FESTIVAL DEI POPOLI 67 - A Firenze dal 31 ottobre all’8 novembre
I diritti e le rivendicazioni di chi lavora, ieri come oggi, nella trilogia del premio Oscar Barbara Kopple; la Storia e i tragici fantasmi del colonialismo italiano in Etiopia nell’opera di Haile Gerima; lezioni di solidarietà e mutuo soccorso nei momenti più duri, come i celebri esempi degli “angeli del fango” 60 anni fa durante l’alluvione o quello del console tedesco a Firenze Gerhard Wolf che nel 1944 salvò molti perseguitati dal nazifascismo; e ancora la forza dirompente delle controculture, di cui Lech Kowalski è stato testimone diretto. Ancora, il ruolo del cinema documentario nel raccontare il mondo dalle origini a oggi grazie a Mark Cousins, e le trasformazioni del “cinema del reale” italiano degli ultimi decenni con la regista Alina Marazzi. Non ultimi, i diari della guarigione dello scrittore Salman Rushdie dopo l’attentato del 2022 nel ritratto di Alex Gibney, e il corpo dell’arte nel lavoro dell’artista scozzese Douglas Gordon. Tra sorrisi e ricordi, arriva al festival Alessandro Benvenuti, che si racconta dagli esordi al successo del trio dei Giancattivi fino all’oggi. Sono questi alcuni dei temi protagonisti dei documentari della prossima 67a edizione del
Festival dei Popoli, che si terrà a Firenze dal 31 ottobre all’8 novembre 2026. Il festival - presieduto da Roberto Ferrari, con la presidenza onoraria di Ken Loach - per la direzione artistica di Alessandro Stellino e la direzione organizzativa di Claudia Maci, presenterà il meglio del cinema documentario internazionale in un programma con 86 film accompagnati da numerosi ospiti internazionali e nazionali.
Il
67° Festival dei Popoli è realizzato grazie al contributo di Europa Creativa Media, MiC - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Toscana, Comune di Firenze, Fondazione CR Firenze, Fondazione Sistema Toscana - 50 Giorni di Cinema a Firenze, Calliope Arts, Publiacqua, con il Patrocinio del Comune di Firenze.
Lunedì 2 novembre il festival inaugura la sua 67a edizione ufficialmente e spalanca le porte del Cinema La Compagnia (a Firenze, in via Cavour 50r). La cerimonia di apertura si svolgerà dalle 21: in sala, in prima assoluta e in Concorso italiano, verrà presentato "
Finché resta il tuo nome” di Gianmarco D’Agostino, che indagando su Gerhard Wolf, console tedesco nella Firenze occupata, oggi ricordato da una targa su Ponte Vecchio, porta allo scoperto una storia taciuta nella propria famiglia: quella di una lontana parente deportata con il marito e i figli. Il primo appuntamento in sala sarà alle 17 con il regista Mark Cousins, per la presentazione della prima italiana del suo “
The Story of Documentary Film”, lavoro enciclopedico che ripercorre 130 anni di storia del documentario tra classici del canone e nuove scoperte, di cui presenterà il primo capitolo. Alle 18.30, invece, sarà il momento del regista etiope Haile Gerima, presente con la sua nuova opera in anteprima italiana "B
lack Lions - Roman Wolves", con la prima parte dell’epopea documentaria (divisa in cinque capitoli) sulla resistenza dell’Etiopia alla seconda invasione italiana del 1935, sulla memoria di Adua e sulla lotta per rivendicare la storia africana dalle distorsioni coloniali.
