LO SPAZIO VUOTO - Il coraggio di cercare una madre perduta
Presentato in prima assoluta al Biografilm Festival 2026, “
Lo Spazio Vuoto” è un documentario sulla memoria, sul lutto e sulla ricerca della verità. Prodotto da Lab 80 film e PERSEOfilm, da un soggetto di Alberto Ceresoli e Carmela Cosco, il film racconta la storia di Luigia De Santis attraverso lo sguardo del figlio Alberto, che decide di ricostruire il volto e la vita della madre oltre trent’anni dopo la sua morte.
Luigia aveva soltanto diciannove anni quando si tolse la vita in ospedale, subito dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio. Una tragedia che lasciò due bambini, dati subito in adozione, con una serie di interrogativi rimasti sospesi per decenni.
Alberto, il primogenito, intraprende così un viaggio che è insieme indagine documentaria ed elaborazione personale del lutto per chiudere il cerchio.
Il documentario si sviluppa attraverso le testimonianze del padre biologico, del fratello di Luigia e delle sue amiche. La scelta più interessante dell’opera è proprio quella di non accontentarsi di una versione univoca dei fatti. Al contrario, il film mette in dialogo - e spesso in contrasto - racconti profondamente diversi. Particolarmente significativo è il confronto tra le parole del marito e quelle del fratello della donna: due prospettive che sembrano descrivere persone e situazioni quasi inconciliabili. Alberto Ceresoli non prende posizione in modo esplicito, ma lascia emergere le contraddizioni, rendendo evidente quanto la verità sia spesso frammentata e difficile da ricomporre.
La ricerca passa anche attraverso i luoghi. La macchina da presa ritorna nella casa in cui Luigia viveva, all'ospedale e nei posti frequentati dalla madre, soffermandosi su ambienti che conservano ancora le tracce di una storia spezzata troppo presto. In questi momenti il documentario ha una forza emotiva particolare: non si limita a raccontare il passato, ma tenta di renderlo nuovamente presente.
Ciò che emerge con maggiore intensità è la solitudine di questa ragazza di diciannove anni. Con un figlio piccolo e un neonato appena nato, mentre il marito si trovava all'estero per lavoro, Luigia appare come una giovane donna lasciata sola ad affrontare un peso enorme. Il film non pretende di fornire risposte definitive sulle cause del suicidio, ma restituisce con sensibilità il contesto umano e psicologico che circondò quella tragedia.
Dal punto di vista formale, “
Lo Spazio Vuoto” dimostra una notevole cura tecnica. Le riprese sono di alta qualità, così come il lavoro sul suono, elemento fondamentale nella costruzione dell’atmosfera. Indimenticabili le musiche originali di Vinicio Capossela.
L’intensità emotiva rappresenta l’aspetto più affascinante del documentario. Tuttavia, in alcuni momenti si ha la sensazione di assistere a qualcosa di estremamente privato, quasi di entrare in una stanza in cui forse non si dovrebbe essere. È una sensazione che può mettere a disagio, ma che testimonia anche la sincerità radicale dell’operazione artistica.
È un'opera coraggiosa, perché affronta un dolore familiare senza filtri e senza cercare scorciatoie né rassicurazioni. Ma è anche un film che parla a chiunque abbia cercato di comprendere una persona amata attraverso i ricordi degli altri, scoprendo quanto ogni memoria sia inevitabilmente parziale.
È un documentario biografico che cerca di colmare un'assenza. E forse il suo valore più grande sta proprio nell'accettare che alcune domande rimangano aperte, trasformando la ricerca della verità in un gesto d'amore verso chi non c'è più, ma anche verso sé stessi.
12/06/2026, 11:47
Marta Bello