Note sui costumi di "Non è un paese per single"
Il lavoro sui costumi nasce sempre da una definizione essenziale del personaggio, pochi aggettivi chiave che ne fissano il nucleo — autonomia, concretezza, fragilità, ironia — per poi scavare lentamente più a fondo. L’obiettivo non è soltanto vestire gli attori, ma permettere loro di entrare realmente nei panni del personaggio, offrendo dettagli che diventino strumenti di interpretazione e non semplici elementi estetici. In Non è un paese per single l’ambiente naturale ha guidato molte scelte visive: uliveti, cipressi, vigneti e terre antiche suggeriscono una palette fatta di verdi profondi, marroni, ocra e rossi polverosi, attraversati dai blu del cielo — celeste e ceruleo — colori freschi e vibranti che richiamano un’armonia pittorica ispirata alla tradizione figurativa italiana, come nelle atmosfere dell’“Allegoria del Buono e del Cattivo Governo” di Lorenzetti. I materiali sono prevalentemente naturali — jeans, canvas, cotone, lana, check — tessuti vivi, concreti, legati al lavoro e al quotidiano, soprattutto per Elisa, il cui abbigliamento è comodo, funzionale e terrigno, con proporzioni studiate per lasciare emergere una sensualità spontanea. In netto contrasto, Michele rappresenta un polo opposto: linee più rigorose, lane e tessuti di buona fattura, camicie su misura, capi stirati e inamidati che raccontano controllo, ordine e una distanza iniziale dal mondo più istintivo di lei. Questo dualismo visivo accompagna il loro rapporto, fatto di attrito e progressiva convergenza. Attorno a loro vive il paese, composto da molteplici figure che contribuiscono a definire lo spazio e l’atmosfera del racconto: una comunità fatta di presenze riconoscibili, passaparola e piccoli pettegolezzi, dove anche il costume diventa segno sociale e appartenenza, costruendo una cornice viva e corale che sostiene la storia. All’interno di questa coralità emerge Mariana, madre di Elisa, presenza eccentrica e poetica: una donna dallo stile fortemente personalizzato, fatto di accostamenti vintage e capi reinventati, colori polverosi e domestici in armonia con gli spazi. Piccoli rituali e dettagli — una sigaretta fumata con una pinzetta costruita appositamente, fiori raccolti in giardino e portati tra i capelli — diventano segni distintivi che raccontano una vita interiore intensa e imprevedibile. Sono fermamente convinta che Il costume non debba mai sovrastare il personaggio, ma accompagnarlo, sostenerlo e rivelarne l’identità con discrezione.
Germana Melodia – Costume designer
12/05/2026, 09:08