Tre omaggi speciali, tre concorsi, cinque programmi speciali tra cinema, formazione e industry: il programma competitivo è suddiviso in Concorso Internazionale Lungometraggi e Concorso italiano, mentre cortometraggi e mediometraggi sono in gara nel Concorso Internazionale Discoveries; gli omaggi quest’anno sono dedicati a
Barbara Kopple, con la sua trilogia sui diritti del lavoratori, ad Haile Gerima, con il focus sul colonialismo italiano in Etiopia, e a Lech Kowalski, protagonista unico della sezione Let the Music Play, con i suoi documentari per i 50 anni del punk. Il programma continua con le altre sezioni: in Doc Highlights trovano posto i film di grande risonanza internazionale; Popoli Next Generation è il progetto realizzato con Fondazione CR Firenze per avvicinare le nuove generazioni al cinema documentario attraverso film, laboratori, formazione e partecipazione attiva; la nuova sezione Visioni d’Europa, che il festival presenta per la prima volta insieme all’European University Institute (EUI), focus composto da documentari dedicati alle sfide culturali, politiche e civili dell’Europa contemporanea sui temi dei diritti umani, della rappresentanza democratica e della libertà di pensiero; la sezione Feminist Frames, una selezione di opere realizzate da registe sul tema della militanza e della liberazione pensata in collaborazione con una rete internazionale di cineaste femministe che costruisce spazi di mutuo sostegno, co-creazione e pratiche condivise; le giornate professionali di Doc at Work, la piattaforma industry del Festival, tra progetti di film in fase di realizzazione, incontri con talenti emergenti e professioniste e professionisti internazionali, panel, networking e il Country in Focus, dedicato quest’anno alle cinematografie di Croazia e Slovenia e alle opportunità di coproduzione con l’Italia; infine il Future Campus, lo spazio dedicato alla formazione e alla messa in rete di giovani talenti under 35, con laboratori, workshop e incontri tra pratica documentaria, critica, antropologia visuale e montaggio.
Esempi di vita e di comunità solidale, punti di vista critici per osservare il presente, sguardi artistici che riflettono su scenari apparentemente lontani: la sezione
Doc Highlights colleziona documentari di risonanza internazionale. A partire dell’evento speciale “
Angeli del Fango - La meglio gioventù europea” di Marco Spagnoli in prima assoluta nel giorno dei 60 anni dell’alluvione di Firenze, il 4 novembre (al cinema La Compagnia, alle 19.30) in ricordo di quando l’Arno invase la città e centinaia di giovani volontari da tutto il mondo, gli “Angeli del Fango” appunto, accorsero per salvare opere d'arte e libri, in uno straordinario esempio di solidarietà civile che ha unito l'Europa, anticipando i valori di pace e fratellanza del '68. Al festival arriva poi in prima assoluta “
Io sono l’assente” di Adamo Antonacci, ritratto impossibile di Alessandro Benvenuti (in sala sabato 7 novembre), viaggio poetico e rompicapo nell'universo umano e artistico di un autore che ha attraversato il teatro, il cinema, la televisione e la musica autoriale, nelle parole di amici, artisti e compagni di viaggio - tra cui Carlo Verdone, Stefano Fresi, Simone Cristicchi e il suo “Ivo il Tardivo” - dalla nascita dei Giancattivi al successo condiviso con Athina Cenci e Francesco Nuti, arrivando all’oggi, in un percorso di cadute e rinascite.
In programma ci sarà anche “
Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie” di Alex Gibney (4/11, presentato in sala dallo scrittore Giorgio Van Straten), che a partire dal libro di memorie di Rushdie esplora il percorso di recupero dello scrittore indiano naturalizzato britannico nel senso più ampio del termine, anche con l’ausilio delle riprese personali realizzate dalla moglie di Rushdie, Rachel Eliza Griffiths, mai viste prima dal pubblico. Di questa sezione fa parte poi “
The Story of Documentary Film” di Mark Cousins, in prima italiana (distribuito per l’Italia da I Wonder Pictures), che apre il festival (2/11) presentando il prologo di un ambizioso progetto catalogativo in cui punta l’obiettivo sul vasto corpus dei film di non finzione realizzati dalle origini del cinema a oggi, per un’ avventurosa odissea nel mare magnum del cinema del reale. In occasione della sua presenza a Firenze, la mattina di martedì 3 novembre presso il cinema Astra alle ore 10, il regista terrà un incontro aperto al pubblico dal titolo “
Dieci momenti memorabili nella storia del cinema documentario”.
