Note di regia di "Tu sai dove"
Tu sai dove è un cortometraggio che racconta con delicatezza e ironia il legame profondo tra un nipote e suo nonno, un legame che resiste al tempo, alla morte, e che si rinnova nei ricordi, negli oggetti, nei gesti quotidiani. Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura di Sara Di Tota, ho sentito subito il desiderio di raccontare questa storia perché affronta con sincerità e poesia temi universali come la memoria, la perdita e l’eredità affettiva, senza mai cadere nella retorica. La mia visione registica parte dall’intenzione di creare un racconto che oscilli tra la malinconia e la leggerezza. La narrazione si muove su più piani temporali, alternando passato e presente, e proprio questa struttura mi ha permesso di esplorare visivamente la differenza tra ciò che è vivo nella memoria e ciò che è immobile nella realtà. La luce e il colore utilizzati sottolineano questo contrasto: il presente è rappresentato con toni caldi ma desaturati, quasi polverosi, mentre i ricordi d’infanzia hanno una luce più viva, con colori saturi e intensi, come se fossero filtrati dallo sguardo emotivo del protagonista. Dal punto di vista della messa in scena, volevamo restituire una dimensione intima e realistica, puntando sulla naturalezza degli ambienti domestici e sulla sincerità dei rapporti umani. Le inquadrature sono spesso ravvicinate nei momenti più emotivi, per cogliere sfumature espressive e piccoli dettagli, mentre nei flashback abbiamo privilegiato una regia più dinamica e giocosa, per restituire lo spirito infantile e anarchico che caratterizza il rapporto tra Andrea bambino e il nonno. Il cuore del film è proprio questo rapporto: affettuoso, complice, a tratti surreale, sempre profondo. Questo cortometraggio è anche una riflessione sul tempo: su come i gesti più semplici possano trattenere ciò che è passato, e su come la memoria non sia mai solo nostalgia, ma anche costruzione attiva dell’identità. Gli oggetti che Andrea ritrova – una cravatta, un sigaro, una fionda – sono portali simbolici che lo riportano a se stesso, alla sua infanzia, alla sua libertà. Infine, Tu sai dove è un omaggio ai nonni e a quel modo unico che hanno di insegnarci la vita attraverso il gioco, le piccole trasgressioni, i rituali condivisi. Vorrei che lo spettatore uscisse da questa visione con il sorriso sulle labbra e una stretta affettuosa nel petto, con la sensazione di aver ricordato qualcosa di proprio, di essenziale. Perché, anche se il tempo passa, certi legami restano per sempre. Al solito posto.
Arianna Prencipe