SANTI E VAMPIRI - Quando fede, superstizione e scienza si incontrano
C’è una domanda che attraversa tutto il film “
Santi e Vampiri”: come si distingueva, nel passato, un santo da un vampiro? È da questo interrogativo, tanto curioso quanto inquietante, che prende forma il documentario di Serena Porta, distribuito da Draka Distribution, in sala dal 2 luglio 2026.
In un’ora di durata, il film costruisce un percorso che intreccia storia, religione, antropologia, medicina e folklore, iniziando dal clima culturale del 1731-1732, quando iniziarono a circolare i primi articoli dedicati ai presunti casi di vampirismo. Un fenomeno che oggi può apparire quasi leggendario, ma che all’epoca alimentò un acceso dibattito negli ambienti ecclesiastici e accademici.
Il cuore del lavoro è il confronto tra la figura del santo e quella del vampiro, due immagini apparentemente opposte ma accomunate da un elemento sorprendente: il corpo incorrotto. Il documentario approfondisce il modo in cui, in passato, un cadavere – in base a certe caratteristiche – potesse essere considerato come appartenente al regno santità oppure, al contrario, come la prova della presenza di un vampiro. Da qui nasce anche il dibattito tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa, che nel corso dei secoli hanno sviluppato interpretazioni differenti su questi fenomeni. Emblematico è il caso di Teresa Margherita Redi, il cui corpo incorrotto alimentò riflessioni e interpretazioni religiose, mostrando quanto fosse sottile il confine tra fede e superstizione, come mostra il film.
Il documentario mostra svariati interventi di esperti del settore e immagini di resti umani ripresi da diversi musei. Uno dei punti di forza è proprio il contributo degli esperti. Tra questi, ad esempio, lo storico Pasquale Palmieri, professore di Storia moderna all’Università di Napoli, che ricostruisce con chiarezza l’origine del mito del vampiro e il contesto storico in cui queste credenze si diffusero.
C’è spazio anche per il racconto dell’evoluzione della figura del vampiro tra Otto e Novecento, soffermandosi sulla nascita della vampira. La sua comparsa nell’immaginario collettivo coincide con un periodo di profondi cambiamenti sociali: mentre le donne iniziano a mettere in discussione i modelli patriarcali, il cinema e la letteratura finiscono spesso per rappresentarle come figure seducenti ma minacciose, “Mostrificandole”, come sostiene Mirko Lino, professore di Cinema all’Università dell’Aquila. Proprio lui mostra uno spaccato sul cinema, raccontando l’evoluzione della figura del vampiro sul grande schermo e il modo in cui questo ha contribuito a trasformare un’antica credenza in uno dei miti più longevi della cultura popolare.
L’opera dedica anche spazio alla descrizione minuziosa dei processi della morte e della decomposizione dei corpi. Lo fa con un’accuratezza tale che alcune descrizioni potrebbero mettere a disagio il pubblico più impressionabile. È un aspetto da tenere presente, anche se il tono rimane sempre molto accademico e non cerca mai l’effetto horror.
Molto meno convincente, invece, è la scelta di inserire alcune scene animate che raffigurano ricostruzioni storiche. Gli inserti animati sono una bell’idea di per sé, è la resa che risulta poco convincente e sembra realizzata con l’intelligenza artificiale. Questo stile grafico è molto riconducibile all’IA, e stona con il resto del documentario.
Il vero merito è quello di raccontare quella zona grigia in cui le credenze popolari del passato, prive delle conoscenze scientifiche odierne, cercavano di dare una spiegazione a fenomeni che oggi medicina e archeologia interpretano con strumenti e nozioni completamente diverse.
“
Santi e Vampiri” è un viaggio nella storia delle paure umane e del rapporto con la morte. Un titolo consigliato a chi ama la storia delle credenze, il folklore e le connessioni tra religione e scienza, molto meno a chi cerca un documentario dal ritmo spettacolare o è particolarmente impressionabile davanti ai temi legati alla morte.
05/07/2026, 17:29
Marta Bello