Sul grande schermo in prima italiana “
Holy Destructors” di Aistė Žegulytė (7/11), viaggio enigmatico attraverso la lente di un microscopio, in cui gli si esplora la sfida che oppone i tenaci e pazienti restauratori delle opere d’arte all’attività di consunzione operata sulle stesse dai microfunghi. “
Douglas Gordon by Douglas Gordon” di Finlay Pretsell (8/11), in prima italiana, è invece il ritratto intimo del celebre artista che ha dedicato tutto se stesso alla sua arte, in un film in cui il confine tra realtà e performance si fa sempre più labile. Tra ironia e memoria si muove “
Yugo Goes to America” di Filip Grujić e Aleksa Borković, in prima nazionale (7/11), in cui quattro millennial serbi di Belgrado attraversano gli Stati Uniti a bordo di una Yugo, una vecchia auto jugoslava un tempo considerata la peggiore auto di sempre. Di vita isolata e duro lavoro racconta “
The Mountain Won’t Move” di Petra Skeliskar (7/11), storia di tre fratelli che, sulle montagne della Macedonia del Nord, si occupano del gregge di famiglia mentre affiorano interrogativi sull’identità, sulla libertà e sul loro futuro. Dopo “Sanatorium”, torna al festival Gar O'Rourke, regista di “
The Siege of Paradise” (3/11) ambientato nelle Cinque Terre, dove ogni estate meno di tremila abitanti devono fare i conti con oltre quattro milioni di turisti, nell’era del over-tourism dominato dai social media.
Saranno 10 i film del
Concorso Internazionale Lungometraggi, tutti in anteprima, per i quali la giuria - composta dalla regista e produttrice Petra Seliškar, dalla regista e docente Mercedes Álvarez e dalla critica Erika Balsom - assegnerà il primo premio (7.000€), il secondo premio (4.000€) e la Targa "Gian Paolo Paoli" al Miglior Film Antropologico. Questi i titoli in gara: “
La belle Année” di Angelica Ruffier, “
Candidates of Death” di Maciej Cuske, “
The Price of the Sun” di Jérôme le Maire, “
Like Any Other Mortal” di María Molina Peiró, “
Revolutionaries Never Die” di Mohanad Yaqubi, “
For Life” di Ahmet Seven, “
Amazomania” di Nathan Grossman, “Virages” di Céline Carridroit e Aline Suter, “
Landscapes of Ending” di Francesco Mattuzzi, “
Who Cares” di Ina Ivanceanu (con Silvia Federici).
11 i cortometraggi e mediometraggi in anteprima nel
Concorso Internazionale Discoveries, che saranno giudicati dalla giuria - formata dalla programmer Babette Dieu, dalla produttrice Vanja Jambrović, dalla regista Leonor Teles - che assegnerà il premio Discoveries (3.500€). Questi i titoli: “
When You Listen to This Song” di Mona Achache, “
Il velo dei sensi” di Elisa Baccolo, “How to Catch a Butterfly” di Kiriko Mechanicus, “Hello New Body, How Are You Today?” di Laura Kansy, “
Home Is Where the Heart Is” di Timothée Engasser, “
The God that Destroys” di Jyoti Mistry, “
3cm of Complexity” di Anna Vasof, “
A Stolen Movie” di Camilo Restrepo, “
Incubo” di Chloe Cazorla, “
Them, the Neon Crosses” di Jesus F Cruz, “
Ãsheghetam” di Filmsaaz.
