FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - "Se Domani
non Torno": per Giulia, facciamo rumore
Ci sono certi casi di cronaca dai quali è naturale che un giorno ne nasca un film o una serie, un tentativo di raccontare quella stessa vicenda per offrirla ad altri occhi e far sì che quella lezione - se è possibile trovarne una, nell'inspiegabilità della morte - non venga dimenticata. Era inevitabile che l'omicidio di
Giulia Cecchettin, che ha finalmente convinto l'opinione pubblica a smettere di ignorare il tema del femminicidio, facesse prima o poi il salto nel cinema, come è avvenuto con il film di Paola Randi
Se domani non torno, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella Città e dal 5 novembre nelle sale con Notorious Pictures, ma una domanda che è difficile non farsi è se sia magari troppo presto, considerando che tutto è successo sul finire del novembre del 2023.
La verità è anche che un caso simile non smetterà mai di essere scottante, non esisterà mai un momento storico in cui potremmo toccarlo e dire "Okay, è arrivato il momento giusto per parlarne" perché ogni giorno, se non si chiama Giulia, si chiama con un altro nome ma la sua storia si ripete costantemente. Il fatto che il film di
Paola Randi possa arrivare nelle scuole a intercettare quell'assenza di educazione sul tema dell'affettività che c'è in Italia, a sistemare qualcosa prima che sia irremediabilmente rotto per una nuova generazione ci spiega che forse non c'era un momento come adesso per raccontare di nuovo la storia di Giulia.
Se domani non torno sceglie di partire dalla quotidianità della famiglia prima che questa venga spezzata: una sveglia che suona, un padre che si assicura che il figlio arrivi a scuola in orario e che prepara da mangiare a tutti, i preparativi per una laurea che sta arrivando e poi Giulia (
Sabrina Martina) esce e non torna a casa. Le ore passano e quella assenza, mista a un telefono spento diventa impossibile da ignorare. In quel momento, su raccomandazione della figlia Elena (una bravissima
Tecla Bossi), Gino chiama la polizia. Da quel momento iniziano i giorni della nebbia, dominati dalle incertezze, dai ricordi che scalpitano per tornare in superficie e dalla paura. Appelli alla televisione, una nuova routine giudiziaria e non solo da seguire per arrivare alla tragica verità.
Paola Randi, accompagnata nella sceneggiatura da
Lisa Nur Sultan, sa di non dover raccontare solo la storia di una famiglia ma di un vero e proprio catalizzatore nella recente storia culturale e sociale italiana, un momento in cui tutti gli sguardi erano concentrati su una vicenda, tutti volevano dare un’opinione senza aver mai vissuto quello stesso dolore, e per questo in alcune sequenze chiave del film sceglie di ampliare lo sguardo, uscendo da casa Cecchettin per guardare alle proteste, al rumore che Giulia ha portato sulle strade di tutta Italia.
Il film talvolta soffre della pressione di adempiere a tutta una serie di
tropi del sottogenere “tratto da una storia vera”: una musica eccessivamente drammatica per marcare i momenti cardine anche quando le parole basterebbero e un tono altalenante che cambia di scena in scena con effetti stridenti. La scelta più confusa di
Se domani non torno è la canzone finale, che non sveleremo, ma per chi è familiare con il testo o comunque mastica un po’ di inglese capirà in fretta perché si tratti di una scelta a dir poco sconcertante.
Seppure con le sue incertezze stilistiche - che sono più che comprensibili cosa significhi avere tra le mani una storia di questa importanza -, il film riesce con delicatezza e un profondo rispetto (mai da prendere per scontato) a emozionare soprattutto grazie alle interpretazioni di Bossi e Timi e a far riflettere sulla nostra società e sui ruoli di genere senza mai cadere nella didascalico.
Se questo può riportarci a fare ancora rumore per Giulia, che così sia.
23/10/2026, 18:30
Giada Sartori