Note di regia di "A Luci Spente" di Mattia Epifani
Quella di Loris Stecca non è soltanto il racconto dell’ascesa e del declino di un grande sportivo, né semplicemente la parabola di un ex pugile diventato il peggior nemico di sé stesso. È l’avventura pubblica e privata di un uomo che non riesce a stare al mondo senza un avversario da affrontare - reale o immaginario.
Una storia che, sin dall’inizio, ho immaginato non (solo) come una biografia sportiva, ma come un viaggio dentro il tormento di un uomo diviso tra luci della ribalta e oscurità della colpa. Luci che si sono accese quando, ancora adolescente, la boxe lo strappa alla povertà e lo consacra, in pochi anni, campione del mondo e celebrità dello sport italiano. Ma su quella stessa ribalta le luci si sono spente all’improvviso, con una sconfitta epica, che diventa ossessione. Ed è in quel buio esistenziale - in un presente sospeso tra la nostalgia per ciò che è stato e l’incertezza di ciò che sarà - che il film mette in scena, giorno dopo giorno, il tentativo del protagonista di ricostruire un rapporto con sé stesso e con gli altri, dopo una condanna a otto anni per tentato omicidio.
Mattia Epifani