BIF&ST 17 - "Una finestra vista lago", intervista a Marco Pontecorvo
L’universo letterario dello scrittore Andrea Vitali arriva prossimamente su Rai1 con la serie in 4 puntate “
Una finestra vista lago”, diretta da
Marco Pontecorvo, con protagonisti Antonio Folletto, Giulia D'Aloia, Domenico Centamore, Claudia Potenza, Vincenzo Nemolato, Dario Vergassola, Paola Minaccioni e Antonio Catania. Le vicende dei romanzi amati da tantissimi lettori raccontano un “piccolo mondo” del Nord Italia abitato da personaggi strambi e buffi, a volte inquietanti a volte esilaranti. Protagonista il giovane maresciallo dei carabinieri, Ernesto Maccadò (Antonio Folletto), che all’inizio degli anni Trenta riceve il suo primo incarico come comandante di una stazione a Bellamo, dove arriva dalla Calabria con l’amatissima moglie, Maristella (Giulia D’Aloia), con tanti dubbi, scoprendo molto presto che non sarà facile farsi accettare. Alla 17esima edizione dei Bif&st di Bari è stata presentata la prima puntata, “Nome d’arte Doris Brilli”. Abbiamo intervistato il regista.
Da Montalbano a Imma Tataranni, le storie legate alle forze dell’ordine arrivano sempre più spesso dalle pagine dei romanzi allo schermo. Qual è, secondo lei, il segreto del loro successo?
Sono casi diversi tra loro, e quello di Vitali lo è ancora di più. A differenza di altre serie, qui non ci sono omicidi, né veri e propri casi investigativi. Raccontiamo piuttosto un mondo e un personaggio: un maresciallo che, attraverso la sua curiosità, ci guida dentro piccoli misteri, non si tratta mai di un giallo classico. Al contrario, altre serie appartengono più chiaramente al genere thriller, che in televisione ha sempre funzionato molto bene, io stesso ho lavorato su quel tipo di racconto con Nero a metà. Vitali, invece, non è interessato al delitto o alla cronaca nera, i suoi sono misteri quotidiani, che diventano il mezzo per raccontare le persone, tutti noi, è lì che il pubblico si riconosce. Certo, resta sempre una componente di scoperta che fa da traino narrativo e tiene lo spettatore agganciato, ma è molto diversa da un’indagine su un omicidio.
Ha lavorato a stretto contatto con Andrea Vitali: quanto è stato importante rispettare il suo immaginario?
Fondamentale, se togli Vitali, elimini il motivo stesso per cui parti dai suoi libri. Il suo mondo andava rispettato, ma allo stesso tempo tradotto in un altro linguaggio. Lui ha una voce molto precisa, una scrittura riconoscibile, e noi dovevamo trovare la nostra, adatta al mezzo audiovisivo. Abbiamo cercato di restituire le stesse suggestioni, o anche di crearne di nuove, ma restando fedeli allo spirito del suo racconto: ironico, sagace, a volte anche spietato. Credo che ci siamo riusciti. Abbiamo fatto scelte forti, soprattutto sul piano visivo: il lago, ad esempio, diventa un vero protagonista, con le sue profondità e un certo elemento quasi surreale. Da un lato ci siamo distanziati, dall’altro abbiamo rispettato quel mondo fatto di leggende e atmosfere misteriose dei paesi di lago, aggiungendo una chiave leggermente surreale.
Quali sono le qualità del maresciallo Maccadò che possono conquistare il pubblico?
È un uomo pulito, onesto, intelligente, ironico. Ma soprattutto ha una grande empatia. È un personaggio che ti viene voglia di abbracciare. In questo il lavoro di Antonio Folletto è stato determinante: ha dato al personaggio una dimensione umana immediata, capace di entrare subito in sintonia con lo spettatore. Se il pubblico riuscirà ad affezionarsi a lui come è successo a noi, gran parte del lavoro sarà già fatto. Poi c’è tutto il resto del cast, che contribuisce a creare un mondo corale: ogni personaggio è una tessera di un puzzle più grande, e funziona proprio perché tutti sono interdipendenti.
Nella serie colpisce anche la forza delle figure femminili, che sembrano molto moderne rispetto al contesto storico.
Assolutamente. Vitali è cresciuto in un ambiente fortemente matriarcale, con figure femminili molto presenti, e questo si riflette nei suoi racconti. Noi abbiamo voluto valorizzare questa dimensione. I personaggi femminili sono forti, autonomi, spesso trainanti. Maristella, moglie di Maccadò, ad esempio, è forse ancora più emancipata rispetto ai romanzi: ci serviva darle una maggiore definizione e forza, anche perché nel primo libro soffre molto lo sradicamento dalla sua terra d’origine. Qui mantiene quella sofferenza, ma ha anche una personalità più marcata. Anche altri personaggi come Limetta sono molto riusciti, così come Agata, un personaggio vivace e pieno di energia. Nel complesso, le figure femminili sono fondamentali nella costruzione della serie e contribuiscono in modo decisivo al suo equilibrio narrativo.
26/03/2026, 08:03
Caterina Sabato