Note di regia di "Il Marciatore - La Vera Storia di Abdon Pamich"
Quando inizia davvero la storia di un atleta?
Non il giorno della prima medaglia, né quando indossa una divisa.
Per Abdon Pamich, tutto comincia con un’assenza: quella della sua terra, Fiume, e del senso di appartenenza che gli viene strappato via da ragazzino.
Raccontare la vita di Abdon Pamich significa raccontare molto più di una carriera sportiva: è il ritratto di un uomo che ha fatto della costanza, della determinazione e della resilienza il suo stile di vita. La sua marcia non è solo disciplina atletica, ma una metafora esistenziale. Un cammino iniziato tra le macerie della guerra e approdato alla gloria olimpica. Questo film racconta la genesi di un uomo prima che dell’atleta, un cammino interiore che parte dalla perdita, dall’esilio, dall’adattamento in un’Italia che non sa ancora accogliere, ma che lo costringerà a diventare forte, paziente e tenace. Prima ancora di imparare a marciare, Abdon impara a resistere.
La scelta registica è quella di un racconto intimo, sobrio, ma visivamente potente. Il film alterna due piani temporali principali: da una parte, la giovinezza segnata dall’esilio da Fiume e dall’arrivo in Italia come profugo; dall’altra, la lunga preparazione come marciatore che lo porterà alla medaglia d’oro delle Olimpiadi di Tokyo 1964 e a tutto ciò che è stato necessario per arrivarci. La marcia è un gesto ripetitivo, ossessivo, quasi ipnotico. Il corpo di Abdon è il nostro paesaggio: sudore, muscoli, calli, sforzo.
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Il Marciatore - La Bera Storia di Abdon Pamich" è il ritratto di un uomo, non solo di un atleta. Pamich non è una figura mitologica, ma un uomo fatto di carne e silenzi, sacrifici e umiltà. Il tono narrativo che abbiamo scelto è intimo e sobrio, evitando ogni trionfalismo retorico. Il nostro film vuole ispirare non solo chi ama lo sport, ma chiunque creda che il tempo, la fatica, la pazienza e il coraggio siano ancora valori possibili.
Abdon Pamich non correva per fuggire, ma per costruire qualcosa. E noi, con questa opera, vogliamo seguirlo. Un passo alla volta. Vogliamo raccontare una storia di formazione ambientata in un’Italia del dopoguerra vista dagli occhi di un giovane profugo.
Il film si concentra su quegli anni invisibili, marginali, ma essenziali: il trauma della fuga, l’arrivo da profugo in Italia, le difficoltà familiari, la povertà e poi, quasi per caso, l’incontro con la marcia. Non vogliamo raccontare un successo, ma il bisogno profondo di trovarne uno.
Alessandro Casale