Note di regia di "Vanina - Un Vicequestore
a Catania - Seconda Stagione"
È stato bello tornare a Catania per la seconda stagione di Vanina, rientrare in intimità con la città, con le persone che la abitano e che l'affollano, reimmergersi nelle sue vie assolate, ritrovare i locali, gli odori, gli scorci che mi sono sempre restati in testa. Insieme a Giusy Buscemi, agli altri protagonisti della serie e alla troupe abbiamo continuato a inquadrare la città come se non fossimo mai andati via e ancora una volta ci siamo scoperti affascinati e ci siamo ritrovati come a casa. È stato emozionante tornare ad alzare gli occhi verso la “Muntagna”, l’Etna, che incombe in ogni scorcio e che non si spegne mai. Ma anche ritrovare quel mare blu che lambisce la città senza renderla mai davvero località marittima. Il posto giusto per Vanina, un personaggio che sembra animato dalle stesse contraddizioni della città: inquieta e vitale, piena di ombre e di luce. Il posto giusto per vivere le sue nuove avventure. Quest’anno, passandomi il testimone con Riccardo Mosca, ho diretto la prima e l’ultima puntata della stagione, due episodi agli antipodi ma collegati tra loro da un fil rouge, una banda di carusi - ognuno con la propria storia - che entrano nella vita di Vanina, sempre capace di ascoltarli ed empatizzare con tutti loro. Nel mezzo, c’è sempre la sua incertezza tra Paolo e Manfredi; la sua fedeltà a Giuli e la sua amicizia con Adriano. E ancora una volta mi sembra di aver contribuito alla creazione di una serie che emoziona, fa ridere, commuove, fa entrare in intimità con le persone che la abitano, persone complesse, che sbagliano, che fanno scelte, che vivono senza temere le proprie contraddizioni.
Davide Marengo
Quest’anno ho avuto il piacere di affiancare Davide Marengo alla regia della seconda stagione di "Vanina - Un vicequestore a Catania". Per me, da sempre innamorato della Sicilia, scoprirne la parte Orientale, con i colori così particolari della sua terra e del suo mare, è stato come un colpo di fulmine. Anche per questo mi sono gettato a capofitto sul lavoro, provando a dare spazio da un lato all’Etna, la “Muntagna”, con i suoi casolari isolati, i pendii disseminati di una vegetazione incredibile e dall’altro al trafficatissimo lungomare di Catania sempre pieno di vita e alle strade del centro, strabordanti di barocco. Catania è innanzitutto una città sempre in movimento, perfetta per le nostre storie, per quell’alternanza di delitti intricati ed eventi personali emozionanti e avvincenti, tutti vissuti all’ombra di quella sorta di nume tutelare che è l’Etna, che caratterizza la nostra Vanina. Accompagnare Vanina Guarrasi e la sua squadra nella risoluzione dei casi della seconda e della terza puntata, per la mia regia, ha significato entrare in punta dei piedi in un racconto già perfettamente strutturato e all’interno di una équipe artistica solidamente coesa e avviata. In un certo qual modo, è stato come entrare a far parte di una nuova famiglia ed è stato particolarmente bello e, passatemi il termine, semplice, assecondare con la mia regia ciò che gli attori avevano già metabolizzato: l’anima del personaggio. È stata un’avventura incredibile, è stato come rubare con l’obiettivo della macchina da presa dalle pagine di un avvincente giallo, come entrare a far parte di uno dei romanzi di Cristina Cassar Scalia.
Riccardo Mosca