VENEZIA 83 - "La cittą dei vivi", al di lą della cronaca nera
Un ragazzo come tanti, senza idee chiare sulla sua vita e con un futuro fatto solo di speranza, cresciuto (adottato) in una famiglia proletaria ma sana, con una fidanzata che lo ama, amicizie storiche e solo qualche problema di soldi, si ritrova in un giro di prostituzione e di droga e viene ucciso brutalmente all'interno di un gioco mal riuscito di una coppia di amici-amanti che infieriscono senza pietą sul suo corpo.
La sintesi della storia (vera) č questa, ma la si puņ raccontare in tanti modi: ai due estremi, la morbositą particolareggiata e frammentata del romanzo, scritto da Nicola Lagioia nel 2020, che la ricostruisce muovendosi andando avanti e indietro nel tempo, presentando numerosi personaggi centrali e non, inserendo le emozioni e le azioni del suo stesso autore, dilungandosi sul "post" forse pił che sul "pre" e sul "durante", perché quel caso - l'uccisione di
Luca Varani - č stato nel 2016 e per molto tempo al centro delle cronache, dei commenti social e del discorso collettivo.
L'altro estremo č quello scelto da
Edoardo Gabbriellini per il film omonimo, in concorso a Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia numero 83: racconto lineare cronologicamente, Varani come protagonista assoluto (mentre nel romanzo appare molto in lą ed č sicuramente meno centrale rispetto ai suoi assassini), una scelta drastica e asciuttissima nel (non) rappresentare l'omicidio, la totale assenza di processo e derive cronachistiche successive.
Non c'č un modo giusto e uno sbagliato, ovviamente, dipende dai propri obiettivi: di certo, chi dopo aver letto il libro di Lagioia o aver seguito il dibattito mediatico ai tempi si aspettava qualcosa di simile, troverą altro. Si sappia, spoiler o meno che sia. Gabbriellini vuole altro dal suo film, forse presentarci una sorta di "banalitą del male", o di mostrare quanto il fato possa essere decisivo per le sorti di ciascuna persona.
Di certo, questa versione quasi senza sangue appare perfetta per uno degli obiettivi dichiarati da produzione e distribuzione, far circolare il film nelle scuole per generare un dibattito generazionale. Ma il rischio č quello di aver ripulito troppo, lasciando fuori solo alcuni aspetti sensibili (il tema dell'omosessualitą, che sembra pił rilevante di quanto non č) e rendendo meno facile empatizzare con la vittima, per chi arriva alla visione senza aver approfondito il caso altrove.
04/09/2026, 16:45
Carlo Griseri