Capire il futuro cercando appigli nel passato, tra ricerca familiare e lotte ambientali, sociali e politiche, inseguendo la memoria, cercando verità, giustizia e salvezza. Sono queste le tematiche che toccano i 7 titoli selezionati nel
Concorso Italiano: la giuria formata dalla ricercatrice Alma Mileto, il curatore Riccardo Costantini e la montatrice Aline Hervé, assegnerà al vincitore il Premio al Miglior documentario italiano (3.000€). I documentari - tutti in anteprima - sono: “
Controvento” di Federico Conti e Mattia Bosco, girato tra Lampedusa e il Mediterraneo centrale, protagonista la crew di Aurora, nave veloce di Sea-Watch, impegnata in una missione di ricerca e soccorso lungo la rotta migratoria più pericolosa al mondo; “
Schiuma di mondi” di Anna Marziano che porta sull’Isola di S. Erasmo (Venezia), dove un’avvocata alle prese con le gioie e le difficoltà della maternità da single, cerca di reinventare il senso della sua professione, mentre l’acqua sale; in “
Il grande buco” di Davide Crudetti, Davide (il regista stesso) e Paola, una coppia di millennial, si chiedono se sia ancora possibile immaginare il futuro e quanto abbia senso oggi mettere al mondo un figlio, un pensiero che li accompagna in un viaggio alla ricerca di nuovi orizzonti politici, tra urgenza e desiderio; “
Azzorre” di Cecilia Maria Giampaoli è il racconto in prima persona della regista che comincia nel febbraio 1989, quando un aereo si schianta sulle isole dell'Atlantico, attraverso fotografie di famiglia e una cassetta con le ultime riprese di suo padre; “
Luana, ragazza” di Ernesto Pagano fa luce sulla storia infranta di Luana D’Orazio, operaia tessile di ventidue anni, giovane madre che muore risucchiata nel macchinario al quale lavora: è la fine di una vita e l’inizio della battaglia di sua madre Emma contro un sistema produttivo che, in Italia, uccide tre lavoratori al giorno; da Firenze, c’è poi “
Finchè resta il tuo nome” di Gianmarco D'Agostino, in cui il regista cerca le prove delle azioni di Gerhard Wolf, console tedesco nella Firenze occupata che usò il proprio ruolo istituzionale anche per salvare molti abitanti della città dalla furia del Terzo Reich; infine, “
Quando è pronto, il fieno canta” di Letizia Buoso, ricerca della regista sulle orme della sua famigiia nei luoghi del nord-est italiano, oggi frammentati dall’arrivo della Tempesta Vaia nel 2018, tra archivi, storia e luoghi che cambiano.
Per omaggiare i 50 anni di carriera nel cinema documentario di
Barbara Kopple, il Festival dei Popoli, nell’ambito della terza edizione del progetto “
Women Trailblazers in Documentary Cinema”, realizzato in collaborazione con Calliope Arts Foundation, presenterà la sua trilogia sui diritti dei lavoratori: la regista americana sarà ospite speciale e presenterà in sala i suoi documentari a partire dalla serata di martedì 3 novembre (ore 21, al Cinema La Compagnia) quando riceverà il "
Women Trailblazers in Documentary Cinema Award", in occasione della proiezione del suo capolavoro del 1976, “Harlan County, U.S.A.”. Il progetto, sviluppato nel corso delle ultime edizioni, porta al Festival omaggi e focus dedicati a cineaste trascurate dalla storiografia del cinema. Prima regista a vincere due Oscar per il miglior documentario - per “
Harlan County, U.S.A.” (1976) e “
American Dream” (1990) - e prima donna a ottenere il riconoscimento per un lungometraggio, Kopple ha attraversato cinquant’anni di storia americana raccontando conflitti di classe, lotte sindacali e diritti dei lavoratori, con un cinema profondamente legato alle persone e ai tumulti del presente.
“
Harlan County, U.S.A.” segna l’esordio della filmmaker ed è il ritratto dello storico sciopero dei minatori della Brookside Mine, nel sud-est del Kentucky. Dopo il rifiuto della Duke Power Company di riconoscere il contratto dei lavoratori che avevano votato per costituire un sindacato, ne seguì un anno di sciopero segnato da scontri, intimidazioni e violenza, che coinvolse duramente i minatori e le loro famiglie. Il secondo premio Oscar arriva con “
American Dream” (1990) - al Cinema Astra, giovedì 5 novembre alle 17 - storia dello sciopero dei lavoratori della Hormel di Austin, in Minnesota, tra il 1985 e il 1986, una lotta che si trasforma anche in un duro conflitto interno al movimento sindacale. Il suo ultimo film, “
Union Town” - al Cinema La Compagnia, mercoledì 4 novembre alle 17, seguito dal talk con la regista - presentato in anteprima alla Biennale Cinema di Venezia 2026, porta quelle stesse tensioni nel presente, seguendo il settore delle consegne dell’ultimo miglio a New York. Attraverso le rivendicazioni dei lavoratori di UPS, Amazon e delle piattaforme digitali, il documentario racconta la precarietà del lavoro contemporaneo e le nuove forme di organizzazione collettiva, in un momento di rinascita del movimento sindacale americano.
