BIF&ST 17 - Wes Studi : “Non capisco perché il
genere umano non impari dai propri errori. Diffidate
da chi promette di tenervi al sicuro”
L’attore statunitense di origine cherokee
Wes Studi, premiato nel 2019 con un Oscar ad honorem “in riconoscimento della potenza e della maestria che infonde nelle sue indelebili interpretazioni cinematografiche e per il suo costante sostegno alla comunità dei nativi americani”, è ospite al
Bif&st 2026 e vincitore del
Premio Bif&st Arte del cinema.
L’attore, che ha recitato in film molto amati dal pubblico come Balla coi lupi, L’ultimo dei Mohicani e Geronimo: An American Legend, è stato questa mattina il protagonista di un dialogo con il giornalista e critico cinematografico Silvio Danese a conclusione della proiezione di Hostiles di Scott Cooper, dove interpreta il personaggio di Falco Giallo.
La conversazione inizia da una fine, quella del percorso di Falco Giallo che si conclude con uno struggente tramonto: “
Era un tramonto meraviglioso”, racconta Studi, “
Il fatto stesso di poterlo vedere quotidianamente ci dovrebbe rendere grati per avere un giorno in più da vivere. Lo leggo come un monito: oggi affrontiamo la possibilità che cose terribili possano accaderci in qualsiasi momento. La storia del film è un promemoria del fatto che sì, sono possibili tragedie come quelle causate dalla violenza tra Falco Giallo e Blocker; credo sia un modo per ricordare che questo è, ed è sempre stato, un mondo intriso di ostilità. E sapete perché? Principalmente perché competiamo per le stesse risorse. Nel corso degli anni abbiamo trovato un modo per condividere le risorse, raggiungendo la pace e traendo profitto da una prosperità comune che porta stabilità. Ma la paura di perdere queste cose viene sfruttata da chi trae vantaggio dal dire alla gente “posso tenervi al sicuro”: è una falsità, e gioca sulla paura.”
In merito al periodo in cui è stato arruolato nell’esercito, combattendo per 18 mesi la guerra del Vietnam, l’attore ricorda: “
Mi offrii volontario per andare in Vietnam semplicemente per scoprire se fossi capace di agire, se fossi in grado di imparare, resistere e mettere alla prova il mio coraggio; volevo testare me stesso per vedere cosa avrei fatto in una situazione di combattimento. Così andai e scoprii quello che avevo bisogno di scoprire: ovvero che il combattimento in una situazione di guerra è una situazione estremamente caotica, casuale e confusa, al punto che non è davvero una questione di coraggio, eroismo o di alcuno degli ideali che abbiamo costruito attorno all’epica del guerriero nel corso degli anni. In realtà la guerra è una cosa brutta e maleodorante in cui ci si uccide a vicenda e si distruggono proprietà e vita domestica. Non so perché l’umanità non sia arrivata a capirlo. Nel 2026 abbiamo ancora guerre in corso in tutto il mondo e viene da chiedersi cosa ci sia di sbagliato nel genere umano per continuare a fare questo.”
L’esperienza del Vietnam ha condizionato la carriera dell’attore: “
Quando sono tornato dal Vietnam, avevo bisogno di adrenalina. Quello che ho trovato nella recitazione è stata, ugualmente, una paura a volte più rinvigorente, più spaventosa dell’essere in una situazione di combattimento. Principalmente perché ciò che temi è il rifiuto del pubblico. Credo sia questo. Quando sono salito sul palco per la prima volta per una produzione, la mia paura di comparire davanti a un pubblico, dire la mia battuta e iniziare la mia parte della storia... quella febbre ha spinto la mia adrenalina al punto di dire: “Oddio, è fantastico!”. Una volta salito sul palco, preso il mio posto e detta la battuta, le cose hanno iniziato a funzionare una dopo l’altra. È stato quello che chiamiamo il “punto magico”.
25/03/2026, 20:27