BIF&ST 17 - È stato presentato "Ritorno al tratturo"
È stato presentato in anteprima alla 17/ma edizione del BIF&ST - BARI INTERNATIONAL FILM & TV FESTIVAL nella sezione “Per il cinema italiano” - fuori concorso, Ritorno al tratturo, il documentario scritto e diretto da Francesco Cordio, con la partecipazione straordinaria di Elio Germano in viaggio nelle aree interne insieme a Filippo Tantillo. Prodotto e distribuito da Own Air, il film arriverà nei cinema italiani in modo indipendente dal 29 aprile 2026 .
Girato interamente in Molise, tra le province di Isernia e Campobasso, Ritorno al tratturo, da un’idea di Francesco Cordio, Elio Germano e Filippo Tantillo, è un viaggio intimo e collettivo nelle aree interne della regione. Il tratturo - un ampio sentiero erboso largo un centinaio di metri e lungo centinaia di chilometri, storicamente utilizzato per la transumanza - ha messo in comunicazione per secoli le popolazioni d’Europa con quelle del Mediterraneo.
Elio Germano, attore di origini molisane, esplora e attraversa i luoghi, incontra le persone e le ascolta tra le montagne affusolate di Frosolone e i sentieri di Pietracupa; con la sua voce si fa narratore e illustra la complessità degli interventi in atto sul territorio. In cammino con lui Filippo Tantillo, autore e ricercatore territorialista e Silvia Di Passio, community manager delle aree interne, sono impegnati nella ricerca costante di opportunità reali e possibili trasformazioni ai “margini” del continente.
“Sono felice e mi fa particolarmente piacere che sia stata Bari ad accogliere per prima Ritorno al tratturo” racconta Francesco Cordio: “Tornare al Cinema Galleria, dove nel 2013 Cecilia Mangini battezzò Lo Stato della follia, il mio primo documentario politico di peso, mi emoziona profondamente. Il Bif&st mi ha poi accolto ancora con generosità l’anno scorso, con Maestro, il film su Tommaso Maestrelli, e con Un passo alla volta, il film con Fabi, Silvestri e Gazzè. Ritorno al tratturo è un film che sento profondamente politico, come lo era quello di allora: racconta persone che scelgono di restare in luoghi che qualcuno ha già deciso di far svuotare e morire”.
Per Filippo Tantillo: “Il tema della marginalizzazione e dello svuotamento delle aree interne sta diventando esplosivo in tutta europa. l'Italia vuota, la Espana vaciada, i territoires oubliues francesi, tra gli altri, oggi rappresentano più della metà del territorio continentale. Contengono l'origine dei problemi più urgenti, innanzi tutto la crisi demografica, ma anche le loro possibili soluzioni. Con questo film abbiamo cercato di mostrare quanto questi spazi, svuotati di umani e trasformati dal cambiamento climatico, siano diventati i luoghi della sperimentazione di un futuro di speranza che riguarda anche le nostre città”.
Il Molise, tra le regioni più piccole d’Italia per numero di abitanti, teatro naturale di contrasti, tra radici e modernità, spesso evocato come metafora dell’oblio, diventa frame dopo frame, un luogo che esiste e resiste, dove storie reali e concrete di contadini, allevatori, artigiani, piccoli imprenditori, librai, ristoratori, camminatori, studenti possono parlare a nome di tutta Italia e di tutta Europa. Le reti locali e le piccole comunità che emergono nel film danno voce, forza, futuro e speranza ai territori, ponendosi come fulcro della narrazione.
Le aree interne rappresentano oltre la metà dei comuni italiani, ma ospitano circa il 20% della popolazione. L’85% di questi ha meno di 5.000 abitanti. Sono territori segnati da spopolamento, emigrazione giovanile, bassi tassi di natalità, invecchiamento della popolazione e carenza di servizi essenziali – mobilità, istruzione, sanità – ma ricchi di cultura e risorse naturali che ne rappresentano il potenziale sviluppo. A queste aree sono destinati centinaia di milioni di euro tra fondi nazionali, europei e PNRR.
Il documentario è quindi un racconto corale capace di restituire la complessità di quell’Italia composta da 13 milioni di persone che abita il 60% del territorio nazionale ma resta emarginata dal dibattito pubblico e dalle scelte strategiche.
Ritorno al Tratturo, rimanda sia sul piano semantico che stilistico a Ritorno al futuro di Robert Zemeckis (1985) rovesciandone però la direzione del viaggio, un ritorno a una dimensione più lenta e sostenibile come alternativa alla velocità che ha progressivamente svuotato molti luoghi. Il film intreccia immagini, parole e musica in una narrazione poetica e politica insieme anche grazie al brano Vento, scritto dal cantautore Luca Bussoletti e Leonardo Polla De Luca e cantato da Lavinia Mancusi. Nella canzone, disponibile su tutte le piattaforme digitali, il vento simboleggia una forza trasformatrice ma anche un compagno di viaggio: trascina lungo i territori sconfinati delle aree interne lasciando, non la solitudine, ma la consapevolezza di appartenere a qualcosa di più grande e universale.
25/03/2026, 12:48