Tra gli ospiti del festival sarà presente anche
Haile Gerima, a cui verrà dedicato un omaggio speciale: il regista etiope sarà a Firenze lunedì 2 e martedì 3 novembre per presentare la sua nuova opera in prima italiana "
Black Lions - Roman Wolves", un’epopea documentaria in cinque parti sulla resistenza dell’Etiopia alla seconda invasione italiana del 1935, sulla memoria di Adua e sulla lotta per liberare una volta per tutte la storia africana dalle distorsioni coloniali. L’evento fa parte del progetto “Se l’ascia dimentica, l’albero ricorda” የወጋ ቢረሳ፤ የተወጋ አይረሳ – Haile Gerima, un percorso itinerante che attraversa diverse città italiane grazie a una rete di istituzioni e realtà culturali. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con The Recovery Plan e Leuphana Universität Lüneburg, con il supporto dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza e del Museo Nazionale del Cinema di Torino.
L’occasione per incontrare il regista sarà martedì 3 novembre, alle 19.30, presso The Recovery Plan (via Santa Reparata 19R, Firenze), dove Gerima dialogherà con lo storico Uoldelul Chelati Dirar. In occasione del talk sarà inaugurata anche la
mostra “Clouds over Ethiopia”, curata da Black History Month Florence (BHMF) in collaborazione con il Festival dei Popoli: materiali d’archivio e opere della regista e scrittrice Ainslee Alem Robson ripercorrono la resistenza all’invasione italiana dell’Etiopia, con un focus sull’aviazione e sulla figura di John Robinson, che si recò nel Paese per addestrarne i piloti.
Dopo l’appuntamento di lunedì 2 con la prima parte, “
The Scar of Adwa”, introdotta dal regista in sala, le restanti parti saranno visibili al Cinema Astra: “Invasion” il 3 novembre; “
Italian Occupation” il 4; “
Guerrilla Warfare” il 5; “
Victory” il 6. Trent’anni di lavoro per un film epocale della durata di nove ore, composto di immagini d’archivio, documenti storici, canti di guerra, poesie tradizionali e testimonianze: “
Black Lions, Roman Wolves” racconta la resistenza del popolo etiope contro l’invasione e l’occupazione italiana. Mescolando materiali d’archivio, interviste a testimoni oculari e storici, riprese originali e scene tratte dalle opere teatrali del padre, Ato Tafere Gerima, il film costruisce un racconto corale e multilingue di una guerra combattuta non solo con le armi, ma anche attraverso la cultura, la memoria e la parola, ribaltando una narrazione a lungo dominata dallo sguardo italiano e occidentale.
Torna il talk dedicato al cinema del reale italiano per raccontare la transizione dal documentario alla finzione compiuta in Italia da un’intera generazione di filmmaker che, a partire dal confronto con la realtà, ha contribuito a rinnovare radicalmente la cinematografia del nostro paese negli anni 2000. A dialogare sul palco del Cinema La Compagnia, venerdì 6 novembre alle 19 (ingresso gratuito), saranno la regista Alina Marazzi, il produttore Gianfilippo Pedote e la montatrice Aline Hervé. Torna così a Firenze Alina Marazzi, il cui cinema attraversa da sempre soggettività femminile, maternità e memoria, da Un’ora sola ti vorrei a Vogliamo anche le rose e Tutto parla di te, fino a La ragazza con la Leica, di prossima uscita nelle sale italiane. Insieme a lei ci saranno Gianfilippo Pedote, produttore di oltre 40 tra lungometraggi di finzione e documentari con registi come la stessa Alina Marazzi, Agostino Ferrente, Sandro Baldoni, Giuseppe Bertolucci, Godfrey Reggio, e Aline Hervé, montatrice, tra i tanti dei film Il passaggio della linea e Martin Eden di Pietro Marcello.
Datato convenzionalmente al 1976, anno del debutto dei Ramones, il punk ancora ispira generazioni e guida le controculture verso l’urgenza di far sentire la propria voce: per celebrare i 50 anni del genere musicale il Festival invita il documentarista che meglio di ogni altro ha saputo mettere in immagini la bruciante traiettoria dello storico movimento generazionale. Dal 5 all’8 novembre sarà a Firenze
Lech Kowalski, con una retrospettiva inserita in Let the Music Play, la sezione dedicata al cinema documentario che indaga la musica e i suoi protagonisti. Cineasta apolide e ribelle per vocazione, Kowalski ha sempre rivolto lo sguardo alle dinamiche sociali e ai meccanismi di sopraffazione, dando vita a un cinema indipendente e in prima persona, dove corpo e voce del regista diventano strumenti di accoglienza e solidarietà verso le vite altrui.
