SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - “E-I-E-I-O”: Un esperimento
visivo che incontra il videogioco
“
E-I-E-I-O” è un cortometraggio diretto da
Noemi Arfuso, artista e regista visiva, ed è stato selezionato dalla Settimana Internazionale della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Il lavoro parte da un'idea piuttosto semplice: due entità sintetiche giocano con l’obiettivo di sterminare gli esseri umani. Si muovono nel gioco e controllano tutto attraverso una rete di telecamere. A un certo punto, però, qualcosa si inceppa e il piano comincia a sfuggire di mano.
Raccontato così sembra quasi un piccolo film di fantascienza. In realtà, davanti allo schermo, ci si trova presto in un territorio molto più difficile da definire. Sembra un esperimento visivo e sonoro, che si inserisce bene nella corrente sperimentale dell’audiovisivo.
Si ha una mescolanza di immagini e riprese, tra riferimenti al mondo dei videogiochi, suoni elettronici e una serie di animaletti carini, innocui e teneri come gattini e pecore. È proprio questo contrasto a rendere il film interessante, ma anche parecchio difficile da seguire.
Le immagini si susseguono rapidamente, e anche i suoni contribuiscono a creare un'atmosfera straniante. Il problema, però, è che “E-I-E-I-O” non concede molti appigli.
Dopo dieci minuti, si può terminare la visione con la sensazione di aver assistito a qualcosa di curioso e divertente senza essere riusciti a capire fino in fondo dove volesse arrivare. È un film sull'intelligenza artificiale? Sul controllo? Sulla sorveglianza? Sulla violenza trasformata in gioco?
Il corto non sembra particolarmente interessato a spiegare la propria idea a chi guarda. Preferisce suggerirla, deformarla e infine lasciarla lì, insieme a una quantità di immagini che sembrano provenire da mondi diversi. Sembra divertirsi con il proprio stesso caos.
Non è sempre facile da seguire, ma è difficile definirlo noioso. Anche quando non si comprende esattamente cosa si stia guardando, c'è sempre un'immagine, un suono o un'associazione visiva che spinge a vedere cosa arriverà dopo. Sono ben riusciti gli effetti visivi di Yahor Maksimau.
Alla fine, però, resta una domanda: quanto deve essere comprensibile un film sperimentale?
Con “
E-I-E-I-O” la risposta sembra essere: non necessariamente molto.
È un piccolo esperimento di cinema e non un racconto tradizionale. Può lasciare perplessi, può sembrare eccessivamente criptico e può anche dare l'impressione che alcune immagini siano lì semplicemente perché divertenti o interessanti da vedere. Ma forse è proprio questa libertà a renderlo coerente con la sua natura.
04/09/2026, 13:45
Marta Bello