BIF&ST 17 - In programma anche "Bobò"
Vincenzo Cannavacciuolo era invisibile per scelta altrui. Quarantasei anni nel manicomio di Aversa lo avevano reso trasparente. Poi Pippo Delbono lo ha guardato davvero, e l'invisibile è diventato presenza. Il documentario che racconta questa storia continua il suo cammino: dopo Locarno, Lisbona, Amsterdam, i tre premi al Torino Film Festival, le sale italiane e il ritorno simbolico ad Aversa,
Bobò arriva ora alla 17ª edizione del Bif&st - Bari International Film&TV Festival come Evento Speciale (25 marzo, ore 17:30, Multicinema Galleria, alla presenza di Pippo Delbono). E porta con sé nuovi riconoscimenti: la cinquina finale dei Nastri d'Argento e la shortlist per i David di Donatello 2026.
Non è solo un film che accumula riconoscimenti. È un film che non smette di parlare, di interrogare, di trasformare chi lo incontra. Un'opera con le musiche originali di Enzo Avitabile, la fotografia di Cesare Accetta e il montaggio di Marco Spoletini, prodotta da Fabrique Entertainment, Luce Cinecittà, Inlusion Creative Hub, Vargo, con Rai Cinema, realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e Audiovisivo, e con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Regione Campania. Produttori: Renata Di Leone, Giovanni Capalbo, Fabio Volpentesta, Marco Garavaglia, Gianluca Varriale, Alessandro Riccardi. Distribuzione: Luce Cinecittà.
DA LOCARNO A BARI: UN VIAGGIO CHE CONTINUA
Agosto 2024: Locarno. Novembre: Torino, tre premi. Dicembre: il tour nelle sale italiane, culminato nel ritorno ad Aversa il 16 dicembre - la città dove Bobò ha vissuto rinchiuso quasi mezzo secolo, la città dove il cerchio si è chiuso in una forma di giustizia poetica.
E adesso Bari. Il Bif&st sceglie Bobò come Evento Speciale della sua 17ª edizione, riconoscendo in questo documentario qualcosa che va oltre le categorie: non solo cinema, non solo testimonianza, ma un atto che continua a generare domande. Chi salva chi? Chi ha bisogno di chi? Cosa significa vedere davvero qualcuno invece di giudicarlo?
Le risposte non sono nel film. Il film mostra Bobò - il suo corpo, il suo sguardo, la sua presenza enigmatica e potente - e chiede a noi di decidere cosa fare con quello che vediamo.
I RICONOSCIMENTI: NASTRI D'ARGENTO E DAVID DI DONATELLO
La critica italiana ha riconosciuto ciò che il pubblico aveva già intuito nelle sale. Bobò è entrato nella cinquina finale dei Nastri d'Argento e nella shortlist per i David di Donatello 2026. Non sono semplici candidature: sono la conferma che questo film ha toccato qualcosa di essenziale nel dibattito culturale del paese.
Dopo i tre premi al Torino Film Festival - dalla giuria ufficiale dei documentaristi, dal Premio Interfedi e dagli Occhiali di Gandhi - arrivano ora questi nuovi riconoscimenti. Tutte voci diverse che dicono la stessa cosa: Bobò è un film necessario.
"Siamo grati alla saggezza che c'è nella follia", aveva scritto la giuria di Torino. Una frase che ribalta tutto: non è Delbono che ha portato saggezza a Bobò, ma Bobò che aveva una saggezza che il mondo definiva follia. E Delbono ha scelto di ascoltarla.
NELLE SALE: IL SILENZIO DOPO
Nelle settimane di programmazione italiana, Bobò ha dimostrato qualcosa di raro: che il cinema può ancora essere un luogo di incontro vero. Le sale d'essai si sono riempite di un pubblico eterogeneo - chi conosceva il teatro di Delbono, chi lavorava nel sociale, chi aveva vissuto l'esperienza delle strutture psichiatriche, chi semplicemente cercava di capire.
E poi gli studenti. Le scuole hanno prenotato matinée perché - dicevano gli insegnanti - "parla di cose di cui non sappiamo più parlare". L'esclusione, la diversità, il confine tra normale e anormale, il diritto alla dignità.
I ragazzi sono usciti dalle proiezioni in silenzio. In un'epoca in cui tutto viene immediatamente commentato e condiviso, quel silenzio è diventato la forma più rara di rispetto. E la domanda che un diciassettenne ha fatto alla sua professoressa dopo la visione continua a risuonare: "Prof, ma se fosse nato oggi, Bobò, dove sarebbe?"
AVERSA: IL RITORNO
Il 16 dicembre Delbono ha portato il film ad Aversa, al Cinema Vittoria. La città che aveva rinchiuso Bobò per 46 anni, che lo aveva reso invisibile, poteva finalmente vederlo. Non come il "malato" da nascondere, ma come il protagonista di teatri in tutto il mondo. Il corpo che avevano considerato difettoso aveva commosso platee a Tokyo, Parigi, New York.
Non vendetta, ma restituzione: di un nome, di una presenza, di una storia.
AL BIF&ST: EVENTO SPECIALE
Ora il film arriva a Bari come Evento Speciale del Bif&st. Un riconoscimento che segna un'ulteriore tappa in questo viaggio che non sembra voler finire. Perché Bobò è un film che ha bisogno di tempo, che non si consuma in una visione, che continua a lavorare dentro.
Continuerà nelle classi che lo vedranno e ne discuteranno. Continuerà nelle persone che lavorano nella cura e che si porteranno a casa quella frase: "chi aveva bisogno cura chi lo ha salvato". Continuerà in chi, vedendolo, si chiederà: io, come guardo l'altro? Giudico o vedo?
Bobò è morto nel 2019, ad Aversa, a 83 anni. Ma la sua presenza continua. In questo film. Nelle testimonianze di chi lo ha visto in scena. Nei volti commossi di chi esce dal cinema. E ora al Bif&st, dove una nuova platea avrà la possibilità di incontrare quello che Pippo Delbono ha definito "un maestro inconsapevole di cosa significhi stare in scena".
UN FILM CHE NON FINISCE
Dalla giuria di Torino al Bif&st, dai Nastri d'Argento alla shortlist dei David: i riconoscimenti si accumulano, ma il cuore del film resta lo stesso. Non è la storia di un uomo salvato dal teatro. È la storia di una relazione reciproca, di due vite che si sono salvate a vicenda.
E soprattutto, è un film che pone domande devastanti nella loro semplicità: cosa significa "normale"? Chi decide chi merita di essere visto? Cosa ci perdiamo, come società, quando rendiamo invisibili le persone che non capiamo?
Come quel silenzio, alla fine delle proiezioni. Quel silenzio che non è vuoto, ma pieno. Pieno di tutto quello che le parole non riescono a dire.
Un silenzio che, proprio come Bobò, sa parlare meglio di mille discorsi.
E che ora continuerà a parlare anche a Bari.
20/03/2026, 12:14