Al Festival si vedrà il suo primo rockumentary “
D.O.A. - A Rite of Passage” del 1981 (Cinema La Compagnia, 5 novembre), che segue i Sex Pistols durante la tournée americana del 1978, mentre la band è ormai prossima allo scioglimento. Un’opera folgorante e immediatamente di culto, tra cui resta memorabile l’intervista a Sid Vicious e Nancy Spungen. Kowalski torna alla scena punk nel 1999 con “
Born To Lose - The Last Rock and Roll Movie” (Cinema La Compagnia, 8 novembre), realizzato nell’arco di un decennio a partire da oltre 400 ore di materiale: un ritratto glorioso e struggente di Johnny Thunders, leader dei New York Dolls e degli Heartbreakers. Nel 2002 realizza “
Hey Is Dee Dee Home?” (Cinema Astra, 6 novembre alle 22.30), sfaccettato ritratto autobiografico del bassista dei Ramones, tra amori, droghe, musica e tatuaggi. Kowalski presenterà anche “
East of Paradise”, opera divisa tra la testimonianza della madre deportata in Russia e quella dell’autore che ripercorre i propri esordi, film chiave per comprenderne origini e poetica. La proiezione è in programma al Cinema La Compagnia sabato 7 novembre alle 17; alle 19 il regista sarà protagonista di una masterclass aperta al pubblico a ingresso gratuito.
Visioni d’Europa, una nuova sezione: per la prima volta, la rassegna di documentari dedicati alla cittadinanza e alla cultura europea firmata dall’European University Institute (EUI) entra nel programma del Festival dei Popoli. Saranno 4 i titoli - tre dei quali in proiezione nella sala di Palazzo Buontalenti a Firenze - su attualità e giornalismo, dai luoghi della politica alle redazioni, passando per punti di vista critici e analitici, per riflettere sulle direzioni che l’Europa sta intraprendendo.
Si comincia martedì 3 novembre al Cinema La Compagnia con “
The Helsinki Effect” di Arthur Franck, in prima italiana, racconto della storica Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa che, nel luglio 1975, riunì a Helsinki trentacinque leader mondiali segnando un passaggio cruciale della Guerra Fredda. A seguire, le proiezioni saranno a Palazzo Buontalenti: mercoledì 4 novembre, “
80 Angry Journalists” di András Földes e Anna Kis racconta la crisi di Index.hu, la più grande redazione indipendente ungherese, e le dimissioni in massa di oltre 80 giornalisti nel 2020 sotto la crescente pressione politica. Giovedì 5 è il turno di “
Hungry” di Susanne Brandstaetter, che indaga le connessioni tra crisi della sicurezza alimentare, deterioramento del lavoro e declino delle democrazie. Infine, venerdì 6 novembre, “
Techplomacy” di Susanne Kovacs segue la diplomatica danese Anne Marie Engtoft Meldgaard nella sua battaglia, dalla Silicon Valley alle Nazioni Unite, per la regolamentazione delle grandi aziende tecnologiche, la responsabilità e i diritti digitali.
