VENEZIA 83 - “Il Senso della Terra”: Il dramma del Mediterraneo
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Il Senso della Terra”, diretto da
Alessandro Ingaria e
Simone Massi, è un cortometraggio di appena quattordici minuti, sufficienti per lasciare addosso a chi osserva una sensazione difficile da scrollarsi di dosso.
Presentato in anteprima mondiale alla 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Orizzonti - Fuori Concorso, il film affronta una delle tragedie più dolorose e contemporanee del Mediterraneo: quella dei migranti che muoiono durante la traversata e che, troppo spesso, rimangono senza un nome, senza una storia, senza qualcuno che possa riconoscerli.
La storia parte da una stanza, da un'autopsia. Una dottoressa esamina il corpo di un ragazzo, giovanissimo, appena diciottenne o poco più, morto annegato in mare. È un corpo tra tanti, almeno all'apparenza. Ma nelle sue tasche ci sono ancora tracce della vita che si è lasciato alle spalle: un biglietto con un numero di telefono, alcune fotografie, probabilmente quelle dei suoi familiari.
Sono oggetti semplici, quasi banali, eppure improvvisamente ci ricordano che quel corpo non è soltanto quello di un migrante morto in mare. È un figlio, forse un fratello, un ragazzo che aveva una famiglia, dei volti da ricordare e qualcuno che forse stava aspettando una sua telefonata.
Il film è realizzato in un suggestivo bianco e nero, una scelta che contribuisce a rendere l'atmosfera ancora più essenziale e drammatica. Poi, quando la dottoressa trova un misterioso sacchetto nelle tasche del ragazzo, il racconto cambia e prende vita attraverso l'animazione di Simone Massi.
È forse il momento più affascinante del cortometraggio. Il bianco e nero dell'animazione ci porta lontano dal mare e dalla sala dell'autopsia, nei paesaggi dell'Africa subsahariana da cui il ragazzo proveniva. È come se, attraverso quel piccolo oggetto, fosse possibile ricostruire in pochi istanti una vita che non conosceremo mai fino in fondo.
Emergono così il viaggio, la fuga, la fatica e soprattutto l'illusione di una speranza. Un percorso pericoloso, segnato da passeur e trafficanti, affrontato nella convinzione che dall'altra parte del mare potesse esserci un futuro diverso. Una speranza che, per quel ragazzo, si è interrotta tragicamente prima di raggiungere la riva.
Il film riesce perché nella sua delicatezza e al contempo crudezza, dice tutto senza bisogno di raccontare tutto. Non serve mostrare ogni violenza, ogni sofferenza, ogni passaggio di quel viaggio. Bastano pochi frammenti per far intuire una storia molto più grande. Riesce, infatti, a parlare non soltanto di una persona, ma di tantissime persone. Di tutti coloro che hanno affrontato il Mediterraneo cercando una possibilità e che dal mare non sono mai emersi vivi.
E poi c'è quella frase, apparentemente semplice, che rimane impressa più di tutte:
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Dottoressa, non si preoccupi, è solo terra, gliela troviamo spesso nelle tasche".
È una frase che sembra quasi voler ridimensionare quel dettaglio, renderlo qualcosa di normale. Ma dopo aver visto ciò che quella terra rappresenta, è impossibile considerarla soltanto terra. È la terra da cui quel ragazzo è partito. È il luogo della sua infanzia, della sua storia, delle persone che ha lasciato. È ciò che si è portato dietro fino alla fine, l'ultimo legame con la sua casa.
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Il Senso della Terra” è un cortometraggio breve ma intenso. Non cerca facili emozioni e non ha bisogno di grandi discorsi. Racconta una tragedia enorme attraverso dettagli piccoli, e sono proprio questi a renderlo così commovente.
Alla fine dei quattordici minuti resta soprattutto una domanda: quante storie come questa sono rimaste in fondo al Mediterraneo, senza che nessuno abbia mai potuto raccontarle?
Un film piccolo nelle dimensioni, ma enorme per ciò che riesce a lasciare dentro.
11/09/2026, 16:35
Marta Bello