Note di regia di "Un Futuro Aprile"
Leggendo il libro “
Sola con te in un futuro aprile” di Margherita Asta e Michela Gargiulo, mi ha colpito l’intensità del punto di vista: la visione di una bambina di 11 anni, a cui la mafia toglie la mamma e i fratellini. Un dolore inenarrabile, profondo, crudo. Margherita cresce e con lei anche la consapevolezza che lottare contro la mafia si può, raccontando la propria vita e la propria testimonianza.
Quello che mi ha colpito fin dalla prima volta in cui ho conosciuto la drammatica storia della famiglia Asta, sono stati i contrasti. Il contrasto fra l’inaudita ferocia del gesto criminale – l’auto-bomba esplosa contro il giudice Palermo – e il candore delle innocenti vittime, la signora Barbara Asta ed i suoi gemellini. Il contrasto fra i piccoli sogni della sorellina superstite, Margherita, e l’enorme vischiosa rete di malaffare e di collusioni contro cui questi sogni si erano infranti.
Lavorando al progetto, altri contrasti si sono imposti in modo indelebile. Il contrasto tra una famiglia retta ancora, malgrado il dolore e i torti subìti, dall’amore e dalla comprensione reciproca, e la “famiglia” mafiosa, retta dalla violenza.
Il contrasto fra la lucente bellezza della costa a Pizzolungo, e la nera nube di orrore scaturita da quella tragica mattina del 2 aprile 1985. Per la famiglia quel tragitto in macchina significava andare verso la luce, la vita. Era un inganno. Non stavano andando verso la vita, ma verso la morte.
Sono questi i contrasti che ho voluto rendere raccontando questa storia. C’è il mondo della famiglia Asta, dove vediamo Margherita cercare di ritrovare una parvenza di vita insieme a suo padre, e il mondo del giudice Palermo, sopravvissuto proprio attraverso il sacrificio di quella famiglia inerme.
Dal giorno della tragedia, però, il mondo di Margherita e quello del giudice attraversano delle similitudini esistenziali: una stessa solitudine li rabbuia, una stessa solitudine circonda la famiglia di Margherita, così simile all’isolamento, all’ostracismo e all’emarginazione di cui comincia a soffrire il giudice. Emerge lo struggente contrasto tra padre e figlia, divisi dalla maniera di vivere il lutto e di cercare di sopportare quel dolore insopportabile. Ma emerge anche il contrasto fra il giudice sopravvissuto, servitore dello stato, e uno Stato che sembra essere incapace di trovare giustizia.
Il drammatico percorso di Margherita e del giudice Palermo per riannodare i fili della loro esistenza, ritrovare il senso della vita lottando per trovare la verità sulla morte di Barbara Asta e dei gemellini, diventano così il percorso di due anime che il dolore allontana per molto tempo, ma che infine fa ritrovare. La tenerezza e l’intensità del loro incontro finale sono la sintesi narrativa ed esistenziale dei protagonisti e della storia
14/05/2026, 15:43