ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE - Un film che reinventa
con toni favolistici l’impresa di Fiume
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Alla Festa della Rivoluzione”, ultimo lavoro di
Arnaldo Catinari, racconta una favola, liberamente ispirata a fatti realmente accaduti. Lo spunto narrativo è quello della nota impresa di Fiume del 1919: l’occupazione della città da parte di militari ribelli italiani, per determinarne l’annessione all’Italia, nei giorni in cui si stava trattando al tavolo della pace per la divisione dei territori, all’indomani della Prima Guerra mondiale. Fiume era infatti, in quelle ore, oggetto del contendere tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi Croati e Sloveni. A guidare la rivolta, il poeta-vate Gabriele D’Annunzio.
Il film segue le vicende della giovane Beatrice Superbi (
Valentina Romani), spia russa che vuole proteggere il capo della rivoluzione dagli infiltrati inglesi, visto che il suo paese, all’indomani della rivoluzione del 1917, può probabilmente condividere strategie politiche con l’esperienza della rivoluzione fiumana; Giulio (
Nicolas Maupas), medico e persona di fiducia dello stesso D’Annunzio e vicino agli ambienti anarchici, così come sua moglie Sara (
Susanna Acchiardi), che si reca nella città in cerca di vendetta per una tragica vicenda familiare. Nella città di Fiume arriva e convive inoltre un coacervo di persone più disparate, unite da un idealismo ancora sfilacciato, tra sentimenti nazionalistici, anarchia, sindacalismo rivoluzionario. A complicare il tutto c’è la presenza dell’autoritario e violento Pietro (
Riccardo Scamarcio), a capo dei servizi segreti italiani. Amori, sentimenti, spionaggio, vendette private, si intrecciano in un film che segue le vicende dei sedici mesi dell’esperienza di Fiume: iniziata nel settembre del 1919, la città venne occupata dalle truppe italiane a gennaio 1920, mettendo fine all’utopia dannunziana e dei suoi legionari, in seguito alla mancata accettazione, da parte di questi ultimi del Trattato di Rapallo, che concedeva all’Italia Trento, Trieste e l’Istria, ma non Fiume.
Il film, da un punto di vista formale è ben realizzato: belle le location scelte, convincenti gli attori, notevole la fotografia, curata dallo stesso Catinari, che non i suoi colori ambrati e caldi strizza l’occhio alla mano del grande Storaro, buono il ritmo del montaggio e ben sincronizzata la sceneggiatura e il susseguirsi degli accadimenti. Quello che stride - non poco - all’occhio di uno spettatore medio che abbia studiato un po’ la storia, è l’eccessiva mitizzazione di D’Annunzio e della sua esperienza fiumana: il registro favolistico che attribuisce valori esclusivamente positivi e puramente idealistici e alti alla vicenda.
Non ci sono accenni alla “vittoria mutilata” dell’Italia all’indomani della Prima Guerra mondiale che portò D’Annunzio, i militari ribelli e tutti gli altri a provare quel senso di privazione, frustrazione e desiderio di rivalsa che scatenò il tutto; non c’è traccia del nazionalismo sfrenato che animava quest’esperienza; non viene messo in evidenza il superomismo di D’Annunzio, che faceva riferimento a Nietzsche, che inneggiava le azioni di un individuo eccezionale, di grande ingegno e vitalità, predestinato a dominare le masse, proprio come avviene nell’esperienza fiumana. Le stesse teorie che verranno sposate dal nazismo di Germania e alle quali si ispirava anche il fascismo in Italia.
Se nel film, proprio per dare grande valore all’esperienza di Fiume, si marca la differenza tra D’Annunzio e Mussolini, quest’ultimo ancora direttore di giornale in quegli anni e quindi ancora non a capo dei “fasci di combattimento”, che in qualche modo viene rappresentato come traditore dell’utopia dannunziana, è bene ricordare la matrice superomista che animava molti in quel periodo, D’Annunzio compreso.
Un bel thriller, insomma, che va visto però con la lente della consapevolezza di una evidente rivisitazione storica, ad uso e consumo di quanti vedono in quel tipo di nazionalismo un’esperienza positiva, senza riportare, con fedeltà e onestà, le luci e le (tante) ombre, dell’impresa di Fiume.
15/04/2026, 23:59
Elisabetta Vagaggini