A YEAR IN LONDON - Un elogio dell’amore e del coraggio
“
A Year in London” è il nuovo film della regista
Flaminia Graziadei, prodotto da Orange Media, Rain Dogs e LonRom Film Production, attualmente presente in alcune sale italiane. Racconta la storia di Olivia (
Nina Pons), una ragazza semplice, cresciuta in una provincia del Sud Italia e figlia di sarti da generazioni, che si reca a Londra per frequentare un master in una prestigiosa accademia di moda. Questa occasione è per lei non solo un momento di apprendimento, ma soprattutto il modo per trovare sé stessa.
La capitale britannica, messa in antitesi al Sud Italia per idee e tradizioni, stravolge Olivia: Londra è un grido di trasgressione, stimoli e libertà.
Una volta immersa nella metropoli, la protagonista mette in discussione tutte le sue certezze: dal fidanzamento con Paolo (
Matteo Bassi) - una relazione stabile, ma “decisa da altri”, come lei stessa afferma - fino ai valori e alle idee con cui è cresciuta.
Grazie a questa nuova realtà, Olivia intraprende un viaggio verso la propria autenticità, imparando a liberarsi dalle aspettative sociali e a esprimere finalmente sé stessa. Centrale in questo percorso è l’incontro con Nina Parks (
Melanie Liburd) , affermata stilista e sua insegnante, con cui instaura fin da subito un rapporto intenso e speciale. Tuttavia, lo sviluppo iniziale del loro legame risulta talvolta poco chiaro e affrettato. Infatti, il film suggerisce più di quanto mostri, lasciando a chi guarda il compito di cogliere segnali e sottintesi.
Assistiamo così a una trasformazione profonda della protagonista, dall’inizio alla fine del film, che evolve da “brutto anatroccolo” a cigno, in un arco narrativo che ricorda, per certi versi, “
Ugly Betty”. Allo stesso tempo, richiama dinamiche che ricordano “
Il Diavolo veste Prada”.
Il film è leggero - anche se affronta tematiche importanti con un tono e uno stile quasi adolescenziali, il taglio, infatti, sembra quello di un teen drama, anche se le protagoniste non sono adolescenti. I dialoghi sono un po’ freddi e rigidi, e alcuni dettagli poco curati lasciano emergere la finzione del racconto. I personaggi secondari hanno pochissimo spessore e non apportano nulla alla storia. Inoltre, nonostante molte riprese si siano svolte realmente a Londra, la città non appare mai, o quasi. L’unico elemento caratteristico della capitale che viene inquadrato più volte è quello dei classici autobus rossi a due piani. Insomma, alcuni limiti sono evidenti.
Tuttavia, è un elogio dell’amore e del coraggio, che lascia sognare ad occhi aperti un futuro migliore, più leggero e spensierato, in cui ogni persona possa essere libera di esprimere la propria identità e amare chi preferisce. Il film strizza l’occhio all’inclusività a tutto tondo, come le disabilità fisiche, ma anche alla necessità di una moda (e di un mondo) più sostenibile.
Ottimo l’intento di normalizzare, finalmente, una commedia romantica in cui le protagoniste innamorate sono due donne, senza che questo diventi eccezionale.
È un film a lieto fine, che lascia un senso di speranza in un futuro più equo, in cui le “diversità” non vengano più raccontate come eccezioni, ma come espressioni usuali, legittime e dignitose di vivere e di essere.
18/04/2026, 08:55
Marta Bello