Note di regia di "Stelle nel Pozzo"
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Stelle nel Pozzo" nasce dall’esigenza di tornare su una vicenda - quella di Gisella Orrù, a cui il corto è liberamente ispirato - che negli anni è stata raccontata molte volte, tra podcast, libri e programmi televisivi, senza che mai lo sguardo si posasse davvero sulla condizione di vita delle giovanissime ragazze coinvolte. Non è la cronaca a interessarmi, ma ciò che la cronaca ha sempre lasciato fuori campo: l’adolescenza della Sardegna post-industriale di fine anni ’80, un mondo mai veramente esplorato dal cinema, fatto di amicizie assolute, di sogni di fuga e di una vulnerabilità che il contesto sociale di Carbonia rendeva ancora più esposta.
La regia adotta un approccio naturalistico: luce naturale, ambienti reali, una macchina da presa che osserva senza giudicare e che resta sempre all’altezza delle protagoniste. A questo si accompagna una grammatica del montaggio essenziale, fatta di pochi stacchi e di tempi dilatati, che lascia respirare le scene e affida il peso emotivo del racconto alla potenza espressiva delle giovani attrici protagoniste, vero centro gravitazionale del film: è attraverso i loro volti, i loro silenzi e la loro complicità che il fatto viene analizzato dall’interno, dalla vita quotidiana di Caterina e Cinzia.
La scelta del formato anamorfico risponde alla stessa intenzione: conferire al racconto un respiro pienamente cinematografico, allontanandolo il più possibile dall’estetica giornalistica e televisiva della cronaca nera, per restituire alle due ragazze — e a tutte quelle come loro — la dignità di personaggi, non di vittime da rotocalco.
Paolo Carboni