Note di regia di "Gloria - Il Ritorno"
Ho sempre trovato molto divertente e stimolante prendere in mano un progetto di un mio collega e accompagnarlo per un tratto, come succede quando si realizza una seconda stagione di una serie che non si è seguito nella prima. Mi è capitato più volte e ho sempre trovato una grande motivazione nel rimodellare un qualcosa di già esistente, nel contribuire all’evoluzione di un qualcosa che già era di altri prima di me. Su Gloria poi, la potenza del personaggio protagonista, la grande capacità di rigenerarsi e di ri-inventarsi, la forza di affrontare ogni difficoltà che ha questo è personaggio (e l’attrice che lo interpreta, senza la quale semplicemente Gloria non esisterebbe) hanno reso questo viaggio davvero appassionante.
Nella nuova stagione abbiamo cambiato molto, quasi tutto, a partire dai mondi che vengono attraversati: se la prima stagione era una analisi quasi feroce del nostro tempo così fortemente segnato dal peso del giudizio collettivo, così mass-mediatico, il nuovo film parla invece di vicende molto più intime e private, si addentra in mondi molto più quotidiani e semplici, ma anche universali, mette la sua lente molto più a ridosso della protagonista e dei suoi cambiamenti. Ritroviamo Gloria nel momento più basso della sua vita, detenuta in carcere. Gloria affronta questa vicenda con il solito piglio, quasi si trattasse di un incidente di percorso, un inciampo da superare rapidamente, e tuttavia il contatto con donne così diverse da lei (o forse non così tanto…) ne intacca l’apparente indifferenza, la riporta inesorabilmente alle sue origini, semplici e periferiche, che ha tentato tutta la vita di dimenticare. Inizia da qui un percorso di “ritorno a casa” che è anche un viaggio di riappacificazione con una parte di sé volutamente cancellata e ormai dimenticata. È un viaggio pieno di imprevisti, di incontri sorprendenti e divertenti, alla fine del quale Gloria si scoprirà cambiata. Il tipo di narrazione inesorabilmente influenza il tono del film, che è forse anche più scoppiettante ma meno graffiante, più intimo. Una sorta di favola moderna sul chi siamo e su chi vogliamo essere. Gloria attraversa questa vicenda con la sua tipica spavalderia, con ironia ed autoironia, ma anche con la sua dirompente umanità che finisce per travolgere tutti e che solo un’attrice come Sabrina poteva darle. Ci siamo divertiti molto e penso che vi divertirete altrettanto nel vederlo.
Giulio Manfredonia