ISCHIA FILM FESTIVAL 24 - Ridefinisce il legame tra
spazio geografico e messa in scena cinematografica
I bilanci si fanno sulla tenuta complessiva del progetto, e la XXIV edizione dell’
Ischia Film Festival si chiude confermando una verve culturale che ha pochi eguali in Italia. Non si è trattato di un semplice festival di "location", ma di una rassegna che ha ridefinito il concetto stesso di legame tra spazio geografico e messa in scena cinematografica, portando a Ischia il meglio del cinema d'autore globale.
La serata conclusiva delle proiezioni ha visto la Cattedrale dell’Assunta gremita per l’incontro “Parliamo di Cinema” di Lucia Calamaro intorno ad "
Antartica - Quasi una fiaba". Ambientato nella base scientifica Sidera, il film segue un gruppo di scienziati italiani isolati da otto mesi e impegnati nella progettazione di una città di ghiaccio; l’arrivo di Maria Medri incrina l’equilibrio della missione e apre un conflitto sulle sue scelte etiche e sul futuro dell’umanità. La Calamaro ha affermato: “
Abbiamo costruito una vera familiarità prima delle riprese, con due settimane di prove a Cinecittà: è lì che nascono relazioni autentiche, anche gli attriti, che poi entrano nel film. Venendo dal teatro, credo sia fondamentale per la verità dei rapporti in scena. Mi interessa la fragilità dell’essere umano, quel tentativo precario di avvicinarsi a qualcosa di essenziale. In ‘Antartica’, un mondo insieme fiabesco e ostile, emerge una dimensione istintiva che spinge alla trasformazione. Essere qui è commovente: questo luogo è di una bellezza straordinaria e vedere il film proiettato qui è come assistere a una nascita.”
In Piazza d’Armi, "
Sueña Ahora" di Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini ha attraversato una Cuba sprofondata nel buio di un blackout, dove desideri e visioni si impastano con i suoni della notte. A seguire, "
Nel buio dell’acqua" di David Rodríguez de la Morena segue Mauro Morandi, ottant’anni, che dopo trent’anni trascorsi a custodire un’isola scopre che verrà sfrattato. Il regista spagnolo è intervenuto insieme alla produttrice Sofia Prieto: “
Per noi l’isola è un vero e proprio personaggio, non una semplice location. L’abbiamo trattata esattamente come Mauro: viva, presente, parte integrante della storia. Era fondamentale restituirle questa dimensione, perché il film nasce proprio dall’incontro tra il protagonista e questo spazio così carico di identità. Essere qui al festival ha un valore speciale. Il film ha un legame profondo con le isole e con l’Italia, quindi presentarlo in questo contesto per noi è particolarmente significativo. Siamo davvero orgogliosi di essere qui.”
Alla Casa del Sole, gli ultimi applausi sono andati a "
Rahlo (Shallow Ground)" di Jozo Schmuch, ambientato a Vukovar, dove una madre riavvolge il tempo e riabbraccia il figlio scomparso nella guerra, identico a come era partito; e a "
Sanding Dreams" di Anton Mamykin, che segue uno studente di ingegneria spaziale costretto a tornare al villaggio natale per un’emergenza familiare, mettendo da parte il proprio sogno di stelle.
Il direttore del Festival
Michelangelo Messina ha concluso con un discorso emozionante, ricco di ringraziamenti sentiti, tesi a valorizzare una squadra rodata da anni; un team di professionisti uniti anche dai valori di stima e amicizia.
04/07/2026, 15:14