MANDI FRADIS FRULI 1976 - 2026 - Dal 25 settembre al cinema
Dal 25 settembre 2026 arriva nelle sale italiane
Mandi Fradis, il documentario scritto e diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon, prodotto e distribuito da Cineblend e realizzato con il contributo dell'Associazione Nazionale Alpini, costruito su quarantasette testimonianze che raccontano il terremoto del Friuli del 1976 e che, con il coraggio della commozione, disegnano i contorni di una storia di solidarietà e di determinazione dalle cui macerie sono nate relazioni umane straordinarie oltre ai germi dell’odierna Protezione Civile. Fra i testimoni intervistati, oltre al giornalista Toni Capuozzo, voce narrante del film, e a Piera Patat e Livio Jacob, fondatori della Cineteca del Friuli; ci sono alcuni dei civili che hanno vissuto il terremoto sulla loro pelle, ma soprattutto alcuni dei tantissimi Alpini e Volontari protagonisti di quelle giornate.
Il film sarà presentato in anteprima nazionale il 15 settembre a Milano, al cinema Anteo, alle ore 11:21: lo stesso giorno e lo stesso orario in cui, nel 1976, una seconda forte scossa tornò a colpire il Friuli. Il 16 settembre la proiezione arriva per la prima aperta al pubblico, là dove il mostro del Terremoto ha avuto il suo epicentro, a Gemona al Cinema Sociale, in collaborazione con la Cineteca del Friuli che ha collaborato al progetto ed è custode di gran parte dei materiali d'archivio che costituiscono il tessuto documentale del film.
Il documentario è stato realizzato con il sostegno, inoltre, della Protezione Civile Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia. E con il Patrocinio del Comune di Gemona del Friuli. E vede il supporto della Distilleria Nardini, della Ferramenta Brunello e di Buona Visione.
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Mandi Fradis" è un documentario corale che attraversa il tempo per restituire voce e volto a una delle pagine più significative della storia recente italiana. Attraverso le interviste ai protagonisti diretti di quei giorni – alpini allora impegnati nel servizio di leva, civili colpiti dal sisma, volontari accorsi da ogni parte d'Italia, rappresentanti delle istituzioni e membri della Protezione Civile - il racconto si intreccia in un'unica voce collettiva che non si limita a ricordare, ma restituisce il senso di una straordinaria risposta umana fatta di unione, tenacia, dignità, resilienza e solidarietà: valori che emergono non come concetti astratti, ma come esperienze vissute e condivise.
Al centro della narrazione c'è l'uomo: i volti, gli sguardi, i silenzi e le parole dei testimoni sono il cuore pulsante del racconto, e le relazioni nate in quel contesto di emergenza – spesso destinate a durare tutta la vita – mostrano come l'umanità e il reciproco aiuto possano diventare, anche nelle condizioni più difficili, una forza generativa. Le interviste si alternano ai materiali d'archivio della Cineteca del Friuli che mostrano i territori prima, durante e dopo il terremoto, in un dialogo tra immagini storiche e presente che amplifica il valore della memoria.
Un'attenzione particolare è dedicata alla ricostruzione, raccontata non solo come processo materiale, ma come percorso umano e collettivo: ricostruire, in Friuli, ha significato ricreare legami, restituire identità e ridare vita a comunità profondamente ferite.
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Mandi Fradis" - espressione friulana che significa “Nelle mani di Dio, fratelli” - è il saluto che dà il titolo al film e insieme un'eredità: un invito alle nuove generazioni a conoscere e custodire quei valori che, nati in un momento di tragedia, continuano a vivere in quella che sarebbe diventata la Protezione Civile Italiana. Perché fu proprio in quei giorni, come ci racconta un testimone che “Tutti hanno capito che hanno bisogno degli altri e che chiedere aiuto non è una diminuzione ma un orgoglio e soprattutto un valore.”.
Il racconto si apre il 5 maggio 1976, nel Friuli ancora immerso nella quotidianità: montagne che chiudono l'orizzonte, paesi con una forma antica, case che sono luogo della famiglia e della memoria. Le immagini del presente restituiscono Gemona e gli altri centri colpiti cinquant'anni dopo, in una normalità ricomposta che nasconde una frattura ancora leggibile in ogni strada e in ogni famiglia. A guidare lo spettatore è Toni Capuozzo, voce che non si impone come narratore onnisciente ma accompagna il racconto lasciando spazio ai volti e alle parole di chi la storia l'ha vissuta in prima persona.
Il montaggio alterna i luoghi di oggi ai materiali della Cineteca del Friuli, e il passaggio dal presente al 1976 avviene attraverso dettagli riconoscibili – una facciata, il profilo di un campanile, una fotografia tenuta tra le mani – perché il Friuli ricostruito non cancella quello distrutto, ma lo contiene. Il ritmo si fa via via più teso nell'avvicinarsi alla sera del 6 maggio, quando ogni testimone ricorda dove si trovava e chi aveva accanto, finché, alle 21, il tempo si spezza: il terremoto non è mai trasformato in spettacolo, ma evocato dal suono, dalle immagini d'archivio e dalle parole di chi, da quel momento, ha imparato a misurare la propria vita in un prima e in un dopo.
