WOMANITY - Il 27 giugno su Rai Storia
per il ciclo “Documentari d’Autore”
«Questo abito da uomo mi ha reso una donna libera». Perché in Egitto, per sentirsi libera, una donna non può fare altro che travestirsi. Per quarantatré anni. In India, intanto, una donna col volto sfregiato dall’acido smette di nascondersi, mentre nel gelo del North Dakota una camionista è sola tra pozzi di petrolio. Storie lontane, ma accomunate da una stessa tenacia che sono al centro di "
Womanity" di Barbara Cupisti in onda sabato 27 giugno 2026 alle 22.45 su Rai Storia per il ciclo “
Documentari d’Autore”.
Un viaggio nella forza positiva che le donne esercitano nella società, nelle famiglie, nelle comunità, nei luoghi di lavoro, anche quando tutto sembra costruito per impedirla. In tutte le loro storie la violenza è mostrata per quello che produce nei corpi e sui volti. Il film attraversa mondi lontani e li tiene insieme attraverso lo stesso nodo: la possibilità di ricominciare dopo una ferita.
In India, le sopravvissute agli attacchi con l’acido trovano nello Sheroes Hangout Café una rete di solidarietà e una forma di riconoscimento. Accolgono i clienti, raccontano la propria storia, ascoltano quella degli altri. E imparano a non abbassare lo sguardo. «Tutti hanno dei problemi nella vita - dice una di loro -, la differenza è che i nostri sono ben visibili sul nostro volto». E da quella visibilità, che si oppone alla vergogna, nasce una vittoria. Perché, dopo tutto, «anche il Taj Mahal ha una cicatrice».
In Egitto, Sissa lucida scarpe, pedala per la città, resiste agli insulti e a chi cerca di controllarla. Alla figlia, che da bambina non capisce se sia una madre o un padre, risponde con la verità: «Sono tuo padre e tua madre». Perché quell’abito le dà un ruolo e, nascondendo il corpo, rivela la donna.
Negli Stati Uniti del boom petrolifero, costruito dagli uomini e per gli uomini, una donna cerca il proprio posto. Lavora, guida camion, attraversa neve, molestie e paure. Attorno a lei emerge l’altra faccia di quella ricchezza improvvisa: sfruttamento, prostituzione, traffico sessuale, solitudine. E anche qui la risposta passa da una rete di donne che si riconoscono, si sostengono e provano a cambiare qualcosa. Perché, ricordano, «anche un solo atto di gentilezza può portare a dire: “Ce la posso fare”».
26/06/2026, 13:29