Nell’ambito di “
Women Trailblazers in Documentary Cinema”,
Feminist Frames, il progetto realizzato dal Festival dei Popoli in collaborazione con Calliope Arts Foundation, si inserisce anche Feminist Frames, sostenuto dal progetto di ricerca FILMGRIT - Sapienza Università di Roma. Una selezione di opere di registe internazionali, realizzata in collaborazione con una rete di cineaste femministe che crea spazi di mutuo sostegno, co-creazione e condivisione di pratiche. Sono 7 quest’anno i titoli scelti: “
Barbara Forever” di Brydie O’Connor racconta l’opera, la vita e l’impatto culturale della regista Barbara Hammer, pioniera che ha trasformato il cinema sperimentale e non solo con la sua visione singolare; in prima mondiale “
Inside” di Dorota Vlnová, esplorazione poetica dell’aborto attraverso i ricordi delle donne che lo hanno vissuto; “
The Divine Feminine” di Ivana Todorovic, in prima mondiale, è girato all’interno di una clinica ginecologica e mostra come nei momenti di maggiore vulnerabilità, le donne rivelano i profondi legami tra mente e corpo; sono poi in programma due corti della regista ungherese Márta Mészáros: “
Care and Affection” del 1968 su un gruppo di bambini inseriti nel sistema di affidamento ungherese, e “
In the Lőrinc Spinnery” del 1972, ritratto delle donne al lavoro in uno stabilimento di filatura; infine “
The Zone” di Güliz Sağlam e Feryal Saygılıgil, in prima italiana, segue sette lavoratrici in quattro diverse città della Turchia, nelle zone di libero scambio, tra recinzioni e confini di senso sfumati; e in prima italiana, “
Layers of Dispute” di belit sağ, ritratto di donne lavoratrici migranti durante la vertenza sindacale che le ha riguardate. Il 5 novembre, dalle 15 alle 17,
Feminist Frames propone inoltre il workshop aperto “
No Private Matter. Produzione, riproduzione, contro-produzione”, una riflessione sul modo in cui il cinema racconta e rende visibile il lavoro retribuito e non retribuito, intrecciando storie personali e storia collettiva.
Non solo spettatori, ma protagonisti del cinema di domani: Festival dei Popoli e Fondazione CR Firenze rafforzano il proprio impegno verso le nuove generazioni con
Popoli Next Generation, il progetto che accompagna bambine e bambini, adolescenti e giovani alla scoperta del cinema documentario, coinvolgendoli come partecipanti attivi. L’iniziativa raccoglie e mette a sistema le attività che il festival dedica ai più giovani dal 2018, con tre percorsi distinti e complementari, attraverso età ed esperienze diverse: il programma Popoli for Kids and Teens, con corti d’animazione e documentari accompagnati da laboratori creativi; Popoli Young Jury Day, una giornata in giuria per adolescenti tra 14 e 18 anni, in collaborazione con Fondazione Stensen; Popoli Next Lab, la formazione per le scuole secondarie di secondo grado, con percorsi dentro e fuori dall’aula per conoscere le professioni del cinema, il dietro le quinte di un festival e gli strumenti della critica cinematografica.
Evento speciale di
Popoli Next Generation è la prima assoluta di “
Le cose che posso cambiare”, un film di Serena Mannelli e Federico Micali, in programma domenica 8 novembre alle 11 al Cinema La Compagnia (ingresso gratuito). Girato nelle scuole fiorentine, il documentario coinvolge un gruppo di adolescenti in un percorso di confronto sulla parità di genere, tra stereotipi, linguaggio, consenso, violenza e mascolinità tossica, accompagnato anche dallo sguardo delle bambine e dei bambini più piccoli.
Tra gli appuntamenti per tutta la famiglia, domenica 8 novembre alle 16 al Cinema Astra sarà presentato “
La vita segreta dei giocattoli” di Alexandra D’Onofrio e Sara Zavarise, alla presenza delle registe: un viaggio dal Nord al Sud dell’Italia insieme al giocattolaio Roberto Papetti, che incontra bambine e bambini trasformando materiali di recupero in giochi e facendo del gioco uno strumento per parlare di pace, ambiente e creatività.
Popoli Next Generation è un progetto di Festival dei Popoli e Fondazione CR Firenze in collaborazione con PARC – Performing Arts Research Centre, Fabbrica Europa, Fondazione Stensen, Cinema Astra, Lanterne Magiche, Cinema La Compagnia e Murmuris, con il sostegno di Unicoop Firenze e con con il supporto di Mukki.
Doc at Work è la piattaforma industry del Festival dei Popoli, dedicata al cinema documentario e all’incontro tra professioniste e professionisti italiani e internazionali. Presentazioni di progetti, talk, formazione, networking e matchmaking creano occasioni di confronto e opportunità di produzione, finanziamento, distribuzione e collaborazione. Tra gli appuntamenti, Proxima presenta tre documentari italiani e tre internazionali in fase di montaggio o post-produzione a festival programmer, distributori, sales agent e professionistə internazionali. Country in Focus, dedicato nel 2026 a Croazia e Slovenia, favorisce coproduzioni e collaborazioni internazionali attraverso la presentazione di sei progetti e un panel sulla coproduzione con l’Italia. Il programma comprende inoltre talk e panel dedicati all’industria del documentario, tra cui
Meet the Festivals, incontro con programmer di festival europei, e Short Film Distribution, dedicato alla distribuzione dei cortometraggi. Audience Design, Television Distribution e Platform Distribution, dedicato all’ecosistema VOD e SVOD, sono invece realizzati nell’ambito di “
Produzione Cinematografica a 360°”, a cura di CNA Firenze e Manifatture Digitali Cinema (con il supporto di Fondazione Sistema Toscana, Regione Toscana e Giovanisì).
