AVERNO HOTEL - Un film-denuncia del disagio sociale
Non è certo un artista facilmente inquadrabile in categorie e schemi precostituiti Pino Carbone, che firma la regia del film “
Averno Hotel”. L’Averno, il lago situato vicino ai Campi Flegrei, che per i Romani e i Greci rappresentava la porta d’accesso all’al di là, è la città di Napoli, nella quale si consumano quotidianamente storie maledette. Le sofferenze delle persone comuni, il disagio sociale di una città tentacolare come Napoli, sono rappresentati nel film da sette episodi, scollegati tra loro, eppure uniti insieme dalla misera condizione umana che ne rappresenta il comun denominatore.
Sette situazioni che raccontano il dietro le quinte della preparazione di un pranzo nuziale; il lavoro alienante di una cameriera affaticata dall’età; un uomo in preda ai suoi fantasmi, inseguito da un passato criminale che torna a bussare alla sua porta; un’avvocatessa senza scrupoli che si ingegna per mettere in scena delle truffe; un padre che non ce la fa più a sopportare il peso della sua esistenza; una coppia di adolescenti che si amano ma che non si capiscono fino in fondo; il pranzo “di consolazione” preparato in occasione di un funerale – “o consolo” - come da tradizione in sud Italia. Sette storie interpretate con verità da Agostino Chiummariello, Antonia Truppo, Giacomo Rizzo, Lino Musella, Pino Ammendola, Daniele Vicorito, Edoardo Sorgente, Alessandra Borgia, Rosario Verde, Tonia De Micco, Anna Carla Broegg, Flavia Gatti, Gabriele Di Gennaro, Matteo Pasquali, Rita Russo e Carlo Musella.
Il film di Pino Carbone, scritto da Mauro Braucci, si avvicina al documentario, per il suo mettere la telecamera a misura delle persone e per il suo raccontare frammenti di vita così come sono, senza per forza cercare un inizio, una fine, un plot narrativo costruito a favore di spettatore, anche se, di fatto, è un film di fiction costruito con sapienza.
Dimostra di avere stoffa il regista. In questa sua opera prima si legge la voglia di denunciare il disagio sociale e di generare un cambiamento; si percepisce il bisogno di riscatto, che il regista cerca per la sua gente, gli abitanti di Napoli, da sempre città meravigliosa e al tempo stesso sofferente.
Il regista lascia così, nella cinematografia contemporanea, un segno forte e prorompente, in linea con la sua ricerca artistica in altri campi, che lo ha portato, nel 2017, a posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per il progetto fotografico, “Addosso”, finalizzato al contrasto dell’omofobia.
27/01/2026, 18:26
Elisabetta Vagaggini