IO SONO FELICE - Michael Zampino: "Alla scoperta di Felice Andreasi"
Presentazione venerdì 18 settembre in anteprima mondiale al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo di Milano per "
Io sono Felice. Riscoprire Felice Andreasi" di Michael Zampino e Antonio De Lucia. Abbiamo intervistato Zampino alla vigilia della prima.
Come è entrato Andreasi nella sua vita?
Per caso, nel 2004, un anno prima della sua scomparsa. Io allora stavo iniziando a muovermi nel cinema (prima ho lavorato per anni nell'industria del petrolio... il mio film "Governance" parla di quell'esperienza).
Avevo scritto un copione per una commedia, il protagonista era un portiere surreale che veniva licenziato e maltrattato da una ditta ultratecnologica, e piano piano scivolava nel territorio dell'immaginario: un personaggio malinconico e surreale, Felice era la persona giusta per interpretarlo.
Antonio De Lucia, mio amico, lo conosceva da tempo e ha organizzato una visita a casa sua a Cortazzone per convincerlo a tornare a fare un ruolo al cinema. Felice aveva letto la sceneggiatura e voleva più informazioni, era contento di questa opportunità: purtroppo era già malato ed è finita lì.
Tre anni fa, infine, Antonio mi ha proposto l'idea di questo documentario: per me è stato come riprendere una strada che avevo abbandonato e non avevo potuto concludere...
Come avete strutturato il progetto?
L'idea era di sfruttare i materiali inediti di Antonio, che lo conosceva bene e aveva potuto accumulare nel tempo materiali originali che abbiamo ritrovato.
Lui aveva lavorato a una biografia antologica molto esaustiva, durante la preparazione aveva fatto registrazioni di alcune interviste, con una miniDV di bassa qualità, sempre nel 2004.
Felice seduto sul divano (che è poi diventato la locandina del film), momenti privati molto speciali che alterniamo con le interviste fatte oggi, in qualità 4k. Ci sono momenti più veraci e privati di famiglia, il tutto è molto vintage, girato in 4:3, anche le foto non le abbiamo ritoccate in alcun modo. Il risultato è molto artigianale, come era lui. Abbiamo lasciato la polvere sulle vecchie foto, mostrando anche momenti a margine dell'intervista, volevamo evitare l'effetto mezzo busto, patinato. Così è più caotico, forse, ma più libero. Mi sono ispirato ad Agnes Varda.
Come avete lavorato con i materiali d'archivio?
Diciamo che è stata una produzione "omaggio", partita dalla buona volontà di Antonio e da alcune mie conoscenze nel mondo del cinema di fiction (ringrazio Gianfranco Tortora, Stefano Paradiso, Sandro Frezza, Gianluca Cristofari...). Purtroppo non abbiamo avuto nessun fondo da Regione e Film Commission Torino Piemonte, c'è stato un bug informatico: è stata una cosa quasi comica, alla Andreasi, non sono riusciti ad aprire il file e quando ce l'hanno fatta ormai era tardi...
Abbiamo 7 preziosi minuti di Rai Teche, preziosi perché lo fanno vedere nelle trasmissioni cult a cui ha lavorato: ci hanno dato una licenzia festivaliera per poterli usare.
Non manca la pittura, grande passione di Andreasi.
Era la parte più profonda di lui, scoperta quando sono andato a Cortazzone per quell'incontro... Ho scoperto un universo che era la sua vera passione, la pittura. Il documentario cerca di raccontarlo al di là del personaggio Andreasi, tra vocazione e passione: come attore era talento puro, ma non si sforzava, la pittura era il suo vero amore (decida il pubblico se fosse un pittore di un certo livello o meno).
Noi mostriamo la frattura, il tormento, l'ironia crudele che può nascere in ogni artista: Felice era quasi misantropo, per certi versi, ha sempre scelto posti isolati, per capirlo andare a Cortazzone è perfetto, una villa sperduta che gli consentiva di isolarsi e immergersi nella natura... Lui faceva l'attore perché era stato quasi trascinato su un palco, avrebbe voluto solo dipingere.
Interessante che affrontiate anche la sua (non) fama attuale tra i giovani...
L'idea è nata strada facendo, io ero un po' "Candido" rispetto ad Antonio, ero la parte più pragmatica della coppia. Abbiamo scelto un giovane narratore - Federico Pellegrino - che vuole fare un documentario su Andreasi e capisce che c'è un mondo dietro la sua comicità.
Parlando con lui e i suoi amici abbiamo scoperto che i giovani non conoscono per niente lui ma neanche il cabaret, che era davvero dissacrante... è stato la parte più anarchica della nostra cultura, che oggi è scomparsa. Oggi non sarebbe possibile fare cose simili a quelle che facevano Felice e gli altri allora, in prima serata tv.
16/09/2026, 12:55
Carlo Griseri