Clorofilla Film Festival


Sinossi *:
Il ritrovamento di alcune lettere di famiglia porta il regista Corrado Rizza a ricostruire una vicenda rimasta nascosta per oltre un secolo: il legame tra i Rizza e la nobile famiglia Di Lorenzo, proprietaria di Palazzo Castelluccio a Noto.



Note:
FOOTAGE: ENVATO

FOTO PALAZZO CASTELLUCCIO: ARMANDO ROTOLETTI

FOTO ESTERNI PALAZZO CASTELLUCCIO: FRANCESCO DI TOMMASI

FOTO DI MARIO SCHIFANO, FRANCO ANGELI, TANO FESTA: RAFFAELE SOLIGO

Palazzo Castelluccio, gioiello del barocco a Noto
Nel cuore del centro storico di Noto, lungo le eleganti vie che disegnano la "capitale del barocco siciliano", sorge Palazzo Castelluccio, una delle dimore nobiliari più affascinanti della città. Costruito tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, il palazzo si inserisce nel grande progetto di rinascita urbana seguito al terremoto del 1693, quando Noto fu ricostruita secondo un piano scenografico e armonioso.
La facciata di Palazzo Castelluccio, con i suoi balconi in ferro battuto, le mensole scolpite e i portali monumentali, è un raffinato esempio di barocco tardo, in cui la ricchezza decorativa si unisce a un’elegante compostezza. All’interno, ambienti affrescati, stucchi e pavimenti originali raccontano la vita dell’aristocrazia siciliana, in dialogo con la luce dorata che caratterizza l’intera città.
Visitare Palazzo Castelluccio significa entrare in un mondo sospeso nel tempo, dove ogni dettaglio architettonico sorprende e incanta. Tra le prospettive teatrali di Noto e il fascino discreto delle sue sale storiche, il palazzo invita il visitatore a lasciarsi avvolgere dalla magia del barocco siciliano e a scoprire un luogo che continua a stupire, visita dopo visita.

La storia e gli interni del Palazzo Castelluccio
Varcando il portone del Palazzo Castelluccio di Noto sembra di entrare in un racconto sospeso nel tempo. La dimora nacque nell’Ottocento come residenza di una nobile famiglia locale, raffinata e colta, che scelse di circondarsi di artisti, artigiani e maestranze capaci di trasformare ogni stanza in un piccolo capolavoro. Dopo i fasti iniziali arrivarono gli anni della decadenza: il palazzo fu progressivamente abbandonato, i saloni si impolverarono, gli affreschi sbiadirono e molti ambienti rimasero chiusi per decenni. Solo di recente un attento restauro, rispettoso dei materiali originali, ha restituito vita e dignità a questi spazi, riportando alla luce colori, decori e prospettive dimenticate.
Oggi il palazzo accoglie il visitatore con una sequenza di saloni affrescati, dove soffitti dipinti a temi mitologici e floreali dialogano con pareti ornate da stucchi e cornici dorate. I pavimenti, in gran parte originali, alternano cementine colorate, marmi intarsiati e motivi geometrici che guidano lo sguardo da una stanza all’altra. Camminando in silenzio si percepisce ancora l’eco dei ricevimenti d’epoca, tra lampadari scintillanti, specchi che moltiplicano la luce e porte intagliate che si aprono su ambienti sempre diversi.
Gli arredi d’epoca, accuratamente selezionati e restaurati, completano l’atmosfera: consolle dorate, sedute rivestite in tessuti preziosi, piccoli tavolini da conversazione e vetrine che custodiscono porcellane, argenti e oggetti curiosi. Ogni dettaglio racconta una storia: le maniglie in bronzo cesellato, le serrature lavorate a mano, le boiserie dipinte, i tendaggi che incorniciano le finestre affacciate sui cortili interni. Lungo i corridoi e le scale scenografiche, la luce filtra da alte finestre e mette in risalto ringhiere in ferro battuto, gradini in pietra consumati dal passaggio e nicchie che ospitano busti e piccoli capolavori artigianali.
La visita si trasforma così in un percorso emozionante, in cui il passato nobiliare, gli anni di oblio e la rinascita recente si intrecciano in un’unica narrazione. Ogni ambiente invita a rallentare il passo, ad alzare lo sguardo verso i soffitti, ad avvicinarsi ai pavimenti decorati per cogliere sfumature, imperfezioni e segni del tempo che rendono il Palazzo Castelluccio un luogo davvero unico nel panorama barocco di Noto.

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