli algoritmi di compressione delle immagini, e lo resta per decenni. Durante il conflitto in Iraq, l'esercito americano satura le telecomunicazioni nemiche con materiale pornografico: non per offendere, ma per rendere inutilizzabili le frequenze militari.
Nell'Ottocento, alcuni fotografi montano il volto dell'imperatrice Elisabetta sui corpi di altre donne e vendono il risultato come ritratto autentico. Il primo deepfake, fatto con forbici e colla.
Nel 2016, cinquecentomila videocamere di sorveglianza rimaste con la password di fabbrica vengono arruolate tutte insieme in una botnet che mette fuori uso Twitter, Spotify e PayPal. Negli anni Ottanta, un programma chiamato Darwin costringe gli algoritmi a combattersi, riprodursi ed eliminarsi a vicenda. I loro discendenti sono i ransomware.
La stessa infrastruttura protegge Narges Mohammadi mentre comunica da un carcere iraniano e i mercati che vendono identità complete per meno di mille dollari. Stesso strumento, scopi opposti. La sezione sulla blockchain ricostruisce la promessa della decentralizzazione, poi la segue fino alla sua forma attuale: pochi mining pool, gli stessi fondi di venture capital da entrambe le parti.
Tre pause strutturali interrompono il film. Non contengono narrazione. Sono tipografiche, sospese in un quasi-silenzio progettato come elemento compositivo. Il film si chiude sulla più lunga: la sagoma, immobile, mentre la rete che abita dal primo fotogramma rallenta, si ferma e svanisce. Ciò che il film chiama il peso del sapere.
Note:
Voce narrante: Sintetica (ElevenLabs)
Musiche: Generate con Udio
Immagini e animazione: Midjourney, Runway Gen-4.5, DaVinci Resolve / Fusion
Audio: DaVinci Resolve Fairlight
Interpreti: Nessuno. Il film non contiene riprese dal vero, interviste né materiali d'archivio.