Note di regia di "Absolutio"
L’idea di Absolutio nasce dal desiderio di rappresentare un mondo crudo e decadente, un’immagine di realtà che esplora diverse tematiche attraverso simboli e metafore. Uno dei messaggi principali è quello della schiavitù, rappresentata dalla ragazza sotto il tavolo, ma anche dai padroni stessi, che, pur avendo potere, risultano anch’essi incatenati al tavolo, simbolo della società.
La religione è un altro tema centrale: emerge sia dal titolo, Absolutio (Assoluzione), sia dal richiamo all’Ultima Cena, reinterpretata per i padroni. Questi ultimi accettano consapevolmente il loro destino, come se volessero “comprare” la salvezza eterna, un chiaro riferimento alle indulgenze. Inoltre, la crudeltà del potere viene sottolineata dai nomi nazisti attribuiti ai padroni seduti al tavolo.
L’intento è quello di angosciare lo spettatore, immergendolo in una malinconia visiva. L’inizio, volutamente claustrofobico, si concentra su dettagli stretti, per poi aprirsi sulla scena centrale: un tavolo intorno al quale i padroni banchettano, mentre la ragazza nuda e incatenata mangia i loro avanzi. La progressione della scena sottolinea la crescente avidità e ingordigia del potere: i padroni iniziano a mangiare con compostezza, ma il loro comportamento diventa sempre più sporco e animalesco, culminando in un climax che rappresenta il dilagare della loro voracità.
Le crude immagini sono state scelte intenzionalmente per sostituire i dialoghi, veicolando i temi principali senza bisogno di parole. Ogni dettaglio visivo è pensato per trasmettere il senso di oppressione, decadenza e riflessione sul potere e le sue derivate.
Mirko Decandia