Note di regia di "E Mo' e Mo'"
Tra i 7 e i 10 anni, sono cresciuto ascoltando ripetutamente "E mo' e mo' " di Peppino Di Capri. Come me, migliaia di altri napoletani. Ma per mio padre e per la mia famiglia, il brano aveva un significato particolare: pochi anni prima della sua uscita, mio padre aveva perso l'amore di una vita, mia madre Dolores, io avevo 2 anni, mia sorella pochi mesi. Ascoltare e condividere quel brano era per lui un modo per tenere vivo quell'amore, per non lasciarlo andare.
Durante gli anni del fidanzamento, del matrimonio e della mia nascita, prima di quella perdita, mio padre Nicola aveva raccolto immagini in Super 8 della loro vita quotidiana: Napoli, i cortili di Montesanto, le spiagge, le gite fuori porta, lo stadio. Lei giovane, viva, luminosa. Lui accanto a lei. Un figlio appena nato, ignaro di tutto quello che verrà.
Quel materiale, il fondo "Nicola Vernillo", è oggi conservato presso la Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna. L'ho montato sulla reinterpretazione che Gnut e Alessandro D'Alessandro fanno d el brano: non perché fosse stato pianificato, ma perché quelle immagini e quella musica sembravano fatte l'una per l'altra. La loro versione, così intima, ha aperto a queste immagini lo spazio per respirare. Una storia privata che diventa memoria collettiva, testimonianza di quel significato culturale che "E mo' e mo'" ha avuto, e continua ad avere, per generazioni di napoletane e napoletani.
Emanuele Vernillo