Itineranze Doc, percorso di formazione e sviluppo per giovani filmmaker, si conclude al Festival con il pitch di sei progetti davanti a professioniste e professionisti del settore, mentre Meet the Experts propone incontri individuali per confrontarsi sui propri progetti e creare nuove relazioni professionali. Con il sostegno di Croatian Audiovisual Centre, Slovenian Film Centre, Ministero della Cultura, SIAE “Per Chi Crea”, Fondazione di Sardegna, CNA Cinema e Audiovisivo Firenze, CNA Cinema e Audiovisivo Toscana, Catalan Films, German Films, Swiss Films e con il supporto di SudTitles, DokLeipzig, Sheffield Doc Fest, Visions du Réel.
Il
Festival dei Popoli dedica uno spazio anche alla condivisione e alla messa in rete di giovani talenti a livello nazionale e internazionale: il
Future Campus è rivolto ai giovani professionisti under 35 e si articola in laboratori dedicati a diversi ambiti del cinema documentario, tra masterclass, panel, workshop e proiezioni. Tra questi, la Giuria Giovani che selezionerà il film più innovativo della sezione Discoveries, “
Make it Real: pratica documentaria”, rivolto a studenti e studentesse delle scuole di cinema; “Another Story”, workshop di critica cinematografica realizzato in collaborazione con Cineuropa e ispirato al modello formativo GoCritic!, che propone un approccio femminista alla storia, alla teoria e alla scrittura di cinema; “
Visual Anthropology: filmare le culture”, realizzato con il corso di Laurea magistrale in Antropologia della Contemporaneità dell’Università di Siena, che rinnova il legame storico tra cinema documentario e pratica etnografica. Completa il programma “
Il reale non esiste, si monta - Riscrittura, ritmo e struttura nel cinema documentario”, laboratorio sulle tecniche di montaggio realizzato da Manifatture Digitali Cinema in collaborazione con il Festival dei Popoli e finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027.
Alla 67ª edizione saranno inoltre consegnati i seguenti riconoscimenti: per la prima volta, il Premio OpenDDB al miglior documentario italiano a impatto sociale, in collaborazione con OpenDDB - Distribuzioni Dal Basso; il Premio di distribuzione CG Entertainment al Miglior Film Italiano e il Premio di distribuzione on demand CG Digital al Miglior Film Europeo della selezione Habitat, entrambi assegnati da CG Entertainment; il Premio “Diritti Umani”, assegnato da Amnesty International Italia; il Premio Fondazione CR Firenze - Popoli Next Generation, assegnato da una giuria di giovani nell’ambito del Popoli Young Jury Day; il Premio di distribuzione in sala “Imperdibili”, assegnato da Cinema La Compagnia - Fondazione Sistema Toscana al Miglior Film Italiano; il Premio di distribuzione in sala “Il Cinemino”, assegnato da Il Cinemino di Milano al Miglior Film Italiano per impegno, valore sociale e innovazione stilistica; il Premio per il Miglior Montaggio, assegnato da AMC - Associazione Montaggio Cinematografico e Televisivo a un film del Concorso Italiano.
Ai riconoscimenti si aggiunge il MYmovies Award, assegnato al film con la valutazione media più alta del pubblico online: in occasione della 67ª edizione, una selezione dei film in programma sarà infatti disponibile su MYmovies ONE e il vincitore riceverà un’offerta di acquisizione SVOD, nel rispetto delle finestre di sfruttamento previste. La 67ª edizione segna inoltre il debutto de “Il Cinema del reale”, il nuovo canale del Festival dei Popoli su MYmovies ONE, con una selezione di film del Festival da vedere e scoprire durante tutto l’anno.
19/10/2026, 18:55