ALICE NELLA CITTA' 24 - Intervista a Federico
Mottica, regista di "E' un mondo difficile"
Federico Mottica presenta ad Alice nella Città nella sezione Panorama Italia il suo esordio alla regia di un lungometraggio, "
E' un mondo difficile".
Come vivi l'attesa della prima?
E' una cosa nuova, la prima volta per me, sono stati giorni abbastanza intensi: ci stiamo preparando, la nostra è una produzione piccolina, gestire tutto è faticoso ma ci siamo! Felici di sapere che la sala è tutta esaurita.
Come nasce questa "produzione piccolina", citando le tue parole?
Ho iniziato a lavorarci due anni fa, era un esperimento, c'era la manifestazione del 25 aprile al Quarticciolo e ho pensato: facciamo una scena, su due persone che si lasciano durante quell'evento, ho provato e ci è piaciuto (avevamo 4 camere). L'idea veniva da una ricerca, avevo visto "La bataille de Solferino" di Justine Triet e mi era piaciuto moltissimo! Volevo girare liberamente in mezzo alla folla, era ambizioso ma la cosa buffa è che poi è stato solo uno spunto per cominciare, di quello non c'è niente, solo qualche frammento, nel film finito.
Ma siamo partiti, e piano piano abbiamo girato varie scene, nel frattempo ho costruito in scrittura e con la tecnica il film, che è stato girato nel tempo.
Da una parte questo gli ha dato forza e realismo, con gli attori che cambiano in modo naturale, e la scrittura è cambiata in base a quello. Piano piano abbiamo eliminato tutte le cose dell'inizio, l'ho scritto anche per questo insieme ai due attori e insieme l'abbiamo modificata via via. Un modello era anche Richard Linklater, la sua "trilogia" l'ha scritta anche con i protagonisti, Ethan Hawke e Julie Delpy.
Parliamo del cast: come lo hai composto?
Ho iniziato chiamando Elena (Funari), che non conoscevo benissimo ma eravamo stati semi-compagni di Centro Sperimentale, Francesco (Castellaneta) non è un attore, faceva regia. Senza le persone conosciute al Centro questo film sarebbe stato impossibile, sono quasi tutti incontri fatti lì, davvero.
Come nasce lo stile con cui hai realizzato il film? Frammentato, fluido, naturale...
All'inizio è stato un po' un gesto disperato, ma anche voluto, volevo fare un film a tutti i costi: ho trovato uno spazio temporale giusto, in un momento in cui c'era una crisi (che c'è ancora ma allora era peggio). Alla fine della bolla Covid c'era un piccolo spazio, un momento anche romantico in cui ci siamo detti "facciamo qualcosa!", e c'era anche il tempo per farlo.
E' stato estremamente faticoso! Non voglio romanticizzarlo troppo, nessuno ti mette dei paletti ma hai quelli della realtà!
Sarebbe bello farli così, i film, in pochi e tutti affezionati al progetto, ma economicamente non è sostenibile.
Arriviamo alla presenza di Tonino Carotone: sei del 1995, davvero la tua generazione lo conosce?
No! Io sono un grande appassionato di musica, è andata come per tante cose di questo film che si sono accavallate. Non conoscevo lui ma la sua musica e il fenomeno sì, grazie a mia sorella che ha 16 anni in più di me, era una musica che conoscevo di riflesso e che apprezzavo.
L'idea è stata di Elena: perché non mettiamo questa canzone, "E' un mondo difficile", nella scena di Parigi? Cercavamo una musica per una scena di ballo, che poi per fortuna non c'è stata, e l'abbiamo messa.
Nelle visioni successive abbiamo aggiunto delle parti, specie nella prima metà di racconto, e ci siamo detti quasi scherzando: proviamo a chiamarlo e vediamo se riusciamo a integrarlo dentro il film, come personaggio, per creare un filo. E' andata nella maniera più naturale possibile, è credibile che lui arrivi e nessuno lo conosca, tra i personaggi di quella fascia d'età. Ci siamo divertiti, ci ha dato le musiche e tutto è stato perfetto.
Il titolo è sempre stato questo, come la sua canzone?
Ad essere sincero, se ne sono susseguiti parecchi, per un po' era stato quello di un'altra canzone, "Me cago en el amor", ma abbiamo cambiato per una questione di leggibilità, era poco accessibile, questo è più diretto. Ma a lungo è stato "Venticinque", perché avevamo iniziato a girare in quel 25 aprile...
Che futuro avrà il film?
Posso dire che verrà distribuito al cinema sicuramente, probabilmente nel 2027. Intanto andiamo al festival di Villerupt e proviamo qualche altro festival, sarei felice se continuasse a girare. Nel frattempo non vorrei aspettare troppo a girare ancora, credo che alla mia età sia fondamentale, anche sbagliando, ma facendo pratica. Non voglio e non posso attendere anni prima dell'opera seconda!
22/10/2026, 12:00
Carlo Griseri