TOSCANA FILMMAKERS FESTIVAL 11 - "Sueña Ahora":
Il blackout e la resistenza umana
Gli autori del documentario "
Sueña Ahora" Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini hanno creato questo film collaborando e firmando a tre mani l’opera, dividendosi i compiti e cooperando nell’offrire un lavoro perfetto nel suo insieme. Dalla scrittura alla produzione, dal montaggio all’audio in presa diretta Licchelli, Lorusso e Settembrini hanno unito le loro competenze che, fuse in un lavoro di squadra, hanno permesso di realizzare un film che rimane impresso per la sua profondità, in quanto tocca temi tanto attuali quanto ancestrali. Il buio e la luce possono convivere? Ambientato a Cuba, paese che sta vivendo un periodo davvero drammatico politicamente e socialmente, economicamente tagliato fuori dai giochi internazionali, che viene lasciato morire pian piano per mancanza di interesse e di cura. Un paese poverissimo vivo di giorno e addormentato di sera a causa di frequenti blackout programmati, strategicamente pensati per risparmiare energia, un paese dove mancano servizi e beni di prima necessità, dove la vita la sera scorre al buio totale.
Il film ci regala una descrizione reale dello stato delle cose straordinariamente evocativa, mentre il blackout è un "fastidioso inconveniente" (e un'evidente difficoltà quotidiana), i gesti delle persone acquistano una qualità archetipica: il suono della voce nel buio acquista un altro potere, le stelle visibili nel cielo, il canto di un bambino, l’arpeggio di una chitarra, il pensare durante il gioco degli scacchi. Un uomo si mette la sua muta per la pesca subacquea, qualche cellulare illumina un angolo di una strada dove si riunisce una famiglia al fresco della sera, insomma, la vita continua in modalità diversa senza luce, ma pur sempre continua. L’opera riesce a catturare una dicotomia affascinante: la durezza materiale di un blackout prolungato che si trasforma, attraverso la lente della resistenza umana alle avversità e del cinema che ci regala questi piccoli capolavori in bianco e nero, in un momento di sospensione poetica e quasi sacrale. Anche se i personaggi continuano la loro vita al buio, dimostrando una resilienza fuori dal normale, non si può fare a meno di apprezzare questo cortometraggio che è stato girato con l’obiettivo di mostrare la realtà terribilmente poetica, nonostante la sua drammaticità, di una vita possibile anche nel buio forzato. Se ci si domanda quale sia la morale di questa opera, si rimane incerti sulla risposta, perché se il buio permette di vivere una realtà onirica forse perduta nel resto del mondo (dove la luce illumina ogni attimo della nostra vita cosa che ci impedisce di conoscere veramente il vero buio), d’altra parte questa mancanza di luce forzata sembra una punizione eccessiva verso una popolazione inerme e senza difese. Al contempo, però, le parole del racconto biblico della Genesi ci parlano di una separazione della luce dalle tenebre, dando così al buio una sua ufficialità che, in realtà, senza i forzati blackout che subiscono i cubani, a noi fortunati occidentali, “illuminati h24” dalla tecnologia, dal benessere e dal denaro, resta del tutto sconosciuta. Avere l’illuminazione artificiale però, non significa avere la luce, e chissà che, perdendo la conoscenza delle tenebre, forse perderemo anche la capacità di sognare.
14/06/2026, 18:44
Silvia Amadio