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Note di regia di "Opera Mundi. Rigoletto Experientia"


Note di regia di
Il primo shooting, nel 2016, è stato realizzato all’interno del Teatro Comunale di Bologna. Nel corso del 2017 le riprese si sono spostate in altre città, Bologna, Roma, Ravenna, Siracusa, Palermo, Catania, Parigi, Londra, Berlino, lungo i corsi d'acqua che le attraversano.
"Opera Mundi" è strutturato in quattro atti, ciascuno dei quali, come nell’Opera Lirica, è diviso in quattro movimenti (il tempo di attacco, l’adagio, il tempo di mezzo e la cabaletta) che compongono il ritmo della narrazione. Ciascun atto del film esplora temi fondanti dell’opera e più in generale dell’arte. Temi senza tempo, che appartengono all’umanità.
Attraverso la messa in scena di Rigoletto, il film narra il teatro dall’interno, la vita che lo agisce, ma anche ciò che sta all’esterno del teatro. È un viaggio emozionale che parla di un teatro immerso nella realtà e di una realtà che si manifesta attraverso il teatro.
Il canto accompagna il percorso e la parte musicale, oltre a Rigoletto, si avvale del Coro delle voci bianche, anime eterne e immortali che commentano con arie da Macbeth, Nabucco, Il trionfo di Clelia, Parsifal, Cavalleria Rusticana e Giovanna d’Arco.
Nel Primo Atto si racconta l’inizio dell’allestimento, ma anche il risveglio del teatro cui segue una consueta mattina di lavoro. Il risveglio del teatro è anche il risveglio della città. E ogni risveglio è una nascita, una primavera il cui elemento è l’acqua che idealmente collega grandi città d’Europa, che nel procedere del viaggio diventano un’unica grande città immaginaria.
Il Primo Atto è quindi l’atto dello stupore e della gioia. In un’età, quella del fanciullo, in cui tutto sembra essere in anticipo, in una continuità di speranze che “non conosce pause né introspezione”.
Nel Secondo Atto si racconta dell’umanità l’operosità, le speranze, i traguardi, la promessa che si compie.
È l’atto dell’uomo, inteso come maschile, come forza che si dispiega nel mondo: il progresso, la forza costruttiva e meravigliosa dell’intelligenza, ma che porta in sé anche il suo risvolto di sopraffazione sulla natura e sugli altri esseri viventi; lo sfruttamento insensato delle risorse, la sete di potere, il conflitto. Una riflessione che di pari passo la drammaturgia verdiana evoca sul palcoscenico. Nella città c’è il sole alto del mezzodì, l’elemento è il fuoco, la stagione è l’estate, intesi nel loro significato simbolico.
Il Terzo Atto, contrapposto al precedente, vibrante, esteriore è intimo e sentimentale. L’esplorazione si rivolge al femminile, accogliente, materno. Elemento simbolico è la terra. Qui lo sguardo è empatico. È il momento delle relazioni tra le persone che lavorano nel teatro. È il tempo della pausa, del cibo, della cura. L’attenzione è all’arte connessa alla vita, ai paesaggi pittorici. La visione è ai particolari, mentre la sera si avvicina e il teatro si prepara; presto aprirà le sue porte al pubblico. Sul palcoscenico la maturità, la pienezza dei sentimenti, la forza interiore ha per contrappunto la disillusione, l’amarezza e perfino il desiderio di vendetta.
L’elemento simbolico del Quarto Atto è l’aria, presente, invisibile, impalpabile. Qui culmina il sacrificio di Gilda. Rigoletto ci porta a riflettere sulla morte e sul suo significato. La sera è così giunta a oscurare, ma una nuova luce ci soccorre. Una luce salvifica che abita l’umanità da sempre. La luce che sta oltre la ragione. La luce della visione in cui l’uomo, mentre perde se stesso, il senso del proprio esistere nel tempo, trova una nuova via. La messa in scena operistica si è conclusa mentre si rinnova la possibilità, per l’uomo e per l’arte, di una nuova nascita.

Paolo “Fiore” Angelini

21/04/2024, 17:05