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SEEYOUSOUND 8 - DEANDRE'#DEANDRE': siamo lo stesso coinvolti


SEEYOUSOUND 8 - DEANDRE'#DEANDRE': siamo lo stesso coinvolti
Un nuovo contributo dedicato a Fabrizio De André. Suo figlio, Cristiano, scava nella memoria e nell'opera di un padre immenso e geniale. Un film fatto di paesaggi, di immagini, di canzoni che hanno raccontato il nostro paese in un clima rovente, quello del '68.

Storia di un'impiegato, l'album più politco ed anarchico del cantautore genovese, viene risuonato dal vivo da Cristiano e rimontato dalla regista Roberta Lena, come in un lungo video clip esistenziale, nel quale materiali di archivio, interviste storiche e ricordi familiari dei De Andrè, si amalgano per farne un' opera densa di emozioni. Il teatro principale di questo viaggio dentro la poesia di Fabrizio è l'Agnata, la casa di Tempio Pausania nel quale Storia di un impiegato viene scritto. Fabrizio sembra essere presente in ogni momento del film, sul volto e soprattutto nella voce di Cristiano, nei paesaggi marini e nelle rocce di una Sardegna, ancestrale e magica.

Oggi, l'Agnata diventa anche per Cristiano una via di fuga dal tumulto delle metropoli, da una vita che nel flusso del consumismo e dell'inutile "ballo delle celebrità", sembra inautentica e quasi sprecata. La regista fa immergere Cristiano in un mare blu e denso, lo fa nuotare come dentro un utero rassicurante, ma anche doloroso, nel quale ricordi, voci e persone ritornano a bussare come fantasmi, non sempre piacevoli. Del resto mentre Fabrizio De Andrè stava costruendo il suo sogno di fuga in Sardegna, veniva messo sotto controllo dal Sisde, come persona sospetta e pericolosa per le sue idee politiche.

Nel frattempo l'album prendeva forma, con Giuseppe Bentivoglio, Nicola Piovani che entravano ed uscivano dall'Agnata, ma c'erano anche Paolo Villaggio, Walter Chiari, Ugo Tognazzi e persino Marco Ferreri alle prese con un' enorme torta surreale a forma di seno, fatta da Tognazzi. La sera d'estate, il bambino Cristiano, faceva finta di dormire, ma da sopra la scala della casa sarda, nascosto, ascoltava i discorsi di quei rivoluzionari che volevano cambiare la società dell'epoca. Questo è un bel film sulla trasmissione della memoria da padre a figlio. Noi ce ne andiamo veloci e siamo destinati all'oblio, ma le parole e la musica rimangono a testimoniare le nostre piccole vite di impiegati, mancati bombaroli.

23/02/2022, 15:00

Duccio Ricciardelli