QUASI GRAZIA - Un "biopic" su Grazia Deledda
Si apre con alcune sequenza di un mare in tempesta, il riuscito “biopic” su
Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 1927. Una tempesta, tante tempeste come quelle che lei stessa ha dovuto affrontare e superare nel corso della sua vita. Il regista
Peter Marcias (Oristano, classe 1977) ci regala un film potente che entra in punta di piedi nell’anima dell’autrice di “Canne al Vento”.
Tre capitoli ben distinti raccontano il suo percorso privato e professionale. Il primo; Roma 1907. La giovane Grazia riceve la visita dell’anziana madre, una donna ruvida che non risparmierà critiche feroci alla figlia. In famiglia nessuno le ha perdonato la fuga dalla terra natia per inseguire il sogno di scrivere, frutto della sua grande passione per la lettura fin da bambina. Una fuga che rappresenta un onta per tutta la famiglia Deledda, uno scandalo imperdonabile che li avrebbe portati “sulla bocca di tutti”. Quella passione irrefrenabile, quella lettura dei libri in età adolescenziale che a detta del padre avrebbero sottratto tempo prezioso all’esercizio nel “fare la femmina”. I dialoghi tra mamma e figlia si fanno sempre più forti, mettendo però in luce lo spirito indomito, libero e coraggioso di una donna che cerca l’indipendenza. Molti anno dopo ritroveremo quella giovane ragazza ribelle diventata donna matura, a Stoccolma nel 1927 in attesa di ricevere il riconoscimento che la consacrò alla storia. Più che la scrittrice fortunata, il regista fa emergere la donna che, seppur aver raggiunto il successo internazionale, si lascia andare alle proprie fragilità a fianco del compagno. Ultimo atto: il terzo tempo, vissuto un anno prima della morte nel 1935. Grazia Deledda è una donna malata che, in solitudine, fa i conti con il proprio passato, rivolgendo spesso un pensiero affettuoso al fratello alcolizzato Santus morto suicida nel 1916.
Tratto dall’omonimo romanzo di Marcello Fois, “
Quasi Grazia” è un bel film girato con quelle regole di cinema “essenziali” che evitano il compiacimento, sfruttando al massimo il talento delle attrici coinvolte. Le tre attrici che “entrano” in
Grazia Deledda. Nella prima parte della vita della scrittrice ecco
Irene Maiorino, nella seconda invece ritroviamo il talento maturo di una sempre brava
Laura Morante. Infine è una ritrovata
Ivana Monti a interpretare una anziana Grazia. Se il film ha un difetto, assolutamente perdonabile, sta proprio in una sorta di “scollamento” tra le tre interpreti. Soprattutto tra la Morante e la Monti, bravissime entrambe ma diverse per temperamento e stile recitativo. Forse sarebbe stato meglio “usare” la Morante fino agli ultimi giorni di vita della scrittrice. Difetto assolutamente perdonabile, vista comunque la bellezza del film.
12/05/2026, 08:13
Federico Berti