CLOROFILLA FILM FESTIVAL 25 - "Giordania - La Terra che Confina
con le Guerre": Una terra meravigliosa del Medio Oriente
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Giordania - La terra che Confina con le Guerre”, scritto, prodotto e narrato da Edoardo Picone, racconta una terra meravigliosa del Medio Oriente, abitata da un popolo generoso e ospitale.
Fin dalle prime immagini, impreziosite da spettacolari riprese con drone, il documentario segue un viaggio che attraversa la Giordania da nord a sud, toccandone i luoghi più iconici. Petra, il deserto del Wadi Rum, i siti legati alla storia e alla fede diventano il filo conduttore di un racconto che, però, non si limita mai ai paesaggi. Il vero protagonista è il popolo giordano.
Fondamentali gli interventi di Fuad Tarawneh, architetto, guida turistica e titolare di Oriental Glimpses, che offre una lettura storica e culturale capace di contestualizzare il presente. Particolarmente interessante è il richiamo alla nascita dei confini moderni nel 1921, quando le potenze coloniali inglesi e francesi ridisegnarono la geografia del Medio Oriente separando territori che per secoli avevano condiviso storia, cultura e tradizioni. Siria, Giordania, Libano e Palestina vengono raccontati come popoli appartenenti alla stessa grande famiglia, cugini, fratelli. Un’ immagine semplice ma efficace per spiegare legami che ancora oggi resistono ai confini politici.
Il documentario affronta anche l’attualità con grande sensibilità. La Giordania non è un Paese in guerra — non conosce un conflitto sul proprio territorio dal 1973 — ma vive ogni giorno accanto alle guerre. E per questo deve pagare un prezzo molto alto: la morte del turismo.
Il turismo, una delle principali risorse economiche del Paese, è crollato perché molti viaggiatori associano erroneamente la Giordania ai conflitti che la circondano, anche a causa della narrazione dei media. Ma dietro questa crisi ci sono alberghi vuoti, guide turistiche senza lavoro, famiglie che vedono svanire il proprio sostentamento pur non essendo coinvolte direttamente nella guerra.
Eppure, nonostante tutto, emerge una straordinaria capacità di accoglienza. Il documentario ricorda come la Giordania ospiti da decenni profughi provenienti da tutto il Medio Oriente, facendo dell'ospitalità una parte fondamentale della propria identità.
Tra i momenti più emozionanti c'è senza dubbio l'incontro con una famiglia beduina. L'invito a bere un tè nella loro grotta diventa il simbolo dell'intero documentario. “Vieni come ospite, ma vivi come un amico”, dice uno dei beduini. Una frase che racchiude perfettamente lo spirito del popolo giordano e il messaggio dell'opera.
La narrazione di Edoardo Picone accompagna il viaggio con una voce calda e mai invadente, mentre la colonna sonora contribuisce a creare un'atmosfera coinvolgente, valorizzando ogni immagine. Il risultato è un racconto equilibrato, che alterna storia, cultura, spiritualità e riflessioni sul presente. La realizzazione è ottima e le riprese con il drone lasciano un senso di meraviglia in chi osserva.
Quest’opera è un lavoro attento, realizzato con delicatezza e sincerità. Porta con sé un messaggio preciso, anzi, un invito. Un invito a guardare oltre i titoli dei telegiornali, a distinguere un Paese dai conflitti che lo circondano e a riscoprire una terra che continua a fare dell'ospitalità il proprio tratto distintivo. Perché la Giordania, come emerge chiaramente dal film, è una terra che non vive di guerra, ma che troppo spesso paga le conseguenze delle guerre degli altri.
Un'opera intensa, visivamente affascinante e profondamente umana, che riesce a raccontare non solo la bellezza di una terra straordinaria, ma soprattutto la dignità, la generosità e il senso di fratellanza delle persone che la abitano.
06/08/2026, 07:40
Marta Bello