Note di regia di "Bassifondi"
Quella raccontata in Bassifondi č una storia d'amore fuori dagli schemi, un amore fraterno fatto di indissolubile dipendenza affettiva l'uno dall'altro; una coesione d'intenti fatta di autolesionismo e nichilismo che porterą i protagonisti ad affondare sempre pił, dalla civiltą fatta di palazzi fino allo sprofondare negli abissi del proprio IO - il torbido fiume, la triste coscienza di se stessi e dell'unica cosa di cui possono essere fieri i nostri due senzatetto che fanno da protagonisti: l'unica cosa che possiedono sono proprio loro due, e la loro relazione morbosa.
La saggia scelta degli sceneggiatori (i fratelli DInnocenzo) č stata quella di rimanere costantemente, quasi ossessivamente, concentrati sui due protagonisti, senza staccare mai gli occhi da loro - quasi che i personaggi che gli orbitano attorno fossero degli "oggetti" pił che delle persone, con i quali i due si scontrano, che urtano, contro cui rimbalzano, tornando perņ sempre sui propri passi, rientrando nel proprio percorso tortuoso verso la morte.
Di sfondo, abbiamo una Roma oscura dai colori acidi, di un giallo acre quasi tendente al verde muffa, come in decomposizione cromatica, amara da digerire per loro (i personaggi) e per gli occhi dello spettatore, condita di personaggi rozzi, brutti, sciatti, che di riflesso incidono nella miseria esistenziale dei due barboni che le orbitano dentro. E proprio in questo paesaggio arido, folle e tragico che troveremo spazio per un finale commovente, che ci rende quasi colpevoli di aver giudicato con il nostro sguardo quello che vedevamo, riuscendo invece ad empatizzare con i nostri due senzatetto.
Trash Secco