LO SCURU - Una Sicilia tra ombre e mito
“
Lo Scuru” è l’opera prima del regista siciliano
Giuseppe William Lombardo, che debutta con un film cupo e profondamente intenso. Un’opera prima coraggiosa, che resta impressa nella mente di chi la osserva, fatta di immaginari forti e suggestivi.
Il film si presenta come una vera e propria “fiaba nera”, immersa in una fotografia malinconica e livida, che racconta il peso dei traumi personali e familiari sullo sfondo di una Sicilia pagana e onirica. Tra sogno, magia e allucinazioni, seguiamo il viaggio interiore di Raz, un uomo siculo tormentato da incubi terribili che invadono il suo sonno e riaffiorano anche di giorno, con un soggetto e un tema ricorrente. In un universo in cui la realtà si confonde con la menzogna e la fantasia, anche lo spettatore finisce per perdersi e viene trascinato in questa dimensione instabile e spaventosa.
Raz, allontanatosi dalla sua terra d’origine, cerca un equilibrio nella sua vita seguendo le terapie e l’aiuto necessario per la sua schizofrenia. Fino a quando non riceve una terribile notizia e deve tornare nella sua terra natia per prendersi cura di sua madre. Torna così a Butera, dove una serie di eventi legati alla nonna e alla madre lo porteranno a indagare le radici del suo male. In un intreccio tra traumi familiari, leggende e folclore.
Uno stile tra l’horror noir e il thriller psicologico, che potrebbe risultare un po’ pesante per chi non è abituato al genere. Le immagini sono spesso forti, capaci di toccare corde profonde e di scavare nelle paure più intime degli esseri umani.
Il bianco e nero non è solo una scelta stilistica, ma soprattutto narrativa. Una decisione tanto coraggiosa quanto efficace: l’assenza di colori diventa un messaggio simbolico, che restituisce un mondo fatto di ombre e di luce rarefatta, somigliante alla psicologia del protagonista.
Non a caso, infatti, alcuni critici lo hanno definito “gotico siciliano”: sospeso tra tradizione e inquietudine moderna.
Il film mette in scena un confronto serrato tra scienza, fede, superstizione e memoria collettiva. Tra la tradizione pagana e magica delle terre siciliane, Raz entra in contatto con figure complesse, come la giovane Rosa, portatrice di riti e simbolismi di un altro mondo, e un’anziana signora che conosce segreti importanti sulla sua famiglia.
La cultura popolare gioca un ruolo chiave e rivela una Sicilia dalle tinte amare. Il paesaggio sembra diventare anch’esso soggetto: vivo, inquietante. Eppure, familiare e straniante al contempo. Campi arsi, mare opprimente e borghi deserti che sembrano custodire segreti antichi e diventano lo specchio dello stato interiore del protagonista.
“
Lo Scuru” si inserisce in quella linea di cinema italiano che fonde paesaggio e psicologia, ricordando opere come “
Il Racconto dei Racconti” di Matteo Garrone per il suo uso di simboli fiabeschi e inquietanti. Lombardo, però, aggiunge una componente più cupa e contemporanea, avvicinando il suo film a opere internazionali come “
The Lighthouse” di Robert Eggers, per la gestione ossessiva della tensione e dei conflitti interiori in un ambiente isolato.
Non mancano richiami alla poetica verista di Giovanni Verga, soprattutto nella rappresentazione di una Sicilia arcaica, segnata da fatalismo e da radici profonde nella propria terra d’origine.
La fotografia, di
Sara Purgatorio, contribuisce in modo decisivo alla costruzione dell’atmosfera, mentre le interpretazioni risultano solide e intense, aspetto tutt’altro che scontato in un film dal peso emotivo così ingombrante, popolato da personaggi complessi e profondamente segnati.
Come spesso accade nei film horror e thriller, l’aspetto sonoro gioca un ruolo chiave. Anche in questo caso, il tessuto sonoro di Santi Pulvirenti accompagna la narrazione con suoni ancestrali che richiamano riti pagani e liturgie lontane.
Il regista vuole e riesce a raccontare una riflessione sul dolore, sulla memoria e sull’eredità culturale di un luogo e di una comunità.
Non è un film semplice, né leggero. La pesantezza dei temi che affronta e l’immersività con cui lo fa non lo rendono ben digeribile per tutti.
L’assenza di linearità del racconto richiede allo spettatore di abbandonarsi e di lasciarsi guidare nei labirinti del male. È necessario essere pronti a farlo. Il ritmo può risultare lento e talvolta criptico, ma in linea con il tono meditativo del film.
Il finale non convince del tutto perché lascia inesplorato il dubbio portante di tutto il film, sospeso tra oggettività e magia.
Insomma, un’opera prima ambiziosa e che non ha timore di esserlo, in cui Lombardo spinge lo spettatore ad abitare l’oscurità più che a fuggirla.
Chi cerca un cinema intenso, cupo e che immerge lo spettatore in paesaggi interiori e culturali profondi, troverà in “
Lo Scuru” un’opera da guardare con attenzione.
04/04/2026, 14:02
Marta Bello