Tra le voci raccolte nel film figurano quelle di Ivana Forgiarini, Reginetta Giacomini, Giacomo Lepore, Livio Londero, Amedeo Sottana, Giorgio Godina, Loris Savio, Valentino Polce, Sebastiano Favero - Presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Alpini -, Gabriele Marini e Flavia Virilli. Insieme a quelle di decine di alpini delle sezioni ANA giunti da ogni parte d'Italia: dal Friuli-Venezia Giulia – Gorizia, Gemona, Pordenone, Palmanova, Udine, Trieste - al Veneto di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso, Valdobbiadene, Belluno, Venezia, Padova e Marostica, dalla Lombardia di Milano, Varese, Como, Bergamo e Monza al Piemonte di Saluzzo e del Cusio, dall'Emilia-Romagna di Parma, Modena e Reggio Emilia fino all'Abruzzo. Tra i testimoni figurano anche Piera Patat e Livio Jacob, fondatori della Cineteca del Friuli.
Aprono la serie dei testimoni Toni Capuozzo, giornalista; Guerrino Demarchi, da Lucinico, per la Sezione ANA di Gorizia; Giuseppe Turchetti, da Gemona, per la Sezione ANA di Gemona; Luca Morini, da Collecchio-Gaiano, per la Sezione ANA di Parma; Ivana Forgiarini, maestra; Renzo De Candia, da Vigevano-Mortara, per la Sezione ANA di Milano; Reginetta Giacomini, dipendente del Comune di Gemona del Friuli; e Roldano De Biasi, da Vittorio Veneto, per la Sezione ANA di Vittorio Veneto.
Seguono Valentino Polce, da Caravate, per la Sezione ANA di Varese; Giorgio Godina, vigile del fuoco; Luciano Foraboschi, da Fiume Veneto, per la Sezione ANA di Pordenone; Andrea Sgobbi, da San Giorgio di Nogaro, per la Sezione ANA di Palmanova; Gabriele Marini, consigliere del Comune di Gemona del Friuli; Giacomo Lepore, sopravvissuto; Sebastiano Favero, da Possagno, per la Sezione ANA di Bassano del Grappa, presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Alpini; e Silvano Conti, da Asso, per la Sezione ANA di Como.
Proseguono Livio Londero, sopravvissuto; Loris Savio, del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia; Alessandro Cenedese, da Colfosco, per la Sezione ANA di Conegliano; Flavia Virilli, madrina della Brigata Alpina Julia e vicesindaco di Gemona; Amedeo Sottana, da Zero Branco, per la Sezione ANA di Treviso; Franco Tittonel, da Farra di Soligo, per la Sezione ANA di Valdobbiadene; Bruno Girotto, da Oderzo, per la Sezione ANA di Treviso; e Lauro Delli Zotti, da Gorizia, per la Sezione ANA di Gorizia.
Continuano Marcello De Marchi, da San Giorgio di Nogaro, per la Sezione ANA di Palmanova; Luciano Benedetto, da Grions di Sedegliano, per la Sezione ANA di Udine; Angelo Riposati, da Montereale, per la Sezione ANA Abruzzi; Mauro Romagnoli, da Pettenasco, per la Sezione ANA Cusio-Omegna; Fabrizio Pajer, da Chies d'Alpago, per la Sezione ANA di Belluno; Claudia De Faveri, moglie di Franco Tittonel; Lino Chies, da Ogliano, per la Sezione ANA di Conegliano; e Luigi Bacchetta, da Portogruaro, per la Sezione ANA di Venezia.
Si aggiungono Sergio Pezzotti, da Sovere, per la Sezione ANA di Bergamo; Sergio Zaminato, da Villa del Conte, per la Sezione ANA di Padova; Diego Pellacini, da Concorezzo, per la Sezione ANA di Monza; Guerrino Costi, da Prignano sulla Secchia, per la Sezione ANA di Modena; Matteo Dematteis, da Sampeyre, per la Sezione ANA di Saluzzo; Giuliano Bagatin, da Trieste, per la Sezione ANA di Trieste; Giovanni Battista Forchini, da Sovere, per la Sezione ANA di Bergamo; e Pietro Paolo Fadelli, da Colle Umberto, per la Sezione ANA di Vittorio Veneto.
Chiudono l'elenco Edoardo Ciscato, da Fontanelle di Conco, per la Sezione ANA di Marostica; Ermanno Casali, da Cerredolo, per la Sezione ANA di Reggio Emilia; Carlo Scaramuzza, medico; Piera Patat e Livio Jacob, della Cineteca del Friuli; Vittorino Dal Cin, da Pianzano, per la Sezione ANA di Conegliano; e Pierluigi Franchin, da Padova, per la Sezione ANA di Padova.
11/09/2026, 15:02