Note di regia di "Non Succederà Più"
Non sono nata dentro la militanza. Per molto tempo ho osservato quel mondo da una distanza che mi sembrava naturale, quasi necessaria; la stessa distanza che ho cercato di interporre anche con la borgata in cui sono nata ma a cui non ho mai sentito di appartenere. Poi, per amore, quella distanza si è accorciata fino a scomparire. “Non succederà più” nasce da questo attraversamento personale, fisico ed emotivo: entrare nell’età adulta, essere travolta da un grande amore, mettere in discussione le proprie scelte di vita. Scoprire che stare accanto a chi lotta significa inevitabilmente dover prendere posizione, anche quando non si è pronti a farlo. Il mio sguardo entra nella realtà del Quarticciolo attraverso la relazione con Fabrizio e con il collettivo Quarticciolo Ribelle, cercando di restituire la militanza nella sua dimensione più quotidiana, fragile e umana, lontana da ogni retorica eroica. Mi interessava osservare cosa succede quando la lotta politica smette di essere un’idea astratta e diventa una pratica che invade la vita privata, le relazioni, le paure. Allo stesso tempo, volevo interrogarmi su quanto l’amore stesso richieda una forma di resistenza: restare, esporsi, accettare di non avere il controllo senza cederlo all’altro. Nella politica come nell’amore, le domande più grandi mettono continuamente in crisi il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, un confine sottile e spesso confuso, che richiede tempo per imparare ad abitare le proprie scelte. Il film si muove su questo confine sottile tra spazio pubblico e spazio intimo, tra appartenenza e distanza, tra il desiderio di cambiare il mondo — e talvolta anche l’altro — e la fatica di cambiare sé stessi. Più che raccontare una battaglia, “Non succederà più” prova a stare dentro le sue contraddizioni, lasciando emergere la complessità emotiva di chi lotta — e di chi si trova, quasi suo malgrado, a imparare a farlo.
Arianna Proietti Mancini