L'ORATORE - Il suono delle parole
“
A mio padre Alberto, a mio zio Tonino. A tutti quelli che non ci sono più ma che saranno sempre nei nostri cuori. Le orazioni di Felice sono per tutti loro”. Si conclude così “
L’Oratore”, il film diretto da
Marco Pollini che ha alle spalle già alcune regie come “La Grande Guerra del Salento”, “Pop Black Posta”, “Una Storia d’Arte”. Nell’ultimo frame del suo lavoro, una toccante dedica a tutti quelli che non ci sono più. Ma in fondo questo frame avrebbe potuto essere anche il primo all’inizio del film. Una sorta di introduzione per far capire meglio allo spettatore, lo spirito con cui “
L’Oratore” è stato concepito.
Ma andiamo per ordine; Felice (
Manuel Nucera) è un giovane adolescente che vive nel profondo Sud. Totalmente scollegato dal suo ambiente, per sensibilità e cultura. Non a caso Felice conserva il sogno di comprarsi un pianoforte e poter suonare nelle piazze e negli angoli del suo paese. Così farà, pur indebitandosi fino al collo, con l’affettuosa complicità di Noemi, l’amica del cuore. Il suo sogno è la musica, come mezzo di comunicazione con il resto del mondo. Ma qualcosa si spezza all’improvviso. Un gruppo di balordi prenderanno a martellate il suo pianoforte. Felice è distrutto, braccato dagli strozzini. In suo aiuto per fortuna ecco arrivare un sacerdote che intuisce la grande capacità oratoria del ragazzo. In assenza della sua musica, Felice riuscirà a trasmettere emozioni e sentimenti, in qualità di oratore, durante le cerimonie funebri. Da quel momento Felice diventa “il ragazzo dei funerali” che tutti vogliono. Le sue parole sentite riusciranno a stemperare il dolore di chi ha perso un proprio caro. E proprio così, pur in assenza della sua musica, Felice troverà la sua dimensione. Ecco che le sue orazioni, come dice la dedica alla fine del film, sono per tutti quelli che non ci sono più.
Il regista Pollini si addentra in una materia molto difficile, con molto coraggio. Ad alcune incertezze narrative che fanno capolino qua e là, vengono in aiuto i lati migliori del film. Prima di tutto l’interpretazione del protagonista
Manuel Nucera, un giovane attore di cui sentiremo parlare in futuro. E poi, grande e carismatico come sempre,
Giorgio Colangeli nel ruolo di un sacerdote. La sua entrata in scena fa decollare il film. Piccola partecipazione per
Marcello Fonte, indimenticabile interprete di “Dogman” di Matteo Garrone, meritata Palma d’Oro a Cannes 2018 come miglior attore.
29/04/2026, 08:22
Federico Berti