Note di regia di "Non abbiam bisogno di parole"
Il film è un adattamento da La Famiglia Belier, grande successo di botteghino in Francia, premio oscar nella versione americana con il titolo C.o.d.a. e rientra nell’ordine di lavori in cui mi sono specializzato, cavalcando la sfida di competere con un grande successo, e cercando di fare dell’occasione una nuova esperienza. Mi è capitato prima in alcune serie televisive e non era scontato che diventassero altrettanti successi. In Grand Hotel (Cattleya/Rai), La mafia uccide solo d’estate – la serie (Wildside/Rai), Noi (Cattleya/Rai), Call my agent (Palomar/Sky) – ho cercato ogni volta di intercettare il motivo di una versione italiana e dando alla nuova versione la possibilità di vivere una nuova vita. Per questo motivo parlo di adattamento e non di remake, perché NON ABBIAM BISOGNO DI PAROLE ha l’ambizione di presentarsi come un racconto necessario e nuovo. Sarà la prima volta che verrà raccontato in Italia un film dedicato al mondo delle persone Sorde e interpretato da attori Sordi. E sarà il primo film di SARAH TOSCANO.
Ma veniamo a “NON ABBIAM BISOGNO DI PAROLE”. L’adattamento è stato realizzato con Cristiana Farina, autrice tra l’altro della serie Mare Fuori, che ho voluto con me perché ha la sensibilità giusta e l’ironia spiccata per affrontare un racconto così emotivo, irriverente ma garbato con protagonisti, oltre alla famiglia Musso, anche un variegato quartetto di giovani. È stato fondamentale ricorrere a un supporto in sede di preparazione, riprese e montaggio, per non stereotipizzare la cultura Sorda e infatti abbiamo fatto ricorso a una consulenza tanto necessaria, quanto fondamentale per costruire una narrazione rispettosa. “Non abbiam bisogno di parole” vuole alzare l’asticella nella rappresentazione mediatica e incoraggia la creazione di storie con personaggi sottorappresentati in ruoli centrali e non stereotipati: persone a tutto tondo, con desideri, qualità, difetti e agency nella narrazione. E, a differenza de La Famiglia Belier, ma in continuità con Coda, ricorre inoltre ad attori e attrici Sorde, per rappresentare in modo autentico l’identità dei personaggi della storia: è fondamentale riconoscere che la rappresentazione è ancora troppo esigua e occorre che l’intera filiera lavori congiuntamente per far fronte a un grave gap. È un caso unico nello scenario italiano: mostra una famiglia Sorda sfaccettata e protagonista, interpretata da attori Sordi, grazie a una consulenza attenta sulle tematiche rappresentate. Il risultato è una raffigurazione positiva, realistica e valorizzante della loro vita e delle loro storie. L’anima del racconto ruota attorno a una famiglia di persone Sorde che ha creato un’azienda che principalmente alleva asini per produrre il pregiato latte, i formaggi, le creme per la pelle.
La figlia Eletta è l’unica persona udente, è il ponte, appunto, tra il mondo udente e quello dei suoi genitori: media e interpreta, in una società che non è evidentemente accessibile alle persone Sorde che si esprimono in LIS (Lingua dei Segni Italiana). dovrà Eletta scopre la vocazione per il canto, vuole che diventi la sua vita, e per seguire questo sogno lasciare la lei si traduce nel dover ridiscutere il sua famiglia. Ogni sogno ha un prezzo: per proprio ruolo in famiglia, imparando a se stessa senza dire “no” alle persone che ama. dire “sì” Per l’ambientazione ho scelto una realtà di provincia che conosco bene, in una regione dove sono cresciuto. Sono nato ad Alessandria, ma ho sempre frequentato Torino, dove ho preso il patentino da proiezionista e al festival di Torino ho visto presentare il mio primo cortometraggio. La provincia è il grande contenitore dei sentimenti del film. È un orizzonte sospeso tra il desiderio e il ritorno, tra la fuga e la nostalgia, è il giardino segreto dove si coltivano ambizioni silenziose. La Cascina della famiglia Musso è una periferia da cui si affacciano per incontrare il mondo ed è il vertice di una piramide rovesciata dei loro orizzonti: dalla Cascina al paese di Camagna, dove c’è il mercato; dalla cascina alla strada provinciale, dove Eletta prende il pullman per andare al liceo ad Alessandria; e nel finale del film, con la macchina colma di sogni, dalla cascina alla metropoli torinese, dove Eletta inizia a tracciare il solco del suo futuro. Il paesaggio del Monferrato non è uno sfondo narrativo, è un personaggio del film. Le colline, i vigneti, il paese storico. Il verde dominante di maggio e giugno, le giornate assolate e piovose della primavera.
