BIF&ST 17 - DON CHISCIOTTE - Intervista ad Alessio Boni
In concorso alla 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival, “Don Chisciotte”, il nuovo film di Fabio Segatori, scritto e prodotto insieme a Paola Columba, dal 26 marzo al cinema con Baby Films. Nei panni del mitico cavaliere errante nato dalla penna di Miguel de Cervantes
Alessio Boni, che ha affrontato con entusiasmo le riprese del film, trasformatesi in un’avventura indimenticabile per tutta la troupe, nel segno di Don Chisciotte. Ne abbiamo parlato con l’attore.
Don Chisciotte ritorna nella sua vita dopo l’esperienza a teatro, cosa significa per un attore misurarsi con dei classici, e in particolare con questo personaggio?
“Continua a essere importante tornare ai classici perché è da là che parte tutto: è l’eterno ritorno dell’uguale. Guarda l’“Iliade”: sembra che parli della guerra di oggi. Non è impressionante? Non credo che avrei accettato l’offerta di Fabio Segatori se non avessi già portato in scena “Don Chisciotte” per quattro anni in teatro, con 215 repliche in giro per l’Italia. Non l’ho solo studiato, l’ho immagazzinato. Poi ho letto la sceneggiatura e mi è piaciuta molto, la vedevamo allo stesso modo. Ho visto tutti i film, tanti spettacoli teatrali, molti hanno tentato di fare “Don Chisciotte”, da Orson Welles a Terry Gilliam, riscontrando grandi difficoltà. Lui non è un folle nel senso banale, non è uno stralunato: lui crede davvero a quello che fa. È un hidalgo al quale si “secca il cervello” dopo aver letto centinaia di romanzi cavallereschi, e vuole diventare un cavaliere errante per entrare nella Mancia, che è una metafora del mondo. Il mondo è fuori dai cardini e lui pensa di essere nato per rimetterlo in sesto. Si mette un’armatura arrugginita, prende uno scudiero, il contadino Sancho Panza, inventa un'amata contadina, Dulcinea, monta su un vecchio cavallo, e non vuole diventare più ricco o potente, vuole aiutare i deboli, i disadattati. Chi non vorrebbe avere un padre o un nonno così? Don Chisciotte è un eroe al contrario, non vince mai, prende sempre delle batoste. Però vince la vittoria più grande: quella dell’eternità. Dopo 400 anni siamo ancora qui a parlarne”.
La forza del classico è proprio questa: parlare ancora al presente…
“Tutti i classici lo fanno, ma non tutti allo stesso modo. Alcuni rimangono un po’ coperti dalla polvere. Altri invece continuano a toccare le corde dell’uomo, come Shakespeare, Molière, Dostoevskij, Hemingway, Cervantes. E non a caso Cervantes scrisse “Don Chisciotte” dopo la battaglia di Lepanto. Nella realtà lui combatté davvero lì e perse l’uso della mano sinistra, poi venne catturato dai pirati e finì in una prigione ad Algeri per cinque anni. Per non impazzire iniziò a scrivere, scriveva per evadere, per immaginare. Probabilmente pensava che sarebbe morto lì. E allora tirò fuori tutta la vitalità e l’immaginazione possibile. Per questo il romanzo è così potente”.
Questo dimostra anche il potere salvifico dell’arte: un libro, un film, la musica possono salvarci emotivamente.
“Perché nei sogni non esiste umiliazione, nessuno può rovinare il tuo sogno personale. Primo Levi diceva che quando togli a un uomo l’immaginazione lo ammazzi. Nei campi di concentramento cercavano proprio di fare questo. In “Don Chisciotte” succede la stessa cosa: quando lo riportano a casa cercando di farlo tornare “normale”, e gli tolgono la possibilità di immaginare, muore. Quando muore la fantasia che è in noi, il bambino che è in noi, muore l’essere umano”.
Questo è anche un film molto artigianale…
“Sì. Il mulino a vento è stato costruito davvero, alto 12 metri, e io ci sono salito sopra, mi hanno ancorato con delle corde, non è stato facile, abbiamo dovuto fare parecchie prove, poi però quando la scena è riuscita ho avuto l’adrenalina a mille fino a sera. Abbiamo girato in posti bellissimi, nell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, è stato un vero viaggio umano e fisico. La cosa straordinaria è che tutta la troupe credeva nel progetto, tutti sapevano chi era Don Chisciotte e quale messaggio volevamo portare, è stato fatto per passione, ed è stato molto bello condividere questa esperienza con le maestranze e i miei colleghi, come Fiorenzo Mattu che interpreta Sancho Panza, bravissimo, e con il regista Fabio Segatori e sua moglie Paola Columba che hanno anche prodotto il film”.
Guardando il mondo oggi sembra che abbiamo sempre più bisogno di Don Chisciotte…
“Oggi siamo affiancati da una vita virtuale che ci sorpassa a mille all’ora. Pensiamo che il progresso sia quello tecnologico, ma il vero progresso sarebbe crescere in umanità. Tecnologicamente andiamo avanti, ma umanamente stiamo regredendo. Non c’è più dialogo, non c’è più solidarietà. Siamo chiusi nei nostri telefoni. Don Chisciotte ci ricorda una cosa semplicissima: non perdere la capacità di meravigliarsi e di aiutare gli altri. Eglantyne Jebb, nel 1918, creò un’associazione per aiutare i bambini orfani di guerra, anche quelli dei paesi nemici. La prendevano per pazza. Oggi quell’idea è diventata una delle più grandi organizzazioni per i bambini al mondo, Save the Children. Lei era una Don Chisciotte. Don Chisciotte è l’uomo libero, e i potenti hanno sempre paura degli uomini liberi. È folle, certo, vede i giganti nei mulini a vento, ma se nella vita non ti succede mai di lasciarti andare all'immaginazione, la tua esistenza diventa solo calcolo”.
22/03/2026, 16:30
Caterina Sabato