VENEZIA 82 - UNA COSA VICINA di Loris G. Nese
Questo docu – memoir di Loris G. Nese è un omaggio denso e profondo alla figura del padre del regista, sempre presente in ogni istante della storia, un film che nasce dalla voglia di raccontare la confusione di una vita spesa tra dubbi sul proprio passato e il desiderio di sapere una verità che può far male. Una cosa vicina è montato con materiali eterogenei e di diverso formato video, ed è soprattutto un percorso emotivo che parte dall’innocenza dell’infanzia, passa per l’adolescenza e arriva alla necessità adulta di cercare una verità più complessa. Nese non usa la retorica della cronaca e del pietismo, ma sceglie la via del documentario di creazione per saperne di più sul suo passato. Intervista la madre, la zia, gli amici di infanzia quasi come in una seduta terapeutica di gruppo, il cinema serve al regista per tinteggiare i pezzi di una figura paterna andata via troppo presto, ma sempre avvolta dalla fascinazione e dall’affetto di un figlio. Il racconto, sceneggiato molto bene, cerca di restituire i molti punti di vista che compongono una storia famigliare, segnata da scelte problematiche, profonde perdite, amore e resistenza quotidiana. Interessanti i vari stili che si possono ritrovare all’interno del film, come delle parti di animazione, alle quali si aggiungono anche delle ricostruzioni fatte con plastilina e materiale più legato al linguaggio del video sperimentale. Il film descrive anche un periodo della malavita di Salerno, con la città divisa in zone, nelle quali fazioni rivali si spartiscono i traffici illeciti e si sopravvive alla giornata. La casa, la cameretta dell’infanzia e del ricordo, sembrano essere l’unico luogo sicuro, perché fuori c’è la cattiveria e la violenza che hanno portato via un padre per sempre. E qualcuno è venuto a bussare alla porta di notte. Ma questo è successo nel passato.
29/08/2025, 18:00
Duccio Ricciardelli