La cascina è un luogo autentico, con le galline, una capretta, due cani simpatici (uno vivace e uno timoroso), un maiale, un paio di vitelli e soprattutto gli Asini. Nel nostro adattamento i a Musso allevano Asini da cui ricavano latte, formaggi e creme per la pelle. L’Asina non riesce a produrre il latte se non ha il piccolo asinello vicino a sé. Anche nella famiglia Musso il legame degli affetti è inscindibile: Eletta rappresenta lo strumento attraverso cui la famiglia comunica con un mondo esterno inaccessibile, creando una complessa dinamica di interdipendenza, che il film esplora con sensibilità e rispetto. L’abitazione è un luogo dell’infanzia. Ho voluto esprimesse l’armonia del buon vivere, l’abbiamo cercata tra noi, ed è stato proprio un periodo speciale quello delle riprese in cascina. La parte cittadina del film è dominata dal liceo, e soprattutto dall’aula delle prove di canto che è un luogo di magia. Il luogo dove la professoressa Giuliana (Serena Rossi), appena arrivata ad insegnare musica ai giovani, è emozionata solo all’idea di poterci entrare e rappresenta un fortunato incontro per Eletta. Volevo che l’occasione di trovare se stessa arrivasse da una somma di occasioni: la musica, la prof Giuliana, Marco (il ragazzo dell’MMA) e una sala prove calda con una luce naturale avvolgente. Il set è stato una vera famiglia. Ringrazio Sarah Toscano per la tenacia con cui ha voluto raggiungere questo traguardo ambizioso e assolutamente nuovo per lei. Ringrazio Serena Rossi perché si è calata con tutto il suo talento e il suo cuore in un ruolo così difficile come quello dell’insegnante al tempo del nostro caos contemporaneo. Ringrazio Emilio e Carola Insolera per il loro contributo instancabile e fondamentale, che ci ha permesso di portare la comunità Sorda con autenticità all'interno del racconto. Ringrazio Antonio Iorillo, per l’energia, la bravura e la simpatia, Alessandro Parigi e Asia Corvino per l’incredibile esordio: sono due attori intensi e meravigliosi, che hanno dato tanta vita al film.
Ringrazio infine tutto il resto del cast e collaboratrici e collaboratori che hanno permesso che questo film diventasse una piccola stella. Vorrei che lo spettatore vivesse questa periferia dell’Italia come un luogo di ricchezza, lavoro, ambizione, rispetto e tradizione dove la provincia non è solo il racconto di drammi di cronaca, ma è un orizzonte di aspirazioni, sospese tra il desiderio e il ritorno, tra la fuga e la nostalgia. È il luogo in cui i sogni prendono forma e si scontrano con il tempo che scorre più lento, ma dietro ogni angolo si nasconde una possibilità. Ogni giovane che cresce tra queste vie porta dentro di sé un doppio battito: uno che lo spinge altrove, verso il mondo vasto e frenetico, e l’altro che lo trattiene, legato alle radici, alla terra che ha formato il suo sguardo. Alla fine, chi parte non può fare a meno di portare con sé il suono della provincia: quel misto di malinconia e possibilità che trasforma ogni distanza in un ritorno sospeso tra il passato e il domani. Credo fortemente nella capacità della famiglia Musso di costruire un ponte tra il mondo della provincia e quello delle metropoli dove tutto è possibile. Credo nella capacità del dialogo, con cui riescono a capire ed accettare il desiderio di Eletta di poter essere se stessa, assumendosi da genitori la difficoltà di un cambiamento complicato da realizzare, vivendolo con vivacità come una nuova possibilità. Per tutti questi motivi ritengo NON ABBIAM BISOGNO DI PAROLE un’occasione indispensabile